Ari, il divieto di sosta sparisce per le auto degli amministratori locali

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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ARI. Auto parcheggiate in divieto di sosta o nel posto riservato agli invalidi. Ma non auto qualunque: «sono quelle del sindaco e del vice sindaco».


La denuncia è di Marcello Salerno, capogruppo di minoranza al Comune di Ari che dall'estate del 2009 ha avuto modi di seguire la vicenda e fotografarla.
La prima volta che si è accorto che le due macchine erano parcheggiate nel posto riservato agli invalidi di fronte al palazzo municipale era più o meno un anno fa.
«Ho da subito contestato questo comportamento davvero incivile, specie perché tenuto dal primo cittadino», racconta Salerno, « ma qualche settimana dopo, quasi in risposta alle mie contestazioni, il vicesindaco Renato D'Alessandro ha emanato una ordinanza che permette la sosta ''nell'area antistante il municipio degli autoveicoli e dei motoveicoli degli amministratori comunali durante le ore di attività''.
L'ordinanza di esonero viene motivata dalla «necessità di agevolare l'attività amministrativa» mentre il divieto di sosta era stato posto per «salvaguardare la pubblica incolumità, soprattutto per i bambini» della scuola antistante.



«In sostanza», contesta l'esponente dell'opposizione, «secondo questa ordinanza la comodità degli amministratori viene prima della sicurezza dei bambini».
A tutt'oggi, assicura il consigliere d'opposizione, il sindaco e il vicesindaco e altri componenti della giunta continuano a parcheggiare in divieto di sosta: «nella segnaletica», continua Salerno, «non è stata indicata alcuna esenzione o integrazione. Non solo, ad intralcio del parcheggio riservato agli invalidi, in particolare nello spazio destinato a far scendere l'invalido dal veicolo, è stata recentemente sistemata persino una piccola aiuola»



Il consigliere fa sapere che anche lui, come i consiglieri di minoranza del Comune di Pescara Del Vecchio e Di Nisio
per una vicenda analoga
, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica affinché accerti ogni ipotesi di reato su questa vicenda.
«La casta», chiude Salerno, «purtroppo, si annida ovunque, anche nelle nostre piccole realtà locali. E spesso l'unico modo per far cessare questi comportamenti è documentarli e renderli noti».