Trifuoggi: «pericolo criminalità organizzata su sanità, ricostruzione e rifiuti»

Alessandro Biancardi

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Trifuoggi: «pericolo criminalità organizzata su sanità, ricostruzione e rifiuti»
CHIETI. Rapporti tra mafia e Stato, ma anche presenza della criminalità in terra d'Abruzzo e qualche frecciatina molto velata alle polemiche degli ultimi giorni legate alle intercettazioni hot di Del Turco.
L'associazione "Chieti Resiste" in collaborazione con l'associazione "Chieti Nuova 3 febbraio" ha organizzato ieri pomeriggio un incontro dibattito dal titolo ''Domande e risposte sulla mafia''.
Sono intervenuti Attilio Bolzoni, giornalista del quotidiano "La Repubblica" ed autore del libro "Faq mafia" e Nicola Trifuoggi, procuratore della Repubblica di Pescara.
Nella sala della Provincia pochi i volti della politica locale: nessun consigliere provinciale presente, ma c'era, invece, l'ex sindaco di Chieti Francesco Ricci, e i consiglieri comunali Di Gregorio e Marzoli. Presente anche il sindaco di Casoli Angelo De Luca.
«Gli attacchi mi fanno bene alla salute e mi fanno ringiovanire», ha assicurato il procuratore Nicola Trifuoggi nella sua prima uscita pubblica a seguito delle polemiche dei giorni scorsi sul caso Del Turco e le intercettazioni pruriginose utilizzate nell'ambito del processo sulla Sanitopoli abruzzese.
E se la platea ha espresso solidarietà al magistrato lui ha replicato più volte che è sereno.



«La guerra tra le istituzioni e i continui attacchi alla magistratura», ha detto, «avvantaggiano indiscutibilmente la criminalità ed il caos, come sta accadendo in questi giorni. Mi sono fatto una idea: questi attacchi dissennati sono frutto di insipienza».
Il procuratore ha poi descritto l'attuale situazione abruzzese e la presenza della criminalità organizzata: «il livello di allarme è massimo», ha detto, ma al tempo stesso «c'è massima fiducia per quelli che lavorano per questo povero Paese».
Per quanto riguarda la regione «non c'è stata mai una criminalità locale stanziale per mancanza dell'humus, questa non è una terra d'omertà. Il diverso viene subito rintracciato e isolato. Ci sono stati tentativi di ingresso di criminalità limitrofe, subito isolate. C'è stato ad esempio il tentativo da parte dei Casalesi di infiltrarsi nella sanità locale acquistando Villa Pini: al momento sono fuori, la Procura lo sa».
Ma Trifuoggi ha nominato anche il caso dei rifiuti teramani e la presenza come amministratore delegato della Team di un esponente
della tangentopoli brindisina o i collegamenti con la criminalità campana di cui PrimaDaNoi.it ha dato conto un paio di mesi fa. 
«E' quanto meno un caso strano», ha commentato il procuratore capo, «che con tutti gli amministratori delegati che ci sono a disposizione ci sta proprio questo. C'è quanto meno il legittimo sospetto. L'allarme c'è e porta a ritenere che il livello di rischio sia alto».

IL TERREMOTO E GLI APPALTI

Ma la situazione più pericolosa, secondo Trifuoggi, potrebbe scatenarsi proprio a seguito del sisma aquilano: «su L'Aquila si è riversata una ingente quantità di denaro mai vista prima. Bisogna stare attenti quando si fanno appalti perchè non si presenta la ditta ''mafia spa'' ma ci sono società irreprensibili. Ad aggravare la situazione poi ci sono gli appalti veloci o i sub appalti dove i controlli diventano sempre più difficili e richiedono l'intervento di polizia giudiziaria con un'alta specializzazione in materia».
E il procuratore di Pescara ha ricordato, come spesso fa quando si ritrova in pubblici incontri, il suo arrivo in Abruzzo nel 1976:«a quei tempi girava la leggenda dell'isola felice. Questa terra era ritenuta un posto molto tranquillo e con delle persone di buon carattere ma mi domandavo come due cose vere ne avessero partorita una illogica».



L'EVOLUZIONE DELLE TANGENTI

Per il capo della procura, inoltre, criminalità e corruzione sono legati a doppio filo e si è detto d'accordo con il premier Silvio Berlusconi quando sostiene che non siamo in una nuova Tangentopoli ma in disaccordo quando il presidente del Consiglio dice che la corruzione nella pubblica amministrazione sia fatta di «casi isolati».
«Non è vero, se un tempo si rubava per il partito oggi si ruba per se stessi. E queste persone sono incontrollabili. Si muovono in maniera autonoma e sono gelosi della loro autonomia. Ci sono tanti soggetti affamati ed insaziabili che riescono ad accumulare denari per se stessi e intere generazioni. Inoltre sono facilmente avvicinabili dalla criminalità organizzata ma al tempo stesso disonesti e stupidi, convinti di poter strumentalizzare la mafia e non si accorgono che è il contrario».
Trifuoggi ha anche rassicurato che «non è che la nostra classe politica locale è la più corrotta di tutte ma è sicuramente diffusa in maniera capillare. C'è poi una elevata quantità di arroganza personale: tanti pensano di essere più furbi di quelli precedenti che sono stati beccati e così è sempre peggio e chi viene dopo chiede tangenti più alte perché è più pericoloso».
Per tutto questo «il prezzo che paga la collettività è altissimo e non solo economico», ha continuato Trifuoggi. «Si rovina l'immagine dell'Abruzzo che non sarà più ripagata da nessuno».
Vittime del sistema gli abruzzesi stessi, «gente onesta», l'ha definita Trifuoggi, «ma che deve togliersi dalla testa questa mentalità del clientelismo. Quando questa mentalità sarà finita, allora, anche le competizioni elettorali non saranno più falsate dall'opportunismo e dai vantaggi che si possono ottenere con questo o quel voto».



BOLZONI E LA MAFIA: «SU SPATUZZA MESSAGGIO INQUIETANTE»

A Bolzoni, giornalista siciliano e autore del libro Mafia Faq, è toccato invece parlare della criminalità organizzata nel resto della penisola.
«Nel tempo c'è stato un cambiamento graduale della mafia», ha spiegato. «Ogni epoca ha bisogno di una mafia diversa. C'è stata la fase stragista del 1992 e quella più silenziosa, subito dopo, come voleva Provenzano».
Bolzoni ha parlato anche di Vito Ciancimino, che anche in Abruzzo è riuscito a portare parte dei suoi [url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=19770]capitali a Tagliacozzo[/url].
«Ciancimino è stato sindaco di Palermo per appena 9 giorni ma padrone della città per 31 anni», ha detto il giornalista, «grazie al suo ruolo di assessore ai lavori pubblici. Ha costruito tutta Palermo. In una sola notte concesse 3011 licenze edilizie. Mi ricordo quando ero bambino di ville in stile liberty che venivano fatte saltare col tritolo di notte e dalla mattina seguente si cominciava già a costruire».
Il capo della mafia, ha sostenuto Bolzoni, «è ancora Riina, nonostante i suoi 80 anni».
Ancora libero, invece, Matteo Messina Denaro: «giovane, colto, pericoloso, ha partecipato alle stragi, si dice abbia l'archivio di Riina. Se non verrà arrestato vuol dire che parte dello Stato mantiene un legame. Se lo prendono l'era dei Corloneosi sarà finita per sempre e chissà dopo che ci aspetta».
«I successi sbandierati da questo governo sono sospetti», ha detto ancora Bolzoni commentando i continui arresti di grandi, medi e piccoli esponenti della criminalità, chiedendo di non «confondere mai i due piani»: quelli di uomini di polizia valorosi e le decisioni dei palazzi.
Immancabile anche un riferimento al pentito Spatuzza al quale non è stato rinnovato il programma di protezione: «quello è un segnale stupefacente e gravissimo che si sta dando alla mafia».
Bolzoni è quindi passato all'analisi e al ruolo dei pentiti: «sono una grandissima risorsa ma dipende anche come questa risorsa viene utilizzata dal magistrato, perchè servono indagini serie e riscontri per verificare i racconti. Buscetta è stato un importante pentito grazie a Giovanni Falcone che ha trovato la chiave giusta. Senza quella chiave oggi sapremmo molto poco della mafia».
Riferimenti sono stati fatti anche ai magistrati, «alcuni molto bravi» e altri «cannibali» che hanno «distrutto il lavoro di Falcone e Borsellino».
Su Caselli, che arrivò dopo Falcone a Palermo, il giornalista è stato netto: «è stato molto coraggioso. Non era facile lavorare dopo le stragi. Ricordo che abitava in una casa senza finestre ma con sacchi di sabbia e filo spinato. Certe cose le ho viste poi solo a Kabul e Baghdad».
Bolzoni ha parlato poi del clima attuale «di caos» che somiglierebbe molto a quello del 1992: crisi economica, attacchi alla magistratura e alla stampa, scontro politico elevato.
«Di solito a questo punto arriva sempre un evento importante, cruento, per ricompattare la situazione, come è già successo».
Il giornalista ha citato il caso dell'elezione del presidente della Repubblica dopo le dimissioni di Cossiga, due mesi prima della naturale scadenza del suo mandato: «erano settimane che non si arrivava alla decisione. Dopo la strage di Capaci, in meno di 24 ore venne eletto Scalfaro».

Alessandra Lotti 19/06/2010 9.53
(Foto Sebastiano Calella)

[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/news2/article.php?storyid=174]* TRE ANNI FA LE PREVISIONI DI TRIFUOGGI SULLE MAXI INCHIESTE SUCCESSIVE[/url]
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