Niente contratto di servizio: il Far West Aca è anche anarchia

Alessandro Biancardi

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Niente contratto di servizio: il Far West Aca è anche anarchia
PESCARA. Qui più che controllore distratto si dovrebbe parlare di totale disinteresse e grossolane sviste difficili da digerire anche per i più sprovveduti. Eppure quando si parla di sistema idrico integrato nulla è impossibile. Anzi di più.
Sembrerebbe che non vi sia stato proprio alcun interesse ad una gestione oculata della cosa pubblica.
Così accade che si debba scoprire con inquietante ritardo che non vi è alcun contratto di servizio che regola i rapporti tra Ato e Aca.
Ovvero: l'Ato, l'ente d'ambito che dovrebbe controllare il servizio, non ha uno strumento giuridico che possa servire a controllare parametri e qualità del servizio erogato dalla società ad intero capitale pubblico che ha in affidamento e in appalto il servizio, cioè l'Aca (fino al 2011).
Come sia stato possibile è davvero arduo ipotizzarlo se non con l'onnipresente e ossessivo peso della politica che ha prima occupato militarmente sia Ato che Aca e poi ingrossato le fila con parenti, amici e militanti, sempre pronti a dire sì a chi ha avuto le redini.
Oggi si parla di una lotta intestina tra due fazioni del Pd, quella vicina a D'Ambrosio e quella che fa capo a Di Matteo. Uno scontro sottotraccia che però riporta all'attenzione i due storici esponenti del partito dell'acqua, oggi non più formalmente in carica anche se con pieni poteri.
E prima o poi bisognerà anche iniziare a parlare dei conflitti di interessi tra il controllore ed il controllato, visto che dell'Ato fanno parte molti Comuni che poi si ritrovano nell'Aca. In entrambi gli enti devastati si ritrovano esponenti della politica (soprattutto centrosinistra e Pd) i quali poi avrebbero dovuto espletare un rigoroso controllo sull'operato del compagno.
Ora però l'associazione Codici, che ha già diffidato formalmente i sindaci a votare l'aumento tariffario, pone l'attenzione proprio sulla mancanza del contratto che non è mai stato firmato.
Dunque non si conosce in virtù di quali regole l'Aca si trova a gestire il servizio e soprattutto quali mezzi abbia l'Ato per il doveroso controllo (che come aveva sottolineato il commissario Caputi è sempre stato latente, ed oggi si capisce perchè).
Si ha però l'impressione che ormai il pentolone tenuto coperto per moltissimi anni, e nonostante diverse inchieste penali senza esiti clamorosi, stia per esplodere.

NUOVA INCHIESTA, VECCHI METODI

Intanto sul piatto della politica ora non potrà non pesare la notizia di una nuova indagine portata avanti dalla squadra mobile di Nicola Zupo e dal pm Gennaro Varone su presunti illeciti e falsi, volti a stornare il pagamento delle bollette dell'acqua a parenti e amici.
Insomma, non solo clientelismo per ingrossare la truppa dei dipendenti ma anche favoritismi a chi magari poi poteva ricordarsene nel segreto dell'urna. Un favore che si sarebbe fatto ad amici per un ipotetico tornaconto ancora tutto da decifrare e che grava pesantemente sui costi pubblici.
Ed il risparmio del pagamento della bolletta dell'acqua farebbe pensare a cifre irrisorie ed invece si parlerebbe di migliaia di euro scontati anche a ditte e imprenditori magari vicine a questo o quel parito politico o amministratore.
Pare che l'indagine sia ancora lunga e dunque si vedrà quali saranno le risultanze.
Intanto al mucchio si aggiunge un altro pesante macigno che mina la credibilità di una intera classe politica sempre in grado di stupire.

IL CONTRATTO CHE NON C'E' MAI STATO

Ci si lamenta della mala gestione da sempre ma ora dopo la relazione affidata dal commissario Ato, Caputi, costata 100mila euro, emergono gli sperperi più incredibili. Tutti certificati da un soggetto esterno ed impraziale. Ecco la novità.
E se prima ci si domandava come fosse stato possibile non accorgersi di nulla, oggi possiamo ipotizzare una risposta.
In realtà l'Ato non avrebbe mai avuto i mezzi per controllare l'Aca che dal canto suo ha operato con la massima libertà e senza alcun tipo di freno inibitorio.
La notizia fra l'altro trova facile conferma anche nella relazione già pubblicata integralmente da PrimaDaNoi.it.
Nella stessa relazione più volte il commissario fa espresso riferimento a nuovi sistemi di controllo da adottarsi per far sì che una volta per tutte il soggetto gestore (Aca Spa) si sottoponga a verifica del controllore Ato come dire che mai prima era successa una cosa del genere.
«Come mai», si chiede Domenico Pettinari, segretario provinciale di Codici, «il commissario, appena ricevuto il mandato dal presidente della Regione, non ha immediatamente sottoscritto con l'Aca Spa il contratto di servizio? Era questo l'unico strumento che avrebbe obbligato le parti al rispetto delle condizioni in esso contenute».
Insomma nel contratto dovevano trovare posto parametri obiettivi e modalità di espletamento del servizio nonché penali e clausole di garanzia.
«Credo», prosegue Pettinari, «che a questo punto il Commissario deve delle risposte alla collettività su ciò che lui poteva fare e non ha fatto e non limitarsi a dire cosa andava fatto da altri».
Codici fa poi un riferimento anche poco velato alla «convivenza» tra Ato e Aca e al comune denominatore della politica della stessa fazione.
«A noi risulta», afferma Pettinari, «che il contratto di servizio non è stato mai è stato sottoscritto, vi è stata soltanto una delibera del precedente commissario con la quale si faceva riferimento ad un contratto tipo approvato non si sa come e quando dalla Regione Abruzzo, contratto che non ha avuto nessuna capacità di produrre effetti sempre secondo la relazione del Commissario. Se cosi stanno le cose riteniamo che sia il comitato dei sindaci sia il Commissario stanno attuando l'ennesima beffa ai danni degli utenti contribuenti perché senza contratto di servizio possono farci tutte le promesse che vogliono ma l'Aca Spa non sarà mai tenuta a rispettarle. E' solo il contratto di servizio lo strumento che va ad instaurare una obbligazione legale tra le parti».
Dunque per l'associazione -che si sta battendo da subito per il rispetto delle regole e per evitare l'aumento della tariffa- la riunione dei sindaci fissata per il 2 luglio prossimo è l'ennesima perdita di tempo che ha generato false aspettative.
«Volere aumentare la tariffa dell'acqua ancor prima di aver sottoscritto il contratto», ha concluso Pettinari, «significa rubare soldi alla collettività per ripianare le casse di un mostro bulimico senza aver nemmeno tentato di porre freno concretamente alla gestione scellerata dell'azienda pubblica».
Peggio di cosi….

a.b. 24/06/2010 9.18

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