Gli architetti dicono sì ai grattacieli

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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PESCARA. Dopo l'allarme lanciato nei giorni scorsi dal presidente dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Pescara, Gaspare Masciarelli, sull'immobilismo urbanistico, interviene anche il presidente dell'Associazione nazionale ingegneri architetti liberi professionisti, Antongiulio Ciaramellano.



«Siamo in una fase catalettica dell'esercizio della professione», commenta Ciaramello, «l'architetto è ormai privo di ogni voce in capitolo e non è più in grado di esercitare l'unica vera “mission”, cioè il controllo, attraverso il progetto, sulla trasformazione del territorio e l'evoluzione urbana, affidato oggi ad altre figure».
Per il professionista molte aree della nostra città, così come dell'Italia intera, «sono in uno stato di degrado diffuso che, a causa della scellerata urbanistica degli ultimi 60 anni, ha portato ad una rapida e disordinata crescita dell'area metropolitana inondando e saturando completamente il territorio di pessima edilizia, fenomeno oggi individuato e studiato con il termine sprowl urbano».
L'Anialp ha già proposto un rilancio del settore indicando quali siano gli strumenti innovativi di pianificazione che conducano ad uno sviluppo sostenibile della città e del territorio.
Tra le proposte, quella ritenuta fondamentale, incentivare la demolizione e la sostituzione della vecchia e difforme edilizia, costruita senza criteri tecnici, sismici e architettonici che conduca, liberando ambiti degradati, ad una città moderna, ecologica e sostenibile fondata sugli edifici passivi e senza limiti di altezze; un sì netto alla città verticale in alternativa alla città diffusa che in passato ha soltanto prodotto saturazione del territorio e degrado.
«Bisogna avere il coraggio», continua Ciaramellano, «di sostenere, ma come dimostrano le scelte degli altri paesi del mondo, che in un piccolo territorio come l'Italia, il modello di sviluppo delle città non può essere quello definito della “città diffusa” ingessato dal limite di altezza degli edifici che è passato dagli oltre venticinque metri degli anni sessanta ai 15 metri dell'attuale piano regolatore, di fatto bloccando lo sviluppo economico della città, tranne che per sporadici interventi effettuati con strumenti di deroga al piano regolatore».
Per l'associazione «è necessaria e improcrastinabile una scelta chiara verso questo tipo di modello di sviluppo, dando il giusto peso a chi solleva questioni urgenti contro fiere teorie ormai utopiche e scollegate dalla realtà dei fatti, al contrario di chi ha ancora interesse nel conservare un territorio devastato, facendo dell'ecologia e dello sviluppo compatibile un baluardo, con un effetto esattamente opposto sul territorio e sull'economia locale».

07/07/2010 9.36