«Io vittima dell’ingiustizia della giustizia lenta e superficiale»

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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IL CASO. ABRUZZO. Era il 1 febbraio 2000 quando Fausto De Dominicis fu rinchiuso per 6 giorni nel carcere di Asti con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di titoli di Stato falsi e note promissorie.

IL CASO. ABRUZZO. Era il 1 febbraio 2000 quando Fausto De Dominicis fu rinchiuso per 6 giorni nel carcere di Asti con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di titoli di Stato falsi e note promissorie. Poi la misura degradò in arresti domiciliari, ed in seguito confinato nel comune di Torre de' Passeri.
Fu incarcerato mentre stava compiendo «l'affare della sua vita», ha raccontato il suo legale. Si trattava in effetti di 1,4 miliardi di dollari dell'epoca, titoli emessi nel 1981 dal Banco de Desarrollo Agropecunario S.A. dietro formale avallo della Repubblica del Venezuela.
Una storia strana e misteriosa che col tempo non è riuscita a dissipare le ombre e così, a quasi dieci anni, si è arrivati all'archiviazione per i reati contestati a De Dominicis, imprenditore abruzzese, dalle conoscenze importanti e che per molti anni ha intrecciato rapporti con molti paese esteri e soprattutto con i Balcani.
L'avvocato di De Dominicis, Davide Calderoli, non ci sta a questo trattamento da parte dei magistrati e denuncia una serie di fatti e atti compiuti dalla Procura di Saluzzo, quella competente per le indagini, «gravemente lesivi degli interessi e della dignità degli indagati» ed in particolare del suo assistito.
Una grande inchiesta nella quale gli undici indagati sono molti uomini d'affari portoghesi, venezuelani, italiani ed americani.
Per il pm di Saluzzo quella era un'associazione a delinquere finalizzata allo spaccio dei titoli falsi che trafficava note provvisorie.
Un affarone per tutti, ma il pm aveva subodorato qualche stranezza.
Il processo però, dopo gli arresti, non è mai cominciato perché le indagini preliminari sono state prorogate più volte fino all'archiviazione di poco tempo fa.
Insomma dalle indagini non sono emersi sufficienti elementi per sostenere una accusa in un processo per cui tutti a casa, ci siamo sbagliati.
L'avvocato, con una lettera del 3 giugno scorso indirizzata all'ispettorato generale, alla Procura generale di Torino ed alla procura di Saluzzo, ha lamentato il fatto di non aver potuto consultare i risultati delle indagini, carte per l'ex indagato ancora segrete.
«Altro fatto straordinario», secondo l'avvocato, «è lo smarrimento di 125 milioni di dollari in titoli si perdono per strada».
Il procuratore generale presso la Corte d'Appello di Torino rispose di non essere a conoscenza del caso, mentre il procuratore di Saluzzo non fornì alcun riscontro, secondo quanto si legge nella missiva del legale di Fausto De Dominicis.
Uomo d'affari molto legato in passato agli ambienti della Dc, De Dominicis è protagonista di molti business in giro per il mondo ma non senza macchie.
A dieci anni dall'arresto, però, il pm ha chiesto al Gip l'archiviazione del processo «senza avvisare gli indagati che erano in attesa della fissazione dell'udienza».
Un'archiviazione «clandestina», secondo l'avvocato, che trova fondamento per il pm nell'intervenuta prescrizione dei reati.
E' forte la posizione dell'avvocato in merito all'archiviazione: «il periodo necessario alla prescrizione è trascorso per responsabilità del pm, che ha trattenuto nei suoi cassetti il fascicoli fino allo spirare di un termine che produce effetti vantaggiosi solo per lui e gli consente di eliminare un fascicolo che non si sarebbe mai dovuto aprire».
Il legale di De Dominicis è sul piede di guerra annunciando «azioni risarcitorie da record».
Tante le anomalie messe in evidenza dall'avvocato, ma su tutte spicca la restituzione dei titoli di Stato alla Repubblica del Venezuela sequestrati con rogatoria. Soldi che nessuno riesce a dire dove siano finiti.
In buona sostanza: la procura li rimanda allo Stato.
In quel caso però lo Stato è il soggetto debitore, ovvero l'ente che dovrebbe corrispondere al portatore quei titoli.
«Non possono essere confiscati, né potranno mai esserlo non potendosi considerare corpo del reato in quanto nessun giudice si è pronunciato sul punto», ha scritto l'avvocato, «e andavano rimessi al legittimo portatore come risulta dagli atti del processo».
Una storia avvolta dalle ombre, non solo quelle della Procura come dice l'avvocato, e di cui difficilmente si scoprirà qualcosa di più.


03/07/2010 9.19

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