Inchiesta Trenitalia, da Napoli altre mani sul terremoto aquilano

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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NAPOLI. Ci risiamo. Nuova grande inchiesta scoppiata per i grandi appalti in giro per l'Italia e nuovi indizi che portano sempre nella stessa direzione: L'Aquila ferita e pronta per essere spolpata. Protagonisti sempre loro: gli avvoltoi che vogliono speculare sulla tragedia e fanno di tutto per ottenere un appalto.




Era successo nei mesi scorsi con la maxi inchiesta sui Gradi eventi, ed in quella occasione saltarono fuori alcuni legami con le vicende della ricostruzione post terremoto. E sempre in quel caso vennero intercettati due imprenditori che la notte del sisma ridevano pregustando
gli affari d'oro a seguito della devastazione di una città intera
.
Succede di nuovo oggi nell'ambito dell'inchiesta della procura di Napoli condotta dai pm napoletani Francesco Curcio e Henry John Woodcock sugli appalti pilotati di Trenitalia.
La procura di Napoli avrebbe infatti ricostruito un disegno preciso: tangenti per smistare le gare e l'affidamento ad imprese private, per lo più nel napoletano.
Tre imprenditori napoletani e due dirigenti di Trenitalia, poi rimossi, avrebbero dato vita a una organizzazione che ha gestito dal 2002 appalti e subappalti della società del gruppo Fs per complessivi 10 milioni di euro, assegnandoli illegalmente alle loro societa' ed anche alla societa' del cugino di uno dei due ex dirigenti.
I finanzieri del Nucleo tributario di Napoli hanno arrestato questa mattina Raffaele Arena, 54 anni, fino al 2007 responsabile della divisione manutenzione Cargo di Trenitalia, e Fiorenzo Carassai, 58 anni, fino al 2009 responsabile della manutenzione c regionale della divisione passeggeri, nonchè fratelli Giovanni e Antonio De Luca, rispettivamente 49 e 41 anni, titolari della Fd Costruzioni, cui e' andata, in cambio di denaro o altre regalie, la maggior parte delle commesse gestite da Arena e Carassai. Ai domiciliari il cugino di Arena, Carmine D'Elia, 48 anni, cui venne assegnato un appalto in virtù del suo rapporto di parentela.

LA DITTA INDAGATA CON MIRE ALL'AQUILA

Il gip nell'ordinanza di custodia cautelare parla di «una galassia» di imprese oggi chiamate a rispondere di vari reati: dall'associazione a delinquere finalizzata alla turbata libertà degli incanti, alla corruzione, dal riciclaggio al reimpiego dei proventi illeciti in attività economiche.
Tra queste spunta fuori anche una FD Costruzioni Srl - Operante nel settore dei lavori ferroviari, sede a Napoli che era interessata anche a fare affari a L'Aquila nel post terremoto.
Secondo la ricostruzione fatta dalla Procura di Napoli, infatti, la società aveva in mente di ottenere appalti direttamente dalla Protezione civile ma «nonostante la buona accoglienza» riservata da Bertolaso ad Anna De Luca, sorella di Antonio e Giovanni, titolari dell'azienda, «ogni tentativo risultò inutile».
«Le conversazioni telefoniche di Anna intercettate dagli inquirenti - scrive il gip - manifestano il tentativo dell'impresa di entrare in un diverso settore di attività, forse per le difficoltà insorte negli appalti ferroviari. Secondo Anna De Luca, senza una preventiva presentazione con il capo del dipartimento della Protezione civile, non sarebbe stato possibile conseguire tali appalti».
Ma proprio Bertolaso sarebbe stato restio a conferire appalti: «...in pratica si fotte dalla paura di dare lavoro, questo ho capito ...», spiega la donna riferendo ai propri congiunti (e' il 29 aprile 2009, esattamente 23 giorni dopo il sisma) «di aver avuto contatti ed incontri diretti con il capo della Protezione Civile, al quale avrebbe parlato della possibilità, per l'azienda di famiglia, di partecipare ad alcune gare indette per la fornitura di prefabbricati nella citta' dell'Aquila».
Anna De Luca, spiega ancora il gip, «chiarisce di non aver ricercato una raccomandazione, ma una segnalazione della propria azienda», perchè altrimenti, «non avrebbe avuto possibilita' di entrare tra le imprese destinatarie di questi appalti».
I mesi passano e se le mire 'imprenditoriali' non cambiano di risposte non ne arrivano.
Il 22 ottobre, la stessa Anna De Luca «dopo aver chiesto a tale Spinosa ed al fratello Antonio di avere una pianta dettagliata dell'impianto di Chiusi, in quanto deve consegnare questa brochure a una persona importante per trattativa di fitto, fa riferimento all'incontro che deve avere il mercoledì successivo con il capo della Protezione civile. La donna esclama: "...na vot pass o' sant po paese.." (una volta il santo passa per il paese, ndr). Una settimana più tardi, sempre al telefono, racconta di «essere stata ricevuta personalmente da Bertolaso. Per lo stabilimento di Chiusi non c'è nulla da fare in quanto non vi sono disponibilita' finanziarie, ma in seguito il cantiere potrebbe risultare utile», poi chiama il fratello e gli dice «di aver comunicato il numero del cellulare di quest'ultimo al funzionario della protezione civile».
Ancora qualche giorno e Giovanni De Luca chiama il funzionario e «gli riferisce che prevalentemente si occupano di costruzioni metalliche in generale e lavorano alla ristrutturazione di rotabili ferroviarie. Il funzionario riferisce che a L'Aquila i lavori sono in via di esaurimento, non hanno altre attività da fare, ne' possono fare affidamenti diretti».


IL COINVOLGIMENTO DI UN CONSIGLIERE REGIONALE ABRUZZESE?


Nell'inchiesta sui presunti appalti pilotati appare anche il nome di un esponente del Pd nelle intercettazioni relative all'inchiesta sulle tangenti per gli appalti Trenitalia.
A vantare contatti con lui, come emerge dall'ordinanza del Gip, è uno degli imprenditori arrestati, Antonio De Luca, al telefono con suo fratello Giovanni dopo il 6 aprile, anche lui coinvolto, spiegandogli di aver conosciuto un esponente regionale del Pd in Abruzzo, di nome Camillo.
«Sicuro che è diventato proprio amico mio», dice Antonio.
«E' italiano, è onorevole», aggiunge.
Poi più in là descrive il suo rapporto con lui: «Siamo due fratelli, è un onorevole regionale dell'Aquila... e Mirone è andato in paradiso per sbaglio... che va in giro per il mondo a fare società per... il Pd».
Ma chi sia Mirone non si capisce e sembrerebbe riferirsi al Camillo consigliere regionale. Che sia sbagliato il nome? Che sia sbagliata la regione?
Ma De Luca insiste: «E' un brokeraggio...». «Bravo, bravo», risponde Antonio. E poco oltre dice, parlando sempre di Mirone: «Ma proprio due fratelli, è rientrato in Italia la prima cosa che ha fatto mi ha chiamato , Toni sono Camillo e... ué Cami... e.. è un personaggio».
«Comunque Gianni - conclude Antonio, rivolgendosi a suo fratello - il contatto è buono, ieri sera andammo a cena dall'ambasciatore e...».

06/07/2010 18.48

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