Processo Bussi, nuovi documenti nel processo ma no a nuove perizie

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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PROCESSO BUSSI. Acquisizione di nuova documentazione, la richiesta di un incidente probatorio per verificare il nesso di casualità tra le discariche di Bussi e l’inquinamento delle falde acquifere, il rigetto per ora in nuove perizie.





È successo tutto ieri nell'ennesima udienza preliminare relativa all'inchiesta delle maxi discarica nei pressi di Bussi e all'avvelenamento conseguente dell'acqua erogata in tutta la rete idrica della Val Pescara.
Anche ieri l'udienza ha occupato buona parte della giornata con una breve pausa di un paio d'ore nel quale il gup, Luca De Ninis, ha sciolto alcune riserve sulle richieste presentate dalle difese.
Così sono state ammesse tutte le produzioni documentali comprese le relazioni dei periti tecnici di tutte le difese in accordo con quanto ha sostenuto la difesa della Solvay, che oggi occupa la sede dello stabilimento che è stata sede storica della Montedison.
Sul punto il giudice ha ricordato che si tratta di documenti che non sono destinati ad entrare nel fascicolo del dibattimento ma solo ad essere utilizzati ai fini della formulazione delle repliche al pm degli stessi difensori.
Da quando è iniziata l'udienza preliminare poi si è spesso parlato di nuovi documenti in possesso della Solvay che sarebbero potuti essere molto utili a questo processo e per questo alcuni avvocati ne avevano chiesto l'acquisizione.
Il giudice è stato costretto a notare che «non si può procedere a questa richiesta sia perché l'acquisizione di questa prova non appare rilevante ai fini della decisione nell'udienza preliminare e in secondo luogo perché si tratta di documenti che sono già stati cercati dagli inquirenti nello stabilimento della Solvay ma non sono stati trovati» perché nessuno ha saputo indicare con certezza l'esatta ubicazione.
«La ricerca non appare praticabile se non con la collaborazione dei responsabili dell'impianto che pure ne hanno fornito formale disponibilità», ha scritto il gup De Ninis.
Lo stesso giudice ha poi rigettato tutte le istanze di nuove perizie idrogeologiche e di esami dei periti tecnici delle difese della Montedison.

«NUOVE PERIZIE SAREBBERO STATE IMPORTANTI»

Secondo gli avvocati che difendono gli ex manager e tecnici del colosso della chimica le nuove perizie sarebbero state utili per capire meglio in che modo le falde acquifere sarebbe sarebbero state contaminate e dunque chiarire meglio il nesso di casualità tra le discariche e l'avvelenamento dell'acqua.
Si trattava di acquisire una testimonianza di un perito tecnico in un incidente probatorio che avrebbe poi permesso di utilizzare quella prova acquisita anche nel futuro dibattimento.
Lo scopo dichiarato dei legali della Montedison era appunto quello di dimostrare che non vi è alcun nesso di casualità tra la discarica ed i veleni nell'acqua e dunque chiedere il non luogo a procedere per gli imputati.
La strategia processuale era dunque quella di poter modificare l'impianto accusatorio -che pure è stato fortemente contestato- e di mutare alcune imputazioni mitigandole e facendo cadere soprattutto quella di avvelenamento colposo.
Il giudice tuttavia ha smontato punto per punto le motivazioni delle difese e le utilità delle nuove relazioni tecniche poiché alcune sarebbero state lacunose o concentrate solo su determinati punti e non su altri ed incapaci di proporre una vera visione d'insieme alternativa a quella prospettata dall'accusa.
La Montedison in sostanza prova a dire che quelle discariche non hanno provocato l'avvelenamento dell'acqua ma nel contempo non indica quali possano essere le fonti di tale inquinamento che pure è accertato.
Nella sua ordinanza il giudice però appare molto chiaro anche riguardo alla contaminazione del sito industriale e fa capire che tale inquinamento risale nel tempo proprio nel periodo nel quale la Montedison operava a Bussi anche se non si possono escludere attività simili con il subentro della Solvay.
E sempre ieri il vice sindaco di Bussi, Giulio Di Berardino, a margine dell'udienza, ha annunciato che tra pochi giorni si terra' un consiglio comunale straordinario per costituire un comitato cittadino con l'obiettivo di approfondire il progetto di messa in sicurezza del sito presentato dal commissario Goio.
Fra i reati contestati, a vario titolo, ai 27 imputati avvelenamento delle acque, disastro colposo, commercio di sostanze contraffatte e adulterate, delitti colposi contro la salute pubblica, turbata libertà degli incanti, truffa. Fra gli imputati l'ex presidente dell'Aca, Bruno Catena, l'ex presidente dell'Ato, Giorgio D'Ambrosio, e alcuni amministratori della ex Montedison.

29/06/2010 9.21

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