Combustibile derivato dai rifiuti, a Scafa scontro tra oppositori e Legambiente

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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SCAFA. I cittadini di Scafa stanno continuando a raccogliere le firme per impedire l’utilizzo del Cdr all’interno dell’Italcementi mentre il sindaco, Dino Marangoni, va per la sua strada.

Il primo cittadino, infatti, ha deciso di rimettersi alla volontà degli “esperti” regionali e sarebbe in procinto di chiudere la trattativa per ottenere le aree demaniali che l'Italcementi ha in concessione. «Marangoni», contestano i consiglieri Doriana D'Alimonte, Giovanni Tontodonati e Gianpiero D'Ercole, «anziché rivestire il ruolo di garante dei propri cittadini, dà per scontato che è giusto avere un inceneritore nel centro del paese, senza considerare che la salute non ha prezzo e non può essere considerata merce di scambio».
Ai consiglieri non bastano le poche rassicurazioni arrivate in questi giorni anche da Legambiente: «ci dicono di non aver paura, che il Cdr è meno inquinante di altri combustibili, che finora abbiamo respirato emissioni ben più inquinanti (PFU – pneumatici fuori uso dal 1999 etc.). In questi ultimi 10 anni», chiedono ancora i consiglieri, «dov'era Legambiente quando venivano bruciate queste sostanze altamente tossiche? Perché Angelo Di Matteo, responsabile regionale dell'associazione ambientalista, a Pescara si è battuto a tutela della salute chiedendo un accordo affinché al cementificio venisse trovata una localizzazione al di fuori del contesto urbano? Anche l'impianto di Scafa è situato nel pieno centro paese, così, invitiamo il signor Di Matteo al prossimo Consiglio comunale straordinario sul CDR, che si terrà a breve e sarà aperto al pubblico, per chiarire definitivamente la situazione sgombrando il campo da dubbi e polemiche che secondo il circolo di Legambiente di Scafa sono “parziali e fuorvianti”».
Intanto è stato fissato per domani pomeriggio, alle 17, un incontro tra consiglieri e Legambiente per analizzare l'attuale situazione.
Proprio l'associazione ambientalista ha ricordato che la sentenza della Corte di giustizia europea del 22 dicembre 2008 «non vieta l'uso del Cdr di qualità (Cdr-Q) perché nocivo ma ha giustamente condannato l'Italia per aver escluso il Cdr-Q (e i rottami ferrosi) dalla normativa sui rifiuti, dopo che il Codice ambientale (il decreto legislativo 152 del 2006) lo aveva classificato come combustibile».
Le condizioni per Legambiente sono chiare: «vogliamo la garanzia di massima trasparenza e informazione alla cittadinanza sull'iter per valutare e autorizzare la combustione del cdr nella cementeria, la pianificazione di una serie di interventi migliorativi dell'impianto per ridurre il suo
impatto ambientale, il miglioramento dei controlli ambientali da parte degli enti pubblici».
Per l'associazione, inoltre, il Cdr deve essere di elevata qualità, ed è necessaria la previsione di compensazioni ambientali e non economiche, per ridurre l'inquinamento che grava sulla popolazione di Scafa e dei comuni limitrofi.
Si chiede, infine, che la combustione del cdr negli impianti industriali esistenti in Abruzzo debba riguardare i rifiuti di origine regionale e debba «ridurre concretamente la necessità di costruire nuovi impianti di incenerimento».

07/07/2010 12.42