Villa Pini, si avvicina la vendita. Autofallimento per la Santa Maria

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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ABRUZZO. Autofallimento per la clinica Santa Maria di Avezzano, manifestazione oggi di una rappresentanza sindacale dei dipendenti del SanStefar al Consiglio regionale dell’Aquila, quasi pronto il bando per la messa in gara di Villa Pini. * I SINDACI DEL CHIETINO DENUNCIANO:«CHIUSI I PICCOLI OSPEDALI»
Dopo la Philips anche la Kodak allertata per consentire la ripresa dell'attività della Radiologia di Villa Pini, ultimi tentativi del direttore sanitario Romoli per la messa a norma della decina di strutture dove sono ospitati i pazienti in riabilitazione psichiatrica.

VILLA PINI IN VENDITA DALLA PROSSIMA SETTIMANA

Sul fronte del personale delle aziende fallite, ieri in una riunione a Villa Pini si è deciso per l'autofallimento della clinica Santa Maria di Avezzano. La richiesta sarà inoltrata al giudice per consentire ai dipendenti di usufruire di tutte le provvidenze previste: dal pagamento del Tfr a quello degli ultimi tre mesi di lavoro, alla cassa integrazione in deroga.
Ma la decisione è stata presa soprattutto perché sono in scadenza le convenzioni che rischiavano di andare perdute, perdurando lo stato di crisi.
Con il curatore fallimentare ed un eventuale esercizio provvisorio si ripeterebbe l'esperienza di Chieti, dove Villa Pini sta per riavviare le attività assistenziali.
Dopo la Philips infatti, si stanno facendo pressioni sulla Kodak per riattivare la sviluppatrice e le stampanti della Radiologia e degli altri reparti, in modo che il 10 luglio – e forse anche prima – tutta l'attività possa riprendere a pieno regime.
Cosa che chiedono anche i dipendenti del SanStefar, che con una delegazione sindacale della Cgil solleciteranno oggi al Consiglio regionale garanzie per il loro futuro occupazionale.
Ma la notizia più importante è il possibile avvio della gara per la vendita (qualcuno parla anche di affitto endoconcorsuale della struttura ormai funzionante) di Villa Pini. Come anticipato da Pdn, la cifra di cui si parla per la vendita è di circa 40 milioni di euro e sembrano molte, oltre quelle già note, le società che hanno mostrato interesse per la gara. Se ne saprà di più nei prossimi giorni, forse la prossima settimana. Mentre ferve il lavoro amministrativo dello staff del curatore, sul versante sanitario si sta tentando il recupero all'attività di tutte le strutture per la riabilitazione psichiatrica che avevano problemi per i requisiti previsti dalla legge.
Sono partiti, infatti, i lavori di riqualificazione per le strutture protette (Ex Farese, Maiella 99, Madonna del Freddo, Azienda agricola), per le comunità terapeutiche (Azienda agricola, Maiella 1, Eugenio Bruno, Frentani, Ferri) e per la casa famiglia San Domenico che il direttore sanitario sta cercando di recuperare al completo.

SI DIMETTE IL DIRETTORE AMMINISTRATIVO DELLA ASL DI CHIETI

L'esercizio provvisorio voluto dal giudice fallimentare a tutela dei creditori delle aziende fallite del gruppo Angelini sta producendo però anche effetti collaterali imprevisti, ma non tanto.
La decisione di far fallire Villa Pini fu salutata a suo tempo con favore dai sindacati e dai dipendenti, ma forse non dalla politica che avrebbe preferito un imprenditore decotto e sotto scacco per le note vicende giudiziarie e che temeva conseguenze difficili da gestire.
Tra queste il braccio di ferro della curatela con la Regione per gli accreditamenti ed il contenzioso sui debiti e sui crediti di Villa Pini per gli adempimenti del fallimento, come la verifica dell'attivo e del passivo della società fallita.
E così l'onda lunga della gestione del problema Villa Pini è diventata una bomba ad orologeria per i conti della sanità, con il Consiglio di Stato che potrebbe rimettere in gioco gli accreditamenti troppo frettolosamente revocati e quindi far saltare i conti del Piano di risanamento, il cui andamento positivo è in gran parte dovuto ai “risparmi” su Angelini.
Ma effetti collaterali ci sono anche per le Asl di Chieti e Pescara, dove l'onda lunga del fallimento rischia di diventare un vero e proprio tsunami: a Chieti sono ormai ufficiali le dimissioni del direttore amministrativo Angelo Tanese, un tecnico venuto dalla gestione di Roma E (circa 500mila abitanti) e che tutti hanno giudicato molto preparato. Ufficialmente se ne va per motivi personali, dopo appena quattro mesi di lavoro non semplice a causa della mancata unificazione delle due Asl di Chieti e Lanciano-Vasto nel periodo commissariale.
Di fatto non sembrano estranee alla decisione le travagliate vicende dei due milioni di euro che la Asl di Chieti si rifiuta di pagare alla curatela a causa delle paure di alcuni funzionari: sembra infatti che la posizione del manager Francesco Zavattaro su questo contenzioso si sia ammorbidita e che oggi l'unico ostacolo è quello dell'ufficio legale della Asl, contrario al pagamento di questi due milioni (peraltro presenti come debito già nella sentenza del fallimento): è vero che la Asl deve dare – sostengono alcuni dirigenti - ma è altrettanto vero che deve avere ancora di più per le contestazioni sulle prestazioni fatturate da Villa Pini.
Una posizione che porterebbe direttamente sul banco degli accusati questi funzionari, ove il giudice che dovrà decidere sul ricorso contro il rifiuto di pagare dovesse stabilire che i soldi debbono comunque essere versati alla curatela.
Infatti, anche in presenza di crediti superiori della Asl verso la clinica, la legge fallimentare non prevede compensazioni autonome, ma la creazione di un passivo e di un attivo che il curatore gestirà in moneta fallimentare: se ci sono soldi tutti i creditori (Asl compresa) verranno pagati, se i soldi non ci sono saranno pagati al 50, 40, 30% e così via.
E sembra che proprio per questo, a scanso di future responsabilità, il direttore amministrativo di Chieti abbia preferito salutare e andarsene. Ma lo tsunami sembra in arrivo anche sulla Asl di Pescara dove alcuni politici vorrebbero ridimensionare il manager D'Amario, “colpevole” di aver disinnescato la bomba dei pagamenti arretrati alle cliniche private. E poiché sia il direttore generale della Asl pescarese sia quello amministrativo di Chieti sono vicini all'assessore Venturoni, dietro queste fibrillazioni qualcuno vede in filigrana un indebolimento della posizione politica dell'assessore regionale alla sanità.

Sebastiano Calella 29/06/2010 10.14

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I SINDACI DEL CHIETINO DENUNCIANO:«CHIUSI I PICCOLI OSPEDALI»


CHIETI. «Il Direttore generale della Asl di Chieti Francesco Zavattaro ha confermato che nel disegno programmatorio regionale, gli ospedali minori della Provincia di Chieti (Guardiagrele, Casoli e Gissi) perderanno l'accreditamento di Ospedale».
Inoltre ha segnalato una situazione di forte incertezza anche per Atessa ed ha comunicato che a Gissi già si è provveduto alla trasformazione in Rsa con positivi risultati (non si sa per quali aspetti).
«In sostanza i sindaci hanno avuto conferma dell'assurda e drammatica volontà della Regione Abruzzo di chiudere i piccoli ospedali».
E' questo il passaggio cruciale delle dichiarazioni con cui Sergio De Luca, sindaco di Casoli, ha riassunto l'incontro che c'è stato ieri pomeriggio alla Prefettura di Chieti sul destino delle piccole strutture ospedaliere dell'interno.
A due mesi esatti dal primo incontro del 28 aprile scorso, il secondo incontro di ieri è stato forse il “de profundis” finale per le speranze dei 14 sindaci presenti (Chieti, Vasto, Altino, Casoli, Colledimacine, Fara San Martino, Gessopalena, Lama dei Peligni, Montenerodomo, Palena, Roccascalegna, Sant'Eusanio del Sangro, Taranta Peligna, Torricella Peligna) e per gli altri 9 di quel territorio.
E per questo sabato 10 luglio è stata indetta a Casoli una manifestazione di protesta di tutto il Sangro Aventino per salvare l'ospedale, per i servizi distrettuali, per il potenziamento della rete dell'emergenza urgenza e per la garanzia del diritto alla salute prevista dalla Costituzione italiana.
«Nulla di concreto è stato fatto per la sopravvivenza di questi ospedali e non per colpa dei sindaci – ha dichiarato De Luca - senza considerare che si continua solo a tagliare e non si intravvede nessuna iniziativa per ridurre le liste di attesa e i disagi di sovraffollamento dei reparti negli ospedali di Chieti e Pescara o per potenziare la rete dell'emergenza urgenza o per chiudere qualche clinica…».
Insomma, come aveva denunciato già ai primi di giugno anche Pierluigi Natale, presidente del Comitato civico pro-ospedale, c'erano state molte promesse che si erano rivelate bugìe.
In sostanza dall'incontro in Prefettura è emerso con chiarezza che tutte le previsioni del Piano sanitario vigente saranno inspiegabilmente cancellate, così come i reparti di Geriatria, Lungodegenza e Riabilitazione dell'Ospedale di Casoli. Salta anche la previsione del potenziamento e dell'aumento dei posti letto: tutto sarà “riconvertito” in Rsa, nonostante il lavoro preparatorio degli anni scorsi. Come si ricorderà, dopo la riunione del 9 giugno delle tredici amministrazioni comunali che avevano avuto un'incontro a Casoli in seguito alle ulteriori preoccupanti voci di chiusura del “Consalvi”, gli amministratori avevano concordato di inviare un apposito documento descrittivo della situazione dei servizi e dei reparti dell'Ospedale di Casoli e una proposta di futura organizzazione, insieme alla richiesta di convocazione del Tavolo provinciale sanitario costituitosi in Provincia il 6 maggio, proprio su sollecitazione del Prefetto.
Il tutto preceduto, come noto, dallo sciopero della fame per protesta del sindaco di Casoli ed altri sette colleghi, interrotto dopo la sospensione delle procedure amministrative per la chiusura dei reparti di Medicina, Geriatria e Day surgery per il solo Ospedale di Casoli, come previsto da una delibera direttoriale. In realtà il Tavolo provinciale sanitario non si è mai riunito – nonostante il prodigarsi di Luciano Lapenna, presidente del Comitato dei sindaci - per la mancanza di documenti su cui confrontarsi, documenti non disponibili neanche per il direttore generale.
E così non c'è stata la proposta organica entro la fine di maggio (tempi dettati dal direttore generale e dal sub commissario) per consentire alla Regione di inserirla nell'ambito del Piano di riordino regionale in corso di stesura.
Invece si è saputo che è stato inviato a Roma il Piano operativo 2010, che prevede «la cancellazione dell'accreditamento di Ospedale» per sette ospedali minori (fra cui Casoli) ipotizzando per Casoli, Pescina e Tagliacozzo la chiusura da agosto o settembre 2010, mentre per gli altri entro il 2012. I sette ospedali saranno “riconvertiti”: in pratica saranno soppressi tutti i ricoveri dei pazienti in regime ospedaliero.
Tradotto: gli ospedali minori saranno chiusi e trasformati in Rsa (residenze sanitarie assistite, attività di competenza dell'area distrettuale, che non ha nulla a che vedere con gli ospedali).
L'iniziativa del Prefetto è stata molto apprezzata dai sindaci tutti, senza spaccature politiche, che hanno chiesto al manager Zavattaro di conoscere tutti i dati in materia di equilibrio di bilancio degli anni 2008 e 2009, di numero di ricoveri per mille abitanti, di tasso di ospedalizzazione, di numero di posti letto di lungodegenza e di riabilitazione e la previsione di equilibrio di bilancio sanitario regionale nel 2010.
Ciò anche al fine di aprire una discussione allargata sull'argomento per garantire servizi sanitari efficienti e certi anche alle popolazioni delle aree interne della Provincia di Chieti.
«Il lumicino di ottimismo e di speranza ancora accesso per il diritto alla salute contro la cieca ragioneria e le disparità di trattamento è stato brutalmente spento oggi», ha commentato il sindaco De Luca.
L'impressione sempre più netta che emerge da questi incontri è che la volontà di chiudere i piccoli ospedali era nota da mesi e si tentava di nasconderla per far decantare le proteste, anche in presenza delle elezioni amministrative. Ora che i tempi per le comunicazioni al Ministero dell'economia si sono fatti più stretti, escono anche le decisioni nascoste. Con l'aggiunta di una sorpresa: la mancata disponibilità della Regione a confrontarsi con le esigenze ed i diritti del territorio. Brutto segno.

s. c. 29/06/2010 10.26