Arresti Modavi, il sindaco di Roccamontepiano:«il mio paese infangato»

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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ROCCAMONTEPIANO. «La comunità roccolana è del tutto estranea alle attività imputate a questi protagonisti di cui deploro profondamente ciò che, se venissero accertate le responsabilità, rappresenterebbe uno squallido commercio perpetrato sulla solidarietà vera e autentica verso le persone in difficoltà».
E' chiara e netta la presa di posizione del sindaco di Roccamontepiano, Adamo Carulli, dopo aver letto sui giornali degli arresti dei rappresentanti del Modavi
di Pescara
, l'associazione che raccoglieva beni di prima necessità destinati ai terremotati dell'Aquila e di Haiti.
Secondo quanto emerso dalle indagini della Procura di Chieti i beni venivano prima raccolti poi depositati in capannoni dell'associazione e, in alcuni casi, rivenduti in due negozi di Roccamontepiano.
Gli arresti e i capi di accusa coinvolgono quattro persone della provincia di Pescara e Carulli tiene a precisare che non ci sono contatti tra gli esponenti dell'associazione e il Comune che oggi lui amministra.
«Il Modavi di Pescara, non ha mai avuto nulla a che fare con le iniziative di solidarietà organizzate a Roccamontepiano verso le popolazioni aquilane colpite dal sisma», ribadisce il primo cittadino. «La vicenda, che vede apparire Roccamontepiano quale uno dei luoghi del deposito e della rivendita di merce sottratta ai terremotati, ha gettato nello sconforto l'intera comunità.
Apparire agli “onori della cronaca” quale il paese della ricettazione della merce costituisce una macchia indelebile di un'attività che non ha nulla a che fare con l'onestà, la laboriosità, la generosità che la stragrande maggioranza dei mie cittadini adopera quotidianamente nelle cose che fanno».
Roccamontepiano è un piccolo centro montano di appena 1835 abitanti. Una comunità di donne e uomini che vivono le difficoltà dei paesini a rischio spopolamento, mal collegato alla realtà metropolitana Chieti-Pescara, che faticosamente cerca di sopravvivere ai tanti problemi dei tempi moderni.
«La doccia fredda che si è abbattuta su tutti i miei concittadini», continua Carulli, «è un brusco colpo all'immagine di una comunità onesta.
In questo momento provo un profondo senso di umiliazione che mi accomuna a tutti i roccolani che si sono adoperati realmente all'aiuto dei nostri corregionali aquilani appena dopo il sisma del 6 aprile 2009.
La coscienza della comunità roccolana è pulita», aggiunge il primo cittadino, «ci siamo adoperati sin dalle prime ore dal terremoto a raccogliere, portare direttamente ed organizzare gli aiuti alle persone colpite dal tragico sisma. Le nostre strutture ricettive hanno accolto “gratuitamente” alcune famiglie aquilane rimaste senza casa. I forni, le attività commerciali del paese e le famiglie hanno donato gratuitamente e generosamente il pane, gli alimenti e i beni di prima necessità per la mensa e il campo della Croce Rossa italiana di Lucca-Pisa di Collemaggio.
Abbiamo animato un'iniziativa di solidarietà per realizzare nella contrada Collefracido de L'Aquila un centro polifunzionale per la piccola frazione a confine con Lucoli».
A tutti i cittadini abruzzesi è consentito conoscere anche attraverso il sito internet www.collefracido.it tutto ciò che il Comune è riuscito a fare grazie alla solidarietà di tante persone di Roccamontepiano.

I LOCALI DEL COMUNE DI PESCARA RESTITUITI 3 MESI FA


Il Comune di Pescara fa invece sapere di essere rientrata in possesso dei locali di via Maestri del Lavoro, concessi in uso al Modavi dal passato governo cittadino di centrosinistra all'indomani del terremoto, da circa tre settimane.
Gli anziani vennero sfrattati per ospitare i generi di prima necessità, gli alimenti, l'abbigliamento e altri oggetti, raccolti nella gara di solidarietà, e destinati a essere portati a L'Aquila.
«Tra gennaio e febbraio», ricostruisce oggi l'assessore Seccia, «l'Ufficio patrimonio ha inviato una serie di solleciti formali attraverso lettere ufficiali, ricordando la necessità di liberare il fabbricato, dove nel frattempo si è manifestata l'esigenza di trasferirvi temporaneamente alcune attrezzature custodite presso i magazzini di via Passo Lanciano, magazzini che però a nostra volta dovevamo liberare per consentire l'avvio del cantiere per la realizzazione del nuovo Comando provinciale dei Carabinieri».
Dopo ripetuti solleciti, il Modavi tre settimane fa ha riconsegnato le chiavi e il Comune ha ripreso possesso del fabbricato «per le necessità istituzionali».
«Oggi seguiamo con stupore quanto accaduto in seno all'associazione», continua Seccia, «un episodio che comunque nulla ha a che vedere con i rapporti avuti con l'amministrazione comunale, rapporti che tra l'altro abbiamo ereditato dal passato governo cittadino».
In merito alla riapertura del centro sociale sempre all'interno di via Maestri del lavoro, «i nostri dirigenti – ha proseguito l'assessore Seccia – con l'assessore alle Politiche sociali Cerolini stanno individuando la soluzione migliore per garantire un'idonea sistemazione agli anziani del posto che comunque già oggi stanno usufruendo delle attività proposte da altre strutture presenti in città, come il centro sociale di via Rigopiano, a breve distanza da via Maestri del Lavoro».

25/06/2010 9.12