Storni selvaggi, l'Aca sapeva:«dare un freno, danni elevati per l'azienda» ma…

Alessandro Biancardi

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Storni selvaggi, l'Aca sapeva:«dare un freno, danni elevati per l'azienda» ma…
IL DOCUMENTO PESCARA. Fumata bianca o fumata nera? Alle 16 si vota il tanto discusso aumento della tariffa dell'acqua. Ce la faranno i sindaci dell'Ato 4 pescarese a ricoprire le perdite con l’aumento? * RIFONDAZIONE: «SI VA VERSO IL SÌ COMPATTO»
Di sicuro la tensione negli ultimi giorni è aumentata e la sensazione è che la votazione di questo pomeriggio non riuscirà a passare per mancanza del quorum.
Una tensione alle stelle perchè, dopo l'inchiesta in corso e le diffide di Codici, non tutti i sindaci se la sentono di rischiare personalmente per un voto favorevole che poggia su basi più che mai fragili.
Telefonate convulse ieri avrebbero confermato l'orientamento ad astenersi e dal momento che sempre di politica si parla, e la politica ha le sue regole, i primi cittadini preferiscono disertare la seduta piuttosto che votare contro.
Una scena già vista nelle scorse settimane ma oggi più probabile che mai.
Anche perchè dall'ultima volta che l'assemblea si è riunita è successo qualcosa di nuovo, ovvero è scoppiata l'inchiesta coordinata dal pm Gennaro Varone che parla di presunti storni selvaggi dei consumi per amici e parenti.
Quindi da una parte abbiamo i cittadini che dovranno sborsare altri soldi (circa 30 euro all'anno in più per nucleo di 5 persone) e mettere mano al portafoglio per ripianare una gestione disastrosa dell'acqua, e dall'altra parte abbiamo le amicizie ''che contano'' e che per anni non hanno pagato i consumi effettuati.
Una inchiesta ancora in fase embrionale che però avrebbe già delineato un chiaro scenario.
Dopo i quattro avvisi di garanzia consegnati dagli inquirenti agli indagati (tra cui il presidente Aca, DI Cristoforo, ed il consigliere provinciale Gennari) il Wwf è sceso in strada per contestare l'aumento della tariffa,
un provvedimento indispensabile secondo il il commissario Caputi per ripianare i conti ma che oggi appare ancora più odioso, proprio a causa di quello che emerge dalle indagini.

QUELLA SITUAZIONE OGGETTO D'INDAGINE CHE L'ACA CONOSCEVA

Si sta delineando così sullo sfondo uno scenario del tutto nuovo per i cittadini: oltre al celeberrimo partito dell'acqua, esisterebbe anche una casta di privilegiati che non paga la fornitura idrica o che riesce a spuntare prezzi ottimi, ad esempio avendo contratti d'uso domestico per utenze che in realtà sono pubbliche, o facendosi certificare una serie di guasti (ma anche «aria nelle tubature») per trasformare la bolletta in semplice carta straccia.
Una situazione che, consultando alcuni documenti ufficiali, non sembrava però del tutto sconosciuta all'Aca stessa.
Il presidente Di Cristoforo ha ribadito più volte di non far parte del ''sistema'' ed ammesso di essere stato lui il promotore di una delibera che avrebbe dovuto porre il freno definitivo a questo “fastidioso vezzo” dello storno.
Infatti il 16 gennaio 2009 aveva controfirmato un verbale, il primo dell'anno (un anno che poi si sarebbe chiuso con un passivo di 10 milioni di euro), che oggi potrebbe avvalorare la tesi della Procura: questi storni selvaggi erano all'ordine del giorno.
Un verbale che lo stesso presidente aveva già annunciato in una scorsa intervista con PrimaDaNoi.it, quasi come ad avvalorare la tesi che lui non fosse protagonista della partita, anzi che combattesse questo andazzo.

IL VERBALE A DOPPIO TAGLIO

Il 16 gennaio del 2009 in occasione della riunione del Cda dell'Aca erano presenti Ezio Di Cristoforo (allora 'solo' vicepresidente), il consigliere Giuseppe Di Michele, il collegio sindacale (ragioniere Gianfranco Stromei, ragioniere Edoardo Tumini e Alberto Cerratani), il revisore contabile Fabrizio Salusest, il direttore generale Bartolomeo Di Giovanni e la dirigente dell'ufficio legale Nicolina Pietromartire.
Cosa venne messo nero su bianco in occasione dell'incontro, tra i vari punti all'ordine del giorno?
Pagina 2: «Argomento 8»: si legge: «normativa sgravi per perdite occulte post contatore».
E di seguito la spiegazione: «illustra la proposta il vice presidente evidenziando l'opportunità di stabilire una regolamentazione per l'accettazione delle richieste di sgravio per perdite occulte post contatore».
Si tratterà di casi isolati? Sporadici? Due episodi all'anno? Incidenti che possono capitare nelle tubature sotto terra, oltrepassato il contatore, magari vecchie e usurate dal tempo?
Pare proprio di no, perchè nello stesso verbale si ammette che «il fenomeno sta assumendo una valenza economica elevata per l'azienda» quindi un danno economico ma anche «la diffusione di un'immagine di superficialità non compatibile con gli indirizzi generali. Per tali ragioni», chiude laconico il verbale, «lo stesso (vicepresidente, ndr) propone che vengano interrotti gli sgravi».
Quindi Di Cristoforo e gli altri conosceva bene il fenomeno? Di quanti casi aveva contezza? Quale era il danno stimato per l'azienda? Se si arriva addirittura a parlare di «elevata valenza economica» in che
range ci troviamo? Migliaia di euro? Decine di migliaia di euro?
Un verbale importante che si potrebbe presumere conosciuto anche da tutti i soci dell'Aca, cioè i comuni, cioè i sindaci.
E poi, se il vice presidente sapeva, ha mai avviato una indagine interna? Ha mai chiesto spiegazioni? Si è mai accorto che esistevano decine di ricevute con storni anche da centinaia di migliaia di euro, tutte simili e tutti con gli stessi beneficiari?
Se ha deciso di mettere un freno, come si è regolato per tutto quello che è successo prima del 16 gennaio 2009?
Domande che oggi non hanno una risposta e che probabilmente dovranno venire fuori, come buona tradizione abruzzese, dalle indagini della Procura.
Ma il documento prosegue e si scorgono altre chicche.

«PERDITE OCCULTE PERICOLO ELEVATO»

Si dice chiaramente che «il fenomeno degli sgravi delle perdite occulte post contatore può rappresentare un pericolo elevato per l'Azienda, assumendo una valenza economica sempre più elevata».
Quindi: o fermarsi subito o sarà la fine.
Poi arriva la mazzata finale: «Oggi», si legge ancora nel verbale, «è in uso all'interno dell'Aca l'abitudine di presentare una fattura di spiccioli di euro per vedere annullate fatture di migliaia di euro ed applicato un consumo storico per lo più minimo».
Una situazione che sarebbe sfuggita al controllo di chi doveva vigilare tanto che si chiarisce che «l'Aca non è messa minimamente in condizione di fare accertamenti anche per valutare i volumi delle perdite che determinano una elevata discrepanza tra acqua immessa in rete ed acqua fatturata».
Parole che piombano come macigni ma scivolano via facilmente come… l'acqua dal rubinetto.
Così il 16 gennaio 2009 si capisce che non è più aria per fare certe cose e si delibera: «per eventuali future richieste non si applicheranno più sgravi».
Rubinetti (dei favori) chiusi?
Si chiarisce che non si applicheranno più sconti alle perdite «post contatore» mentre per quelle prima del contatore l'azienda è disposta ad assumersene l'onere.
Il giochetto ormai sembra rotto, almeno ufficialmente, con un documento che pare voler salvaguardare gli ultimi due anni di gestione dell'Ente.
Sarà finita così?
Niente affatto, perchè anche nel 2009, nonostante una indicazione precisa, firmata e controfirmata, il sistema dello storno selvaggio avrebbe continuato a funzionare.
Dunque ancora storni nel 2009 e nel 2010?
Lo si è detto: [url=http://www.primadanoi.it/inchiesta/209-Far-West-Ato-Aca-clientele-sprechi-impunit%C3%A0-ora-aumenta-il-costo-dell%E2%80%99acqua]l'Aca come il Far west[/url], la terra dove le regole non esistono, esistono solo le eccezioni.

Alessandra Lotti 02/07/2010 8.51

ACA Verbale Storni Selvaggi Gennaio 2009

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RIFONDAZIONE: «SI VA VERSO IL SÌ COMPATTO»

PESCARA. Durante la confusa assemblea dell'Ato pescarese di 15 giorni fa, è mancato il raggiungimento del quorum (mancava un solo voto) e così non è stato approvato l'aumento delle tariffe sull'acqua.
«Tutti i sindaci», racconta Riziero Zaccagnini, sindaco di Tocco Da Casauria (Rc), «non solo io che ho votato contro, sembravano unanimemente d'accordo sulla necessità di approfondire la problematica dei costi di gestione, vale a dire di ciò che accade all'interno dell'Aca».
Già in quella sede Zaccagnini ha proposto una convocazione immediata dell'assemblea dell'Aca, di cui quasi tutti i sindaci dell'Ato sono soci ma nell'impacciata votazione la cosa è passata in secondo piano.
Vista la mancata approvazione della nuova tariffa, il sindaco di Tocco ha inviato a tutti i Comuni soci dell'Aca la bozza di formale richiesta dell'assemblea, per chiedere loro di firmarla e raggiungere il minimo di soci indispensabili alla convocazione.
Il risultato?
«Un "ni" del Comune di Atri», spiega Zaccagnini, «un si di Manoppello e Castiglione a Casauria, il silenzio di tutti gli altri».
Si è così arrivati alla vigilia dell'ennesima riunione dell'Ato e fino a venerdì scorso Zaccagnini ha cercato invano di ottenere i verbali della seduta precedente ottenendo in risposta il diniego per ritardi nella riscrittura da parte del segretario.
«C'è chi ancora intende difendere l'indifendibile», tuona Acerbo. «La strada da noi indicata», continua il consigliere comunale di Rifondazione, «consentirebbe di evitare gli aumenti e di avviare realmente un azione di inderogabile risanamento. In base ai voti espressi dell'ultima assemblea il sì agli aumenti è bipartisan ed ha visto un voto favorevole compatto dei sindaci del centrodestra. Dicono di volere il rinnovamento ma abbiamo la sensazione che tentino soltanto ritagliarsi la propria fetta della torta».
Dopo l'ultimo blitz delle forze dell'ordine presso la sede dell'ACA sarebbe davvero ingiustificabile che i Sindaci votino l'aumento.

Intanto i lavoratori Aca si sono riuniti in assemblea indetta dalla Filctem Cgil. Si è ribadita l'esigenza che l'acqua «sia bene indisponibile non economico e che garantisca una gestione corretta e virtuosa degli enti di gestione pubblica salvaguardandoli da qualsiasi tentativo di cancellarli per favorire operazioni di privatizzazione e speculative».
Per i lavoratori, inoltre, «qualsiasi confronto teso ad impedire giustamente l'aumento delle tariffe, non può, tuttavia, impedire l'approvazione del piano d'ambito e del conseguente contratto di servizio, che va discusso e concordato con le Organizzazioni Sindacali e le associazioni, ma approvato»;
I lavoratori hanno espresso anche «profonda preoccupazione» per il tentativo di far pagare a loro «lo scotto di situazioni che hanno altri responsabili e che in alcun modo possono essere imputati a
chi lavora con diligenza e che spesso viene colpito nella propria dignità da campagne di vera e propria disinformazione».

02/07/2010 9.38