Pesticidi nel piatto, le pesche sono il prodotto più contaminato

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. «Nella normativa non esistono ancora riferimenti specifici per la presenza contemporanea di diversi residui chimici»

ABRUZZO. «Nella normativa non esistono ancora riferimenti specifici per la presenza contemporanea di diversi residui chimici»

Nonostante gli sforzi tesi a una riduzione dell'uso della chimica di sintesi in agricoltura, anche quest'anno la quantità di residui di pesticidi rilevati nei campioni di ortofrutta e derivati risulta eccessivamente elevata.
Rispetto allo scorso anno, il rapporto di Legambiente “Pesticidi nel piatto 2010”, presentato stamane a Roma ed elaborato sulla base dei dati ufficiali forniti da Arpa, Asl e laboratori zooprofilattici, ha evidenziato unamaggiore presenza di campioni multi residuo, ovvero di campioni che presentano contemporaneamente più e diversi residui chimici.
L'Abruzzo non fa eccezione. Il numero di campioni analizzati dall'Istituto Zooprofilattico dell'Abruzzo e del Molise “Caporale” appare sufficiente per ognuna delle categorie considerate.
Per i prodotti derivati c'è un aumento notevole dei campioni presi in esame rispetto all'anno passato.
Viene evidenziata un'unica irregolarità per le pesche, nelle quali è stata rilevata la presenza di dimethoate, un insetticida e acaricida.
Ad ogni modo si nota una percentuale notevole di monoresidui, soprattutto per la frutta, la quale rispetto allo scorso anno presenta circa un 4 % in più di campioni multi residuo (12,2% vs 7,6%).
In particolare tracce di multi residui sono stati riscontrati nelle fragole, nell'uva e nel vino. Quest'ultimo presenta spesso tracce di Procimidone
«La normativa vigente ha portato ad un maggiore controllo delle sostanze attive impiegate nella produzione dei formulati, e l'armonizzazione europea dei limiti massimi di residuo consentito (LMR) ha rappresentato un importante passo in avanti – commenta Luzio Nelli della segreteria regionale di Legambiente – Il rapporto registra poi un lento ma graduale miglioramento rispetto agli anni passati, a testimonianza della maggiore attenzione da parte degli operatori agricoli alla salubrità dei cibi e alle richieste dei consumatori, sempre più favorevoli ai prodotti provenienti da un'agricoltura di qualità. Nonostante ciò, però, risulta ancora troppo alta la percentuale dei prodotti contaminati da uno o più tipi di pesticidi».
«La strada da percorrere per raggiungere un uso sostenibile dei fitofarmaci è ancora molto lunga – commenta Luzio Nelli – Permane, infatti, il problema del cosiddetto multi residuo cioè, l'effetto sinergico dovuto alla presenza contemporanea di differenti principi attivi sul medesimo prodotto, e quello della rintracciabilità di pesticidi revocati oltre il termine fissato per lo smaltimento delle scorte. Non esiste un riferimento specifico nella normativa che stabilisca per i laboratori un termine temporale oltre il quale tracce, anche al di sotto del limite consentito di pesticidi revocati, come il DDT, siano da indicare come irregolari. Auspichiamo che vengano promosse la ricerca sugli effetti sinergici del cocktail chimico e la regolamentazione della normativa sul multi residuo».

18/06/2010 16.11