Precari e Provincia di Pescara, continua il braccio di ferro

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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PESCARA. I dipendenti della Provincia di Pescara riuniti in assemblea disapprovano la politica occupazionale dell'Ente manifestata nell'incontro tra amministrazione e sindacati che si è svolto lo scorso 16 giugno.



I lavoratori ritengono «arbitraria e ingiusta» la decisione di interrompere il percorso di stabilizzazione che vede coinvolti sessantasei precari di “lungo corso”.
«Ai sensi di un accordo sottoscritto anni or sono dalla stessa amministrazione e da tutte le associazioni sindacali», ricorda Stefano Di Domizio, della segreteria Cgil Funzione Pubblica, «si dovrebbe concludere il prossimo 28 settembre con la definitiva assunzione delle persone interessate, ai sensi di ben due leggi finanziarie (2007 e 2008), con orario part-time».
L'amministrazione dichiara di non voler procedere alla stabilizzazione di personale per ragioni politiche ed economiche «ma contestualmente», continua Di Domizio, «annuncia l'intenzione di bandire concorsi per l'assunzione di circa cinquanta nuove unità di personale. Questa posizione è inaccettabile».
«Inaccettabile» per il sindacato, «da un punto di vista giuridico, vista l'esistenza di ben due leggi finanziarie che hanno riconosciuto la possibilità di stabilizzare personale utilizzato impropriamente per anni con formule precarie per fornire servizi pubblici stabili e istituzionali ai cittadini.
Inaccettabile da un punto di vista sociale, visto che i precari consentono il funzionamento, all'interno della Provincia, del Centro per l'Impiego, del settore Politiche Sociali e Comunitarie, della Biblioteca».
I dipendenti della Provincia riuniti in assemblea hanno deciso di impugnare davanti all'autorità giudiziaria, «con gli opportuni ricorsi», e davanti all'opinione pubblica, «con iniziative palesi», gli atti contrari alla stabilizzazione dei precari, «per far valere le ragioni dei lavoratori coincidenti, in questo caso, con quelle della collettività».

23/06/2010 9.15