SanStefar e Maristella: la Cisl critica il taglio al budget

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1776

SanStefar e Maristella: la Cisl critica il taglio al budget
ABRUZZO. Solo 95 centesimi: questi sono i soldi disponibili nella cassa di Maristella, una delle ultime società fallite del Gruppo Villa Pini. Come farà il curatore a pagare gli stipendi, i fornitori, magari i creditori?
Già, come farà? E' uno dei tanti piccoli misteri che trasformano in sfida quotidiana una normale procedura fallimentare, con centinaia di dipendenti (peraltro stremati da oltre un anno di stipendi negati) che aspettano le mosse del Tribunale e della Regione per sperare di agguantare il giusto compenso alle attività svolte anche in queste condizioni difficilissime.
La sfida è però complessa anche per i sindacati e tra i sindacati.
Lo abbiamo visto per l'ultima richiesta della Cgil: fare presto a firmare i contratti per il San Stefar e per Maristella, è questo l'unico modo per attivare – insieme alle provvidenze previste dal fallimento - le disponibilità delle banche a finanziare la ripresa delle attività e quindi gli stipendi.
Non la pensa allo stesso modo la Cisl.
E non è perché qualcuno vede mezzo vuoto il bicchiere che altri vedono mezzo pieno. La Cisl, che peraltro su questo aspetto ha lanciato l'allarme già da tempo, «esprime delusione e contrarietà – spiega Davide Farina – perché le delibere 37 e 38 firmate dal sub commissario Baraldi fissano in 9 milioni e 899 mila il budget per San Stefar e in 2 milioni e 776 mila quello per Maristella. Il che significa una riduzione sensibile, di oltre la metà dei soldi erogati prima e quindi una ricaduta negativa sul personale. Perciò non si comprende la fretta di firmare a condizioni di massimo ribasso imposte dalla Regione».
Tra l'altro la Cisl giudica negativamente anche il mancato recupero per il San Stefar di 1 milione e 200 euro di prestazioni erogate a favore dei terremotati aquilani da altre strutture teramane (Centri Sanex, Anesis e Welness) con il codice T09: quindi a pieno titolo questa cifra – già nota anche al Ministero che controlla il Piano di rientro -doveva essere ridata al Centro aquilano San Stefar.
«Ma così, con questi tagli – continua Farina – con i pazienti bisognosi di prestazioni e con i 30 dipendenti disponibili a ripartire subito, si fa un altro torto all'Aquila….». Insomma per la Cisl si deve continuare a trattare per ottenere un aumento del budget, pena il licenziamento di metà degli operatori in servizio.
Il problema non è di poco conto e meriterebbe un dibattito più approfondito a livello politico regionale, mentre la patata bollente è stata passata al curatore che dovrà fare scelte sulla spinta di considerazioni esclusivamente economiche, cioè la salvaguardia dei creditori, compresi i dipendenti nella loro doppia vesta di prestatori d'opera e di lavoratori non pagati che si debbono inserire nel fallimento.
A quanto se ne sa, il curatore ha preso qualche giorno di tempo per valutare se la proposta di contratto (come è avvenuto per Villa Pini) tutela i creditori nei limiti in cui i tagli per San Stefar e per Maristella sono identici a quelli di altre strutture private.
Se così sarà, non è escluso che a fine settimana ci possa essere questa sospirata firma. Che sortirebbe anche un effetto terapeutico collaterale: il nuovo clima di collaborazione con la Regione potrebbe aprire le porte alla firma del contratto per la Riabilitazione psichiatrica che interessa molto i dipendenti di Villa Pini. Insomma un fallimento complesso quello delle società del Gruppo Angelini, con il curatore che gioca partite in contemporanea su diverse scacchiere. Lo scacco matto? Non quando sarà inevitabile la cattura del re (del resto Angelini è già stato messo fuori gioco), ma quando saranno assicurati gli stipendi a tutti i dipendenti.

Sebastiano Calella 12/07/2010 8.41

CONDIVIDI GLI ARTICOLI DI PDN SU FACEBOOK