Emergenza rifiuti: gli affari delle nuove discariche e il ruolo di Catarra

Alessandro Biancardi

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TERAMO. Un intreccio di interessi, scelte dubbie e società che si sovrappongono. Dietro l’ombra della politica. Il grande calderone dello smaltimento dei rifiuti in Abruzzo è in grande fermento e sembra il prossimo a dover scoppiare.




TERAMO. Un intreccio di interessi, scelte dubbie e società che si sovrappongono. Dietro l'ombra della politica. Il grande calderone dello smaltimento dei rifiuti in Abruzzo è in grande fermento e sembra il prossimo a dover scoppiare.
Da più parti si registrano tensioni e l'opinione pubblica inizia a tollerare molto meno gli aumenti della tariffa a fronte di un servizio spesso scarso.
La crisi economica fa il resto.
E se grossi allarmi non si sono registrati negli ultimi anni (l'ultimo quello della emergenza rifiuti di Napoli e della generosa ospitalità dell'Abruzzo, grazie ad un accordo stipulato dall'allora presidente della Regione Ottaviano Del Turco) ora in pochi giorni si registrano velati allarmi su una prossima emergenza.
Zone calde sono il Pescarese ed il Teramano, ma anche il Chietino, dove si registrano impennate dei prezzi per il conferimento nelle discariche e la prossima saturazione di alcune di queste. Tempi strettissimi: appena sei mesi.
Dunque dopo la stasi, una nuova emergenza all'orizzonte.
In tutto questo si sono generati non pochi paradossi come il trasporto dei rifiuti da una provincia all'altra (per esempio da Teramo a Pescara) con un pesantissimo aggravio dei costi. Tutto grazie all'emergenza che non è stata prevista da alcun amministratore. Anche in questo campo la parola pianificazione da anni non trova applicazione concreta nella realtà.
E anche sui rifiuti incombe una inchiesta della procura di Pescara guidata dal pool di magistrati che la seguono da molti mesi (Trifuoggi, Mantini, Varone).

NUOVE E VECCHIE DISCARICHE

Così si vocifera di una nuova discarica a Spoltore, mentre dovrebbero cominciare nelle prossime settimane i lavori per la nuova discarica di Grasciano a Notaresco che tante polemiche è costata.
Entro novembre ci dovrebbe essere una disponibilità per circa 160mila tonnellate di rifiuti (che nel frattempo vengono trasportati a Pescara).
Ma dovrebbe essere solo il primo passo, perché in un paio di anni si arriverà a 500mila tonnellate e, come pare, si raddoppierà dopo il 2013. Una discarica pronta ad allargarsi per risolvere almeno per alcuni anni il problema rifiuti.
Secondo la Conferenza dei servizi del 20 maggio scorso, che ha approvato il progetto all'unanimità, sarà la Sogesa Srl a gestire i lavori di costruzione e la gestione della discarica per diretto affidamento del Cirsu Spa, il consorzio di Comuni (Bellante, Notaresco, Morrodoro, Mosciano, Roseto e Giulianova) che detiene il 51% del pacchetto azionario di Sogesa.
Il sindaco di Notaresco, Catarra, fino a poco tempo fa componente del consiglio di amministrazione del Cirsu Spa, vincitore di due campagne elettorali - nel 2003 e nel 2008 – ha dato il suo parere positivo alla Conferenza dei servizi, sia come sindaco che come presidente della Provincia, rimangiandosi però le promesse elettorali.
«Come ex componente del Cirsu l'ha forse pensata», commenta oggi Alberto Di Croce (Idv), «come sindaco l'ha fatta approvare dal Consiglio comunale di Notaresco, come presidente della Provincia ci ha messo su il sigillo del controllo favorevole. Per essere una discarica da mezzo milione di tonnellate, con un potenziale volume d'affari di circa 60 milioni di euro, c'è poco da scherzare! E' tutto fatto in casa».
L'Idv denuncia una sovrapposizione di ruoli ed il pericoloso conflitto di interessi tra controllore, controllato, ideatore... «praticamente passa tutto per Catarra, tranne un piccolo particolare: la gestione», chiosa Di Croce.
Anche questo però è un particolare che non sarebbe secondario, infatti, proprio la gestione viene affidata ad un privato che detiene il 49% delle azioni, che per statuto nomina l'amministratore delegato e che stabilirà di fatto quanto si dovrà pagare di Tarsu.
«Praticamente», aggiunge Di Croce, «un consorzio pubblico che va a carte quarantotto sul piano finanziario, insieme alla sua società di gestione (Sogesa) con il rischio (ipotetico ma possibile) di mandare a casa un centinaio di lavoratori e che viene “salvato” da un privato di Pescara, che con questa operazione avrà il monopolio delle discariche di tutto l'Abruzzo: la famiglia Di Zio».
Un monopolista potente ma non nuovo.
Oggi la discarica di Cerratina, è di proprietà della Deco di Pescara (sempre dei Di Zio), e fa pagare 177 euro a tonnellata, mentre solo quattro anni fa la Sogesa, gestita da Marco Battestini, si accontentava di 70 euro.
«Il quadro si è completamente capovolto e il privato di fatto si appropria di un servizio che era e doveva restare pubblico», sostiene l'esponente dell'Idv, «le responsabilità non sono soltanto di Catarra, il quale le condivide con alcuni sindaci di centrosinistra, soprattutto a Roseto e Giulianova, che da soli costituiscono i 2/3 del Consorzio e che avrebbero potuto prendere in mano la situazione e realizzare una discarica, facendola gestire da un consorzio pubblico, a fronte di 60 milioni di euro di fatturato in 4-5 anni, che avrebbero garantito il risanamento del Cirsu, della Sogesa e un abbattimento delle tariffe per i cittadini. Ma si sa come vanno queste cose: privato è bello! Soprattutto se a guadagnare è uno, mentre a pagare sono migliaia. Resta l'affidamento dei lavori a Sogesa, con la conseguente gestione: perché non si è fatta la gara? Era possibile, a distanza di oltre 12 anni, scegliere il gestore senza ricorrere a una gara?».

24/06/2010 11.19

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