Sanitopoli, il gup autorizza sequestri conservativi per 50 milioni di euro

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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Sanitopoli, il gup autorizza sequestri conservativi per 50 milioni di euro
PESCARA. E’ terminata poco dopo le 18 l’ennesima udienza preliminare sull’inchiesta Sanitopoli che si è portata via un’altra decisione di peso sul futuro del processo.


Il gup ha, infatti, deciso sulle richieste delle parti civili e dei pm concedendo il sequestro conservativo a carico dei principali imputati per un valore di 50 milioni di euro.
Un valore di gran lunga superiore a quello delle tangenti contestate che si aggirava intorno ai 15milioni di euro. Perchè? Perché probabilmente il giudice ha già fatto una prima valutazione sui danni causati da decisioni viziate dalla presunta corruzione.
Così il gup ha riconosciuto esplicitamente il beneficio del sequestro alle sole parti civili citate: Regione e le Asl, per un totale di 35 milioni di euro, escludendo dunque tutte le altre (le cliniche private come singoli e in associazione –Aiop) ma anche riconsocendo un danno all'ex titolare di Villa Pini, Angelini, per un totale di 15milioni di euro perché nell'ipotesi accusatoria risulta come concusso, ovvero obbligato a pagare tangenti.
Malumore tra alcuni avvocati per la loro esclusione all'ammissione dei benefici del sequestro. Duro colpo anche per gli imputati che vedranno così bloccati i loro beni per il lungo periodo del processo con il rischio della confisca ai fini della vendita per il ripianamento dei debiti e dei danni causati dai reati.
Il lungo dibattito in aula è andato avanti sull'impianto generale dell'accusa e non sono mancati velati malumori circa la decisione del gup di rimandare alla fine dell'udienza preliminare la decisione sull'incompetenza territoriale, sollevata ancora una volta dall'avvocato Caiazza, difensore di Del Turco.
L'eventuale spostamento di parte del processo potrà, infatti, avvenire solo alla fine della fase preliminare e sarà disposta con sentenza dal gup stesso. Bisognerà dunque attendere la fine di ottobre o al massimo la fine dell'anno.
Anche oggi l'ex presidente Ottaviano Del Turco era presente in aula, poi abbandonata intorno alle 17, subito dopo la lettura dell'ordinanza da parte del giudice e si è lasciato andare a nuove dichiarazioni, scagliandosi contro «i poteri forti» che avrebbero determinato anche i suoi guai giudiziari.
«Certi imprenditori erano abituati a sedersi al tavolo della Regione e a dire “parleme” (parliamone, in abruzzese, ndr), cioè mettiamoci d'accordo», ha detto Del Turco, «io però non mi sono mai accordato con nessuno e così si sono scagliati contro di me i poteri delle autostrade, quelli della sanità e quelli dell'acqua».
Non sono nuovi gli accenni poco velati all'imprenditore Toto, titolare delle Autostrda dei Parchi e vicinissimo all'ex sindaco di Pescara Luciano D'alfonso del Pd ma non in buoni rapporti con quella parte del partito che proprio all'ex presidnete della Regione faceva riferimento.
Non nuovi nemmeno gli attacchi agli imprenditori privati della sanità da Angelini ma anche gli altri, alcuni di questi pure vicini a frange del Pd sempre ostili a Del Turco.
Forse risulta inedito l'attacco –sempre al Pd- nella sua espressione di “partito dell'acqua”, cioè quello che ha prodotto il cancro che oggi sta venendo a galla con la gestione fallimentare di Aca e Ato.

«Mi sono fatto un'idea di questa vicenda sin dall'inizio e la conoscete: non e' un errore giudiziario», ha spiegato poi ai cronisti che lo hanno circondato come al solito, «a Pescara e' successo che coloro che avevano terreni pensavano di poterci costruire edifici pubblici e pensavano anche di potervi costruire direttamente, essendo anche imprenditori edili. Coloro che avevano le cliniche pensavano ci fosse una sorta di possibilita' permanente di diventare sempre piu' ricchi aumentando il numero dei posti letto e la remunerazione delle prestazioni. Poi c'erano quelli che dovevano distribuire l'acqua a Pescara e costoro avevano perfino il coraggio di dire che l'acqua di Pescara era quasi buona, si poteva bere. E poi c'erano quelli che gestivano l'autostrada, la piu' stretta d'Europa, che aveva le tariffe piu' alte d'Europa in rapporto al numero dei metri usati. L'insieme di questi interessi ha deciso che era il momento di fare i conti con una concessione della Regione che faceva a pugni con le tradizioni del passato. Mi sono rifiutato di aprire un tavolo in cui si compensavano queste esigenze e questo ha messo in moto un meccanismo che ha portato a questo processo».
Sulla questione della competenza territoriale l'ex governatore ha detto:«non sono io che non ci sto, è uno dei principi del diritto piu' bello della storia: e' il principio del giudice naturale. In Toscana hanno letto gli atti, hanno preso atto che il tribunale competente era Roma. Il pm di Firenze ha detto una cosa di grandissimo stile: noi abbiamo fatto un buon lavoro e siamo sicuri che la Procura di Roma continuera' a fare un buon lavoro».

07/07/2010 18.46

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