Codici:«Sullo scempio Aca sono responsabili i sindaci. Denunceremo anche loro»

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

4638

Codici:«Sullo scempio Aca sono responsabili i sindaci. Denunceremo anche loro»
PESCARA. Si avvicina il 2 luglio, giorno in cui l’assemblea dell’Ato dovrà riunirsi per discutere e votare per la seconda volta l’aumento della tariffa dell’acqua. L’associazione Codici mette in guardia i sindaci e da Pescara una mezza conferma: «altri che prestito, i 19 mila euro del presidente sono un premio di produzione».





E sullo sfondo c'è l' aumento che la politica vuole a tutti i costi perché bisogna ripianare le perdite causate da anni di scempi e scelte scellerate, di spese illogiche, consulenze inutili, clinetelismo sfrenato e milioni di euro di acqua non fatta pagare agli amici degli amici.
La tensione sale nuovamente, molto di più rispetto all'ultima assemblea che ha votato non raggiungendo il quorum deliberativo.
In mezzo, nel frattempo, ci sono stati i sequestri della Squadra mobile ed ha preso forma una nuova inchiesta del sostituto procuratore Gennaro Varone. Ed ora qualche amministratore in più trema, anche se non lo dà a vedere.
Anche perché l'inchiesta non è partita ieri e molto lavoro è già stato fatto, molte verifiche appurate.
L'inchiesta partita ufficialmente con l'accusa per truffa e falso vede attualmente 4 indagati (tra cui il presidente Aca, DI Cristoforo, ed il consigliere provinciale Gennari) anche se il numero potrebbe salire in maniera esponenziale e coinvolgere i beneficiari degli storni selvaggi.
Bisognerà capire per quale ragione l'Aca, i tecnici ed i vertici si sono esposti a pericolose operazioni che avevano come scopo quello di non far pagare l'acqua a ditte, ristoranti o privati.
Moltissimi nomi noti della vita pubblica, politica ma non solo.
Grosse attività, rinomate e spesso prese a modello, si facevano stornare oltre 100mila euro di acqua con un bel ritorno sui bilanci.
Un aiutino che manda a carte quarantotto la libera concorrenza ed una dozzina di altri principi cardini della vita sociale ed economica. La stessa democrazia locale potrebbe essere stata viziata pesantemente, se davvero si parla di centinaia di operazioni, intere elezioni potrebbero essere state truccate proprio così.
Non solo voto di scambio, forse qualcosa di più. E' certo che i politici che hanno gravitato intorno all'Ato e all'Aca hanno sempre fatto campagne elettorali sfavillanti e recuperato voti invidiabili. Acquistando così un peso persino nel proprio partito oltre che essere utile per avere anche cariche multiple.

ACA MANCANO TROPPE RISPOSTE

Meglio le non risposte o le bugie? Da un amministratore pubblico sarebbe obbligatorio ricevere solo la pura verità ma forse oggi sarebbe pretendere troppo.
Purtroppo fioccano dubbi sulla genuinità delle affermazioni rilasciate a PrimaDaNoi.it dal presidente dell'Aca Ezio Di Cristoforo che ha giustificato la somma di 19mila euro ricevuta dall'Aca come «prestito». Una elargizione strana che potrebbe non essere isolata. Dubbi non ne ha per esempio Camillo D'Angelo, consigliere Pd di Pescara che per la verità pare avere la certezza, la certezza di chi le carte le ha, e tra un sorrisino ed un tira e molla si lascia sfuggire qualche informazione preziosa.
«La situazione è un po' complicata», ha spiegato D'Angelo sorridendo, «i dati sono quelli che girano sui giornali, come il premio di 19mila euro che si è fatto liquidare ad aprile perché i documenti parlano di premio non di prestito, si faccia dare la determina…».
Certi amministratori pubblici sono così, si vantano di avere documenti pubblici (illegittimamente secretati) per aumentare il loro “potere contrattuale” per le loro guerre interne.
E dopo averci spiegato che lui i documenti ce li ha tutti e non ce li dà (grazie lo stesso) aggiunge:«questa è una partita antipatica perché poi quando le cose si incancreniscono non si riesce ad essere libero e franco: a me mi hanno cacciato, mi hanno detto che ero un bandito perché ogni volta che andavo lì votavo sempre contro, anche alla sua nomina di presidente. Visto che comunque il prezzo dell'acqua in Abruzzo è basso rispetto alle altre regioni, in questi anni però non hanno mai avuto il coraggio di aumentare», ha commentato il consigliere, «ma se tu non rendi trasparente la gestione non puoi dire ai cittadini che si aumenta il prezzo».

TRASPARENZA INESISTENTE: LA COLPA DELLA POLITICA

Si capisce dunque più facilmente il perché di tante violazioni palesi sulla pubblicità dei documenti che spesso non vengono nemmeno pubblicate all'albo pretorio (che vedono in dieci in un anno… forse) figurarsi sul sito.
Così ad oggi nulla si sa sulla gara con un unico partecipante bandito dall'Aca e vinta dalla Soget con un ribasso pare davvero esiguo. Si tratta di un contratto di cessione di crediti pro-soluto per un ammontare di circa 8 milioni. Si racconta (ma come detto i documenti sono segreti) che la Soget abbia pagato quei crediti pocomeno di 4 milioni.
In pratica l'Aca ha crediti (da bollette) non riscossi per 8 milioni, li cede tutti e ne ricava quasi 4. La Soget in base a questo contratto, che nessuno ha visto, avrebbe così guadagnato in un colpo solo 4 milioni. Una operazione sulla quale magari un po' di chiarezza in più non guasterebbe visto che si sono intensificati i rapporti con la Soget nel 2009 (ma sul bilanico Aca non vi è traccia).
Sarebbero infatti almeno altri due i contratti di cui si favoleggia stipulati per il recupero crediti per diversi milioni di euro. Siccome si tratta di soldi pubblici nessuno avrebbe criticato la pubblicazione dei bandi sul sito istituzionale.
Domande come spilli alle quali l'intera classe politica potrebbe rispondere ed invece rimane silente.
Come è possibile che mentre tutto questo accadeva nessuno sapeva?
Come facevano i sindaci ad ignorare questo ed altri scandali nell'Aca?

CODICI:«I SINDACI NON POTEVANO NON SAPERE: DENUNCIAMO ANCHE LORO»

Da giorni se lo domanda anche l'associazione Codici che si sta battendo concretamente con una serie di diffide già inviate e denunce già pronte sul tavolo del segretario provinciale Domenico Pettinari.
«Stiamo raggiungendo livelli di malaffare mai toccati prima», dice, «ogni giorno c'è uno scandalo maggiore del giorno precedente e così per anni. Questa volta però non molleremo ed andremo fino in fondo. Sono oltre sei anni che denunciamo atti illeciti, scandali, clientelismo e sperperi ma finora non abbiamo avuto dalla nostra fortuna e professionalità degli inquirenti. La misura è colma e ci si è spinti troppo oltre, il castello sta per crollare».
La nuova denuncia penale di Codici coinvolgerebbe tutti i sindaci soci dell'Aca, la spa interamente pubblica, perché sarebbero pienamente responsabili e consapevoli della mancanza del contratto con l'Ato.
In pratica il servizio in appalto non è regolato in alcu n modo e, dunque, il controllore (l'Ato) non ha mezzi giuridici per controllare l'efficienza del servizio.
Questa sarebbe la madre di tutte le beffe perché avrebbe consentito all'Aca l'enorme libertà di manovra di cui gode senza limiti.
«Questo significa che i sindaci», dice Pettinari, «non possono ignorare e sono in malafede, il comitato ristretto è in malafede, il Commissario è in malafede, quando ci raccontano che le cose cambieranno. Le cose fin quando non vi sarà il contratto di servizio non potranno mai cambiare perché l'Aca non sarà mai costretta a rispettare le regole che oggi, tra l'altro, senza contratto non esistono. Non può che esservi un accordo illecito tra i sindaci e le autorità preposte al controllo sull'azienda in virtù del quale si deve per forza omettere l'adozione di un contratto di servizio, unico strumento che obbligherebbe le parti al rispetto delle regole».
Accordo illecito o meno di sicuro i fatti ci raccontano una pessima pagina di politica e di amministrazione.
E soprattuto un controllore che non ha controllato ed un gestore libero che accumula debiti ed offre poltrone.
E' la storia di sempre: è successo nella sanità ed è successo con i rifiuti.

30/06/2010 14.54


CAMILLO D'ANGELO:«NON HO DOCUMENTI SEGRETI»

Per maggiore chiarezza e per evitare «opinioni non suffragate da fatti» il consigliere del Pd D'Angelo precisa di non avere «documentazione segreta ma solo documenti ufficiali come i Bilanci dell'ACA che sono sempre inviati prima della loro approvazione ai sindaci dei Comuni che aderiscono all'Ato» che sono «a disposizione di qualsiasi consigliere comunale».
Ribadisce di non avere «documenti segreti» e di non dover aumetare alcun potere contrattuale.
«Non ho mai fatto parte di gruppi organizzati per determinare cambi di gestione nell'Ente», ha precisato D'Angelo, «la mia attività politica sulla gestione dell'Aca è documentata dai miei interventi nelle Assemblee dei Sindaci alle quali ho partecipato come rappresentante del Comune di Pescara, così come gli interventi, a volte pesanti, di chi non condivideva il mio punto di vista. Poiché le sedute sono pubbliche il materiale è facilmente reperibile».
«Nell'esercizio delle mie funzioni di Sindaco Vicario», ha ricordato D'Angelo, «quindi in un periodo non vicino a quello attuale, ho avviato un contenzioso giudiziario nei confronti dell'Aca per la restituzione al Comune di Pescara di oltre 4 milioni di euro per mutui a loro carico. Debiti che non so se sono scritti nel bilancio dell'Aca ma in quello del Comune di Pescara sì. Sono risorse vitali per il Comune che permetterebbero di liquidare fatture arretrate, creditori e consentirebbero di rispettare il patto di stabilità con più facilità».
Come consigliere D'Angelo ha presentato anche tre interrogazioni al sindaco su fatti gestionali che riguardano l'Aca e che non lo convincevano.
Sulla vicenda dell'ultimo bilancio dell'ente ha inviato prima della sua approvazione una richiesta di chiarimenti al sindaco, al Presidente dell'Aca e al presidente dell'Ato ancora senza risposta.
«Prima di rendere pubbliche le mie perplessità penso che sia corretto attendere una risposta», ha concluso.

30/06/2010 22.49

CONDIVIDI GLI ARTICOLI DI PDN SU FACEBOOK