Dragaggio porto Pescara, situazione disastrosa. Mascia scrive a Chiodi

Alessandro Biancardi

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2008

Dragaggio porto Pescara, situazione disastrosa. Mascia scrive a Chiodi
PESCARA. Il fondale in corrispondenza della bocca d’uscita dal porto è alto appena 1,70 metri. In altri punti, sul versante nord, all’altezza del mercato ittico, il fondale non supera addirittura i 50 centimetri. (nella foto, ''previsione'' di insabbiamento, fotomontaggio)

Peggio di così, forse, non era mai stato. L'appalto per i lavori è stato espletato ma è tutto bloccato in attesa di riuscire a recuperare un sito idoneo allo stoccaggio della sabbia.
Il sindaco di Pescara, Luigi Albore Mascia, ormai esasperato, ha chiesto la mobilitazione del presidente della Regione Chiodi e di tutti i consiglieri e gli assessori regionali eletti a Pescara per risolvere la questione.
Il primo cittadino vuole trovare un «percorso risolutivo» che consenta l'esecuzione «immediata» del dragaggio del porto canale, con la rimozione dei primi 10mila metri cubi di sabbia e detriti non inquinanti già finanziati.
«Ormai si tratta di un'operazione improcrastinabile», ha detto Mascia, «per garantire la sicurezza di coloro che quotidianamente operano sul nostro fiume, dai pescatori agli armatori commerciali, un'operazione che non può bloccarsi per un mancato nulla-osta sul sito utile allo stoccaggio del materiale. A questo punto chiedo agli stessi consiglieri regionali di convocare un vertice urgente con l'amministrazione comunale per definire l'iter più veloce da intraprendere».
Al momento c'è una sorta di empasse tecnico: lo scorso 18 giugno la Direzione delle Opere marittime ha aperto le buste contenenti le offerte delle cinque imprese invitate alla gara d'appalto per il dragaggio dei primi 10mila metri cubi di sabbia da rimuovere con urgenza.
La gara, tra i requisiti, chiedeva alle ditte la disponibilità di un sito per lo stoccaggio dei detriti e della sabbia rimossa che, a causa delle nuove normative non potranno più essere gettati in una discarica a mare, procedura vietata dall'Ispra, né tantomeno è possibile utilizzare la vasca di colmata.
La gara è stata vinta dall'impresa Nicolaj che però, partecipando all'appalto, aveva anche comunicato di essere in attesa dell'ultima approvazione, da parte della Regione Abruzzo, del progetto relativo al sito di stoccaggio, individuato nella zona industriale di Città Sant'Angelo, nulla osta fermo in Regione, impedendo l'avvio delle operazioni di escavazione dei fondali.
«Comprendiamo le ragioni dei dirigenti regionali che pongono un ‘caso' di requisiti nella partecipazione alla gara – hanno detto il sindaco Albore Mascia e l'assessore Del Trecco -, ma è evidente che a questo punto occorre trovare una soluzione: dallo scorso settembre 2009 disponiamo di 500mila euro utilizzabili per il dragaggio del porto canale che non riusciamo a utilizzare e intanto i detriti continuano a saturare lo scalo. E lo abbiamo verificato personalmente nel corso del sopralluogo effettuato con la marineria a bordo di una piccola barca».
Il fondale a ridosso della prima boa, in corrispondenza della bocca d'uscita dal porto è alto appena 1,70 metri, troppo basso, tanto da rendere inaccessibile il porto ai mezzi che hanno un pescaggio di appena 2,20 metri, con una barca che è andata a fondo pochi mesi fa e un secondo peschereccio, il Bianca Maria, tratto in salvo da altre imbarcazioni poco prima del disastro.
In altri punti, sul versante nord, all'altezza del mercato ittico, il fondale non supera addirittura i 50 centimetri, costringendo molti pescherecci a manovre assurde per poter arrivare sulla banchina.
E hanno molti problemi anche gli imprenditori commerciali, come più volte ha segnalato Bruno Santori, vicepresidente della Camera di Commercio.
La stessa Di Properzio oggi effettua il trasporto e il rifornimento del carburante tre volte a settimana anziché una volta come in precedenza per viaggiare con la stiva piena a metà e non avere problemi con il fango e i detriti.
Così il sindaco ha scritto una lettera indirizzata al presidente della Regione Abruzzo Chiodi e a tutti i consiglieri di maggioranza eletti a Pescara per sollecitare il loro immediato coinvolgimento e interessamento per sbloccare l'appalto.
Nel frattempo la stessa Direzione Marittima invierà una nota tecnica alla stessa Regione per ufficializzare le condizioni attuali del porto di Pescara.

IL PIANO REGOLATORE PORTUALE


Intanto i consiglieri comunali del Pd, Florio Corneli, Giuliano Diodati e Antonio Blasioli, hanno presentato oggi al Sindaco e al Presidente del Consiglio comunale una mozione tesa al rilancio dell'iter approvativo del piano regolatore portuale.
Con la mozione si chiede al primo cittadino e alla Giunta di attivarsi a produrre la specifica delibera per la preventiva intesa tra Comune e Autorità marittima ed ogni ulteriore ed utile iniziativa affinchè la stessa Autorità marittima possa essere messe nelle migliori condizioni per adottare il piano regolatore portuale che registra la presa d'atto del Consiglio comunale.
«È necessario», dicono i consiglieri, «sviluppare un iter procedurale quanto più rapido possibile per pervenire alla valutazione ambientale strategica da parte della Regione ed alla definitiva approvazione finale del piano stesso».
Il Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero delle Infrastrutture e la Regione hanno stipulato già nel 2007 l'atto integrativo all'Accordo di Programma Quadro del 2003 finalizzato a munire il porto di Pescara del nuovo PRP e che la somma di 609mila euro prevista per il piano è stata già approvata nei bilanci regionale e comunale.
I consiglieri ricordano che è stata anche appaltata la redazione del PRP ad un gruppo di lavoro coordinato dall'ingegner Albero Noli. Il Comune ha infine effettuato, nell'aprile 2009, la presa d'atto del PRP e dello Studio di Impatto Ambientale.
«Ora occorre», spiegano dal Pd, «la Valutazione Ambientale Strategica da parte dall'Autorità marittima e la conseguente approvazione del PRP da parte della Regione, ma per l'avvio dell'iter è necessario che l'Autorità marittima stipuli un'intesa con il Comune, intesa concretizzabile solo tramite approvazione dell'apposita delibera di Giunta, per manifestare la compatibilità degli obiettivi e le modalità di attuazione del PRP con gli altri strumenti di pianificazione vigenti sul territorio».

22/06/2010 18.28

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