Cardiochirurgia di Chieti: scippo o incompiuta?

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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Cardiochirurgia di Chieti: scippo o incompiuta?
CHIETI. Una cattedrale nel deserto, anche se svetta con i suoi 11 piani nel bel mezzo degli edifici del SS. Annunziata di Chieti? O un flop annunciato e magari provvidenziale per le scelte territoriali della Giunta Chiodi in sanità?

La nuova sede della Cardiochirurgia, sorta di fronte al Pronto soccorso dell'ospedale di Chieti, vive un momento difficilissimo: dopo gli entusiasmi degli anni scorsi, oggi c'è il rischio concreto di un'incompiuta o di un rallentamento dell'attivazione. O di uno scippo.
Sullo sfondo le grandi manovre dei poteri sanitari che cercano di accaparrarsi il settore, magari sottraendolo a Chieti e spostandolo a Teramo.
Non si spiegherebbero altrimenti le improvvise e ripetute richieste di rendicontazione dei lavori che stanno pervenendo a raffica al manager Francesco Zavattaro.
E il cantiere, venuto su abbastanza rapidamente sotto la gestione del manager Mario Maresca, si è improvvisamente fermato ora che è quasi completato.
Adesso mancano solo le attrezzature, l'arredamento, i macchinari per le quattro sale operatorie. Tra queste ce n'è una “open”, con tre letti per gli interventi in contemporanea per ottimizzare i tempi: come si suol dire, tanto per farsi un'idea, su uno si taglia, su un altro si cuce, sul terzo si prepara l'intervento successivo, così il primario o chi opera può eliminare i tempi inutilizzati ed intervenire quando il campo operatorio è già pronto.
Dunque, come si diceva, invece di procedere rapidamente per la chiusura del cantiere, i lavori si sono fermati. Inspiegabilmente. A meno che tutti i problemi burocratici che la Regione ha scoperto all'improvviso su questo lavoro, non nascondano in realtà un piano nascosto di politica sanitaria: se si dimostra che questo edificio non potrà essere completato rapidamente o che comunque avrà grosse difficoltà per entrare in funzione, gli interventi sul cuore saranno spostati a Teramo, dove una struttura di questo tipo già esiste, anche se è di natura pediatrica.
Cioè potenziare l'area vasta L'Aquila-Teramo e sguarnire Chieti-Pescara.

LA REGIONE CHIEDE NUOVI RENDICONTI MA HA PAGATO 14 STATI DI AVANZAMENTO

Il pretesto è sempre lo stesso: con gli attuali tempi di vacche magre, soprattutto in una sanità regionale malata di Piano di rientro dai debiti, è impossibile mettere in funzione questo che era il gioiello del centrosinistra (dal finanziamento del ministro Rosy Bindi alla realizzazione di Maresca). Insomma 50 milioni di euro buttati al vento per questo edificio al quale ha lavorato un'Ati composta dall'impresa costruzioni De Cesare di Chieti (capogruppo) e dall'Edilizia Di Cosmo di Chieti, dalla Guerrato di Rovigo, dalla Solisonda di Francavilla al mare e dalla Iab di Roma? Così sembrerebbe, da quando la Regione sta bombardando il manager Zavattaro per avere i rendiconti dal 1998 ad oggi, con una minaccia: se questa rendicontazione non arriverà, nessun via libera all'approvazione della variante che consentirebbe la conclusione dei lavori e la messa in funzione della struttura.
Quasi un ricatto, che però – controllando i documenti - sembra più un pretesto molto ingenuo che una minaccia vera e propria.
Infatti la Regione fino ad oggi ha approvato tutti i rendiconti già presentati (a che serve ripresentarli?) e che sono in bella mostra nell'archivio dell'ufficio tecnico della Asl di Chieti.
Si tratta di decine di rendiconti, di stralci di progettazioni e di faldoni di Sal, stato di avanzamento lavori, dove è racchiusa la storia del progetto dal 1998 ad oggi. L'ultimo faldone (14/3) contiene l'autorizzazione a pagare datata 28 giugno scorso (cioè pochissimi giorni fa) per il saldo dell'ultimo Sal pari a euro 1.226.653,58.
E a sinistra del documento c'è anche l'elenco di tutti i pagamenti già effettuati (ne sono 13), l'ultimo dei quali è datato 19 febbraio. La variante che la Regione non vorrebbe approvare è semplicemente il completamento delle sale operatorie, già previste nel Piano di revisione delle sale ospedaliere e dei reparti. Tra l'altro questo Piano ha modificato i posti letto e la stessa Cardiochirurgia, inserendo all'interno della struttura originaria la Chirurgia vascolare il cui primario Francesco Spigonardo è stato nominato direttore del Dipartimento a cui fa capo anche il cardiochirurgo Gabriele Di Giammarco, autore di alcuni trapianti e di molti altri interventi per l'inserimento del cuore artificiale.

RITARDI PER LE SALE OPERATORIE E PER L'ARREDAMENTO, MA I SOLDI CI SONO

Proprio per essere in sintonia con l'evoluzione della cardiochirurgia, trapianti compresi, è stato necessario procedere alla variante di cui si chiede l'approvazione. Ma a smentire la posizione della Regione e a dimostrarne la pretestuosità sta il fatto che dei 50 milioni previsti ne sono stati spesi solo 35 per le strutture: altri 15 milioni, che ci sono, servono appunto per le attrezzature, previste nel piano delle spese per la realizzazione.
Adesso invece la Regione fa storie sull'arredamento, come se tutti gli uffici non fossero dotati di poltroncine o di scaffali ed armadi e pur sapendo che i fondi ci sono. In pratica la nuova Cardiochirurgia somiglia ad un camper di lusso che, acquistato per andare in ferie, non può partire se non si acquista anche la ruota di scorta per la quale ci sono comunque i soldi.
Forse non piace l'idea che la cardiochirurgia ed i trapianti si possano fare solo a Chieti?
In realtà questa scelta di un Polo cardiologico e cardochirurgico di eccellenza, inserita nel piano strategico di dieci anni fa, soffre di un sottodimensionamento del bacino di utenza e della scarsità dei trapianti, oggi diminuiti per le nuove tecniche chirurgiche, come l'inserimento del cuore artificiale.
Ma, invece, di pensare alla creazione di un polo interaziendale Chieti-Pescara, accorpando le professionalità esistenti in loco e magari modificando in parte la mission di questa struttura, c'è il rischio concreto di uno spostamento del settore a favore del territorio Teramo-L'Aquila.
Una scelta che però sembra solo velleitaria: il progetto di questo polo cardochirurgico teatino è stato validato dall'Ispels di Roma e la variante per le sale operatorie è passata anche al Crta (l'organismo tecnico della Regione) nel gennaio scorso. Come dire: chi ferma i lavori ne pagherà – di tasca sua – anche le conseguenze.

Sebastiano Calella 02/07/2010 10.15