Alla Cantina Frentana è nata la "banca dei vigneti"

Alessandro Biancardi

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ROCCA SAN GIOVANNI. Gestione diretta e agricoltura biologica, contro l’abbandono.


La crisi che ha colpito il settore del vino sta determinando in Abruzzo una contrazione della superficie a vigneto, favorita anche dall'invecchiamento della popolazione rurale e dai premi per l'estirpazione delle vigne concessi dalla Comunità Europea per ridurre le eccedenze.
Il fenomeno comincia ad incidere pesantemente sul patrimonio viticolo delle cantine sociali abruzzesi, che vinificano oltre il 50% delle uve della regione.
Ci sono però cantine cooperative che, grazie soprattutto ai buoni risultati ottenuti sul mercato, sono in controtendenza, e si preparano ad affrontare la vendemmia 2010 sotto il segno opposto, quello di un aumento di superficie e di uve conferite.
Tra queste la Cantina Frentana di Rocca San Giovanni. Spiega il presidente Carlo Romanelli: «stiamo acquisendo nuovi conferenti grazie alla buona considerazione ed immagine di cui gode l'azienda e ai suoi risultati economici; ma soprattutto abbiamo fatto uno sforzo per difendere dall'abbandono il più grande patrimonio di una cooperativa, cioè il vigneto dei soci, particolarmente quello delle aree più vocate».
«Con la collaborazione», continua Romanelli, «di alcuni nostri viticoltori stiamo prendendo in carico diretto vigneti di pregio che sarebbero altrimenti destinati all'abbandono o all'estirpo, per la mancanza di ricambio generazionale all'interno delle famiglie coltivatrici. Oggi siamo intorno ai quindici ettari ma prevediamo una notevole crescita».
La “banca dei vigneti” offre un'alternativa alla prospettiva che la terra passi di mano o vada incolta, cosa che la maggior parte dei proprietari, sebbene impossibilitati a coltivarla ancora, non desidera.
La gestione diretta potrà essere di durata variabile: «il nostro obiettivo», spiega Romanelli, «è evitare che questi vigneti escano dal circuito dei soci conferenti e offrire, nel contempo, una prospettiva occupazionale ad alcuni giovani che desiderano restare in campagna ma dispongono di poca terra».
La gestione diretta consente inoltre il controllo completo della filiera produttiva: «per questo abbiamo deciso, in accordo con le nostre convinzioni, di portare tutti questi vigneti verso l'agricoltura biologica, e ne stiamo attuando la conversione. I nostri partner commerciali in Italia e all'estero hanno condiviso questa scelta ed insieme a loro progettiamo una nuova linea di vini».
28/06/10 17.46