Di Cristoforo (Aca):«la Procura ha fatto un buon lavoro e mi sta aiutando»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Il presidente dell’Aca, già prima di essere raggiunto dall’avviso di garanzia, ci aveva invitato per una visita alla scoperta di documenti e carte che - a detta sua- «parlano chiaro». * LE CONTRADDIZIONI DEL PRESIDENTE: «L’AUMENTO NON MI INTERESSA»

PESCARA. Il presidente dell'Aca, già prima di essere raggiunto dall'avviso di garanzia, ci aveva invitato per una visita alla scoperta di documenti e carte che - a detta sua- «parlano chiaro».


* LE CONTRADDIZIONI DEL PRESIDENTE: «L'AUMENTO NON MI INTERESSA»



Una ricerca promessa, quella delle carte, resa difficile dalle perquisizioni dell'altro ieri effettuate dalla Squadra mobile che hanno lasciato «meravigliato» il presidente Ezio Di Cristoforo, «scioccati ma tranquilli» i dipendenti, e «in disordine» le carte tanto da non poterle trovare proprio tutte.
Erano necessarie per chiarire alcune risposte che lo stesso Di Cristoforo aveva già dato a PrimaDaNoi.it in maniera imprecisa e su due piedi.
Uno strano silenzio ieri mattina avvolgeva il palazzo di vetro di via dei Maestri del Lavoro d'Italia dove ha sede l'azienda acquedottistica. Uffici deserti, di utenti nemmeno l'ombra. Nelle stanze gli impiegati silenziosi sono presi dal lavoro da recuperare. Quelli che di solito sono uffici trafficatissimi, apparivano sguarniti.
Quando incontriamo il presidente Aca, gli agenti della Mobile, diretti da Nicola Zupo, sono ancora alle prese con i documenti e con l'archivio telematico in una grande stanza del piano inferiore.
La nuova inchiesta aperta dal pm Gennaro Varone che vede per ora quattro indagati (Di Cristofaro, il direttore tecnico Lorenzo Livello, il responsabile fatturazione Aca e consigliere del Pd alla Provincia di Pescara, Giancarlo Gennari, il tecnico idraulico Giancarlo Ceci), ha spiazzato tutti, presidente compreso, che nonostante le voci che negli ultimi tempi si rincorrevano, ha dichiarato di non sapere di essere nel mirino della Procura prima delle perquisizioni di ieri.
«Sono stati qui ma non hanno trovato nulla», ha esordito facendo accomodare nel suo ufficio la cronista dopo qualche minuto di anticamera.

SEQUESTRATA LA BUSTA BIANCA CON LA SCRITTA “COMPARE”

Come non hanno trovato nulla?
«Non hanno trovato nulla nel mio ufficio, non hanno sequestrato nulla», ha risposto Di Cristoforo, «solo qualche copia della posta e di una busta bianca con un mio appunto “Compare”, dentro c'era una fattura anomala di 40mila euro di un utente di Montesilvano sulla quale avevo chiesto spiegazioni all'ufficio tecnico, ma tutto normale come faccio sempre».
Degli storni selvaggi che ne pensa? Ne sapeva qualcosa?
«Io penso di non saperne nulla», ha risposto tranquillamente, «non sono io che faccio queste cose». E ci mostra una delibera del Cda del 16 gennaio 2010 con la quale si dispone che «le perdite occulte verificatesi oltre il contatore sono da considerarsi a carico dell'utente e che per eventuali future richieste non si applicheranno più sgravi».
Un documento che secondo Di Cristoforo lo scagionerebbe da ogni accusa di “storni selvaggi”.
Ma le accuse mosse dalla procura riguardano il fatto che per alcune aziende ed altri soggetti, gli importi fatturati venivano in un secondo momento cancellati adducendo diverse motivazioni. False e pretestuose per la procura.
«Non conosco la lista delle aziende», ha confessato, riferendosi ai presunti beneficiati, «ma ho già chiesto a Gennari (indagato nella stessa inchiesta, ndr) di farmi l'elenco quando tornerà dalle ferie».
Ma nonostante ciò il presidente è «tranquillo» e continua a non avere intenzione di dimettersi anche se ha deciso di «mettere il proprio mandato nelle mani della prossima assemblea dell'Aca e quindi dei sindaci».
«La procura ha fatto un lavoro con gran dignità, un buon lavoro, mi sta aiutando a capire certe cose», è il giudizio a caldo di Di Cristoforo, che ha preso il posto di Bruno Catena. Niente paura, sembra.

QUEL MANDATO DI PAGAMENTO DI 19 MILA EURO…

Quello che ci era stato promesso all'inizio era un viaggio nei documenti e negli archivi delle riviste di aggiornamento che costano 61mila euro all'anno. Purtroppo però il «disordine e lo shock» post perquisizione hanno reso il reperimento del materiale un po' più difficoltoso ed impervio.
Ma Di Cristoforo, «amante della trasparenza», si è impegnato a farci avere in futuro tutti i documenti al momento introvabili.
Tra questi c'è anche il mandato di pagamento n. 467 dell'aprile 2009, un mandato che avrebbe permesso di incassare allo stesso presidente un non meglio precisato premio di produzione.
Un numero che istantaneamente evoca un ricordo preciso nella mente del presidente, nonostante i mille pensieri che la affollano all'indomani di un avviso di garanzia: «è un prestito che ho preso di 19mila euro per motivi personali. L'ho richiesto con una lettera che le manderò lunedì. E' un anticipo che ho domandato ma da luglio comincerò a restituire stornandolo direttamente dallo stipendio che ammonta a 2.500 euro al mese più rimborsi spese».
«Non è un premio di produzione», ci tiene a precisare dimostrando di avere a disposizione le nostre stesse fonti... Dunque la cifra sarà restituita.

IL CONTRATTO DI SERVIZIO WANTED

Mentre il presidente parla, discute, ripete i suoi successi («riduzione delle spese di 5,3 mln di euro, aumento degli investimenti in depurazione, ») arriva sul suo tavolo [url=http://www.primadanoi.it/notizie/27230-Niente-contratto-di-servizio-il-Far-West-Aca-%C3%A8-anche-anarchia]l'articolo di PrimaDaNoi.it fresco di giornata[/url] sull'assenza del contratto di servizio che regola i rapporti (e quindi il controllo) tra l'Ato (ente controllore) e l'Aca (ente gestore). Nessun contratto, nessun controllo, nessuna sanzione per eventuali disservizi.
«Ehh “anarchia”… ora stiamo esagerando», dice il presidente leggendo solo il titolo dell'articolo.
«E' l'Ato che non ci ha mai fatto il contratto di servizio, sono anni che lo chiediamo, non è colpa mia», ha risposto.
Ma non c'è nessuna richiesta scritta che può confermare l'affermazione.
Tutto a voce, quando invece si tratta di un documento di vitale importanza.
E' poi è chiaro che non sia colpa di Di Cristoforo e dell'Aca che era il soggetto che doveva essere controllato.
«C'è una delibera del 2007 fatta da tutti i soci dell'Aca per l'affidamento dei 20 anni, ma non c'è il contratto», ha chiosato il presidente alzando le spalle.

TUTTI A RACCOLTA PER I CHIARIMENTI SUL BILANCIO

Di Cristoforo ci tiene a dare tutte le delucidazioni del caso sulle voci di bilancio non chiarite nella precedente intervista.
I documenti per dimostrare la sua «ottima gestione» spuntano come funghi anche dal disordine.
Una vera lezione di trasparenza alla quale sono chiamati a partecipare anche il revisore dei conti, Alberto Cerretani, e il direttore generale, Bartolomeo Di Giovanni. Uno spiegamento di forze in grande stile, speriamo di essere all'altezza…
Dal confronto delle spese per servizi tra l'anno 2008 e 2009 si evince una riduzione di 5,2 milioni di euro, «attuata grazie ad un aumento dell'efficienza e dell'organizzazione interna», hanno precisato.
Come è possibile che la somma per il contratto del servizio idrico sia passata da 4,3 mln di euro a 2,5 mln di euro?
«Ci sono cose difficili da spiegare, dietro un numero messo al bilancio potremmo scrivere pagine di articoli», ha risposto il revisore Cerretani, «ma la documentazione c'è».
Sulla fiducia, perché anche questa è troppo difficile da cercare.
Sulla voce di bilancio- non meglio identificata- “collaborazioni varie” sono mancati i chiarimenti perché i «software sono sotto sequestro», ma secondo il presidente si tratta di «geometri ed ingegneri che servono all'azienda e che vengono chiamati da anni e quindi di comprovata esperienza, ma selezionati dai curriculum… ma so 78mila euro».
Insomma, è così poco che vale la pena stare lì a questionare.
E Di Cristoforo si è chiesto ancora una volta: «ma l'unica volta che il bilancio si chiude in positivo (506 mila euro, ndr), ci stanno tutti ‘sti problemi? L'anno scorso hanno avuto una perdita di 10 mln di euro perché sono stati sfortunati: c'è stata la siccità e poi altri problemi».
Magari però nell'ultimo anno si è incassato di più anche per la maggiore cura prestata, chissà…

IL CONTRATTO CON SOGET E L'AGGIO

Una domanda rimasta appesa era quella sull'aggio della Soget, la società vincitrice di un appalto (senza concorrenti) che riscuote i crediti per conto di Aca.
«L'aggio per la riscossione ordinaria è del 3%», ha spiegato il direttore generale direttamente al presidente non al corrente dei dati, «mentre per la riscossione coattiva è del 9%, secondo quanto stabilito dalla legge».
Un'altra questione importante, che non si evince dal bilancio (come ha confermato il revisore), è la cessione dei crediti alla Soget.
Tradotto: io, Aca, ti vendo i miei crediti che poi tu, Soget, provvederai a riscuotere.
E così è andata con un ruolo (ovvero bollette da riscuotere) del 2005 di 53 milioni di euro.
«45 milioni ci furono anticipati subito», ha illustrato il direttore generale tabella alla mano, «ne rimanevano 8, dei quali in questo anno ce ne hanno ridati 3: di conseguenza abbiamo recuperato il 91,75% dei crediti».
Un'operazione nella quale l'Aca ha perso qualche milione per strada ma che per Di Cristoforo rappresenta un vanto: «ho recuperato dei soldi che da anni erano fermi», riferendosi agli 8 mln in giacenza.
La “gita” si conclude con qualche promessa di ulteriori chiarimenti su alcuni punti dolenti rimasti ancora scoperti e qualche nodo al fazzoletto.
«Speriamo di vederci per notizie migliori», ci ha salutato Ezio Di Cristoforo.
Speriamo.
Manuela Rosa 25/06/2010 8.42

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LE CONTRADDIZIONI DEL PRESIDENTE: «L'AUMENTO NON MI INTERESSA»

Nonostante la volontà di essere chiari e trasparenti, il presidente inciampa in qualche dichiarazione discordante tra la prima intervista telefonica e la seconda vis à vis.
Nella prima intervista aveva dichiarato che il punto di forza della sua gestione era la «presenza costante e giornaliera», ma oggi, dopo l'avviso di garanzia, fa un passo indietro confidando di non riuscire ad avere tutto sotto controllo specie gli storni selvaggi («non ne so nulla, c'è un regolamento, gli uffici li applicano, poi non è che mi vengono a riferire caso per caso, non posso occuparmi di tutto», ha detto).
«Ma sono 14 mesi che sono qui», è il leit motiv scelto da Di Cristoforo per scaricare colpe dei suoi predecessori.
Un salto carpiato anche sull'avviso pubblico (ma non pubblicato) di qualche mese fa per il conferimento di 4 incarichi per i ruoli di “segreteria di presidenza” e “tecnici di controllo”.
In prima battuta il presidente aveva affermato che le persone “assunte”, lavoravano in Aca con le mansioni previste senza dare spiegazioni sulla mancata pubblicazione di un avviso- si fa per dire- pubblico.
In seconda battuta invece ha negato che queste persone lavorino all'interno dell'azienda acquedottistica asserendo che l'attribuzione degli incarichi non c'è stata per via di uno stop.
«Tutto bloccato». Una novità assoluta.
Mentre si affastellano le riunioni dei sindaci e del comitato ristretto per discutere dell'aumento della tariffa- ritenuto vitale da tutti per la sopravvivenza dell'azienda- il presidente ha più volte preferito non entrare nell'argomento «che riguarda l'Ato e non l'Aca».
«Non mi interessa per niente l'aumento della tariffa, i soldi non ci servono per mantenere la struttura ma per gli investimenti», è un'affermazione forte del presidente che potrebbe cambiare le carte in tavola e riaprire i giochi, mai del tutto chiusi visto che la proposta di aumento non è passata per mancanza del quorum deliberativo.

TRASPARENZA SI', MA FINO AD UN CERTO PUNTO…

La visita all'archivio delle riviste e dei giornali (61mila euro annui) è rimandata a quando le acque si saranno calmate e gli scaffali riordinati.
«Comunque si tratta di abbonamenti a giornali (Italia Oggi, Sole 24ore, Appalti e contratti», ha chiarito il direttore generale, «ma molto se ne va per la pubblicazione dei bandi di gara».
E a proposito di trasparenza diventa un vanto persino pubblicare le delibere all'albo pretorio (principio basilare ed obbligo imprescindibile), «non si è mai fatto prima, non è che le dobbiamo per forza mettere all'albo, siamo un ente pubblico diverso dai Comuni e dalla Provincia».
Molto diverso.

m.r. 25/06/2010 9.00