La protesta di Scafa: «no ad un inceneritore al centro del paese»

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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SCAFA. Il Combustibile Derivato dai Rifiuti da bruciare nello stabilimento Italcementi non lascia tranquilli una parte dei cittadini.


Ma il sindaco, mentre sale la protesta, rassicura tutti: «nessun pericolo».
La convivenza con la società di cementeria è stata contraddistinta nel corso degli anni da una serie di alti e bassi. Sul finire degli anni ottanta a tenere banco fu il problema vibrazioni e nel 1986 il sindaco di Scafa, Gianpiero D'Ercole emise un'ordinanza di chiusura.
Ne seguì un ammodernamento del forno e successivamente la liberazione del paese dal traffico pesante interno.
A proprie spese l'azienda realizzò lo svincolo per l'uscita dei camion sulla Tiburtina e tutto il comune ne beneficiò.
Negli anni successivi, pian piano il problema si è ripresentato.
Le lamentele dei cittadini sono rimaste inascoltate e, il problema ha mantenuto sempre un profilo basso anche per la paura di perdere posti di lavoro.
Il fenomeno riguarda tutta la zona Civitella di Scafa, la parte territorialmente confinante con l'area della fabbrica.
I cittadini lamentano rumori e polveri, e quant'altro: «ogni qualvolta abbiamo denunciato», racconta la consigliera Doriana D'Alimonte del gruppo 'Per Scafa', «il problema non è stato mai realmente affrontato».
Il 17 maggio del 2008 c'è stato un sopralluogo dei Vigili del Fuoco della zona che hanno invitato il Comune a fare richiesta di strumentazione idonea per accertamenti necessari a garantire l'incolumità pubblica e privata.
Insieme ai Vigili del Fuoco hanno partecipato al sopralluogo i Vigili Urbani e il sindaco stesso. «Chiamato il direttore Italcementi», racconta ancora D'Alimonte, «e, facendo spegnere progressivamente i forni, il fenomeno vibrazioni scompariva».
Nel mese di ottobre dello stesso anno il responsabile Ufficio Tecnico ha chiesto alla Protezione e Prevenzione rischi dell'Aquila, di intervenire con la loro strumentazione per il controllo del fenomeno.
«A questa richiesta non ho nessun riscontro», ammette la consigliera.
Una nuova denuncia arriva a maggio 2009 : «al sindaco, ai Vigili del Fuoco, all'Usl di Popoli, alla Protezione Civile, all'Arta e al Genio Civile. Il prefetto ha sollecitato l' interessamento del Comune ma non ci sono riscontri ad oggi»

Altra denuncia di un cittadino arriva a ottobre 2009, inoltrata al sindaco, al Ministero della Salute di Roma, al ministero dell'ambiente di Roma, a Legambiente di Roma, al consiglio comunale di Scafa. Il prefetto ha sollecitato il Comune per un intervento e una risposta: «ad oggi», racconta ancora la consigliera, «nessun intervento e nessuna comunicazione e' agli atti».
Oggi la preoccupazione maggiore è l'utilizzo nei forni del cosiddetto Cdr, il combustibile derivato dai rifiuti: «il sindaco», continua D'Alimonte, «in barba ai cittadini, ritiene il cdr un'ottima risorsa per la sua popolazione e per il circondario». Non la pensano così i residenti che stanno raccogliendo delle firme per opporsi all'operazione.
«Nessuno di noi desidera combattere l'Italcementi per partito preso», assicura la consigliera. «Nessuno di noi desidera che si perdano posti di lavoro, ma nessuno di noi desidera che Scafa, senza nemmeno rendersene conto, si ritrovi con un inceneritore al centro del paese.
La salute non ha prezzo e, quando si dice che il CDR è meno inquinante, ci stanno confermando che fino ad oggi ci hanno avvelenato (fino a ieri lo negavano). E se, fra 10 anni ci diranno che ci hanno anche avvelenato con il Cdr, con la differenza che oggi non ce lo possono dire perchè non ci sono ancora studi in merito?»
Intanto c'è l'impegno, da parte del presidente del Consiglio comunale di ripetere un nuovo consiglio comunale straordinario sull'argomento aperto alla cittadinanza.

03/07/2010 9.54