Call center, la strada è in salita. Soluzione a metà per Transcom

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO: Procedura di licenziamento per circa 300 lavoratori da parte della Transcom SpA.


Crisi in parte superata grazie ad accordo con la E-Care SpA ma ad oggi vi sono ancora 75 lavoratori della Transcom in cassa integrazione che rischiano di non rientrare nel circuito produttivo se non si sblocca l'assegnazione della commessa Inps-Inail.
In crisi occupazionale l'azienda 3G di Sulmona (400 operatori) e altre aziende minori in provincia di Pescara (180 addetti).
Eppure quella dei call center e per tanti giovani è forse la strada più rapida per entrare nel mondo del lavoro, ma molti la troveranno presto sbarrata.
Il settore dei call center in outosurcing, vale a dire quelli che svolgono l'attività per aziende terze, è da tempo in crisi e i posti di lavoro a rischio nel 2010 sono 15-16mila, vale a dire il 20% degli 80mila addetti a tempo indeterminato.
L'allarme è della Slc-Cgil, che in occasione dell'assemblea nazionale dei quadri e delegati del settore ha diffuso una mappa dettagliata della situazione, invocando «un patto tra produttori per il rilancio».
La fotografia scattata dall'organizzazione sindacale offre uno sguardo d'insieme e mette nero su bianco le conseguenze delle crisi.
Si tratta di una situazione in cui praticamente nessuna regione si salva, ma nella quale è il Sud (il 73% del personale è concentrato nelle regioni meridionali e insulari) a soffrire di più, con oltre 14mila persone dal futuro incerto.
Basti pensare a quanto accade in Sicilia, che ha già pagato con centinaia di licenziamenti e dove il futuro è sempre più fosco. Il calo dei volumi delle commesse Alitalia, Wind ed Enel, dovuto anche a una politica di delocalizzazione delle attività all'estero, mette a rischio 5.500 posti di lavoro. Situazioni particolarmente difficili, anche per numero di lavoratori coinvolti, sono anche quelle della Calabria (in totale 3.300 posti a rischio), del Piemonte (1.200 in cig e 800 posti che traballano) e della Lombardia (1.150 in cig, 1.950 a rischio tra Milano, Brescia e Bergamo).
Il settore, dove il costo del lavoro è tra i più bassi del privato (-18% rispetto al totale del terziario) e in cui il 70% degli addetti ha meno di 40 anni e il 68% è di sesso femminile, secondo la Cgil risente della crisi generale, ma anche di problematiche specifiche tra cui un rapporto squilibrato con le grandi aziende committenti, il venir meno di alcuni incentivi e l'assenza di una politica industriale per l'intera filiera delle tlc.
E' quindi «urgente» un intervento legislativo per sostenere l'urto della crisi, escludendo misure come quella dell'azzeramento dell'Irap nelle regioni del Sud prevista dalla manovra (che potrebbe rivelarsi un cavallo di Troia per lo sbarco di nuovi 'avventurieri') e coinvolgere Fistel-Cisl, Uilcom-Uil, Governo e Confindustria in un «patto tra produttori per il rilancio dei call center»: l'obiettivo è risolvere alcuni problemi storici come i ricatti occupazionali, il rischio del ritorno al precariato, la guerra tra poveri, l'imprenditoria pirata, il non rispetto delle leggi e del contratto nazionale.

30/06/2010 10.30