Toghe lucane: udienza su opposizione ad archiviazione per procuratore Avezzano

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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CATANZARO. Non è ancora scritta la parola fine al vasto procedimento giudiziario conosciuto come "Toghe lucane".


Tutto era iniziato con l'allora sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Luigi de Magistris che cominciò ad indagare in merito ad un presunto comitato d'affari operante in Basilicata e di cui avrebbero fatto parte, secondo l'ipotesi investigativa, magistrati, politici, imprenditori e funzionari pubblici.
L'inchiesta pareva essere crollata dopo le numerose richieste di archiviazione presentate da chi ha ereditato il fascicolo alla Procura di Catanzaro, ma a partire da oggi inizia invece l'udienza davanti al giudice per le indagini preliminari di Catanzaro, Maria Rosaria di Girolamo, per decidere sull'opposizione a quella richiesta di archiviazione.
Quest'ultima è stata avanzata circa un anno fa dal sostituto procuratore Vincenzo Capomolla, che è subentrato nel procedimento dopo la partenza del collega de Magistris.
Quest'ultimo, originario titolare del caso condotto dalla Guardia di Finanza, nell'agosto del 2008 emise un provvedimento di conclusione delle indagini a carico di 33 persone, ipotizzando gravi reati a loro carico - tra i quali l'associazione a delinquere, truffe, corruzione in atti giudiziari, corruzione, rivelazione segreti di ufficio, abuso d'ufficio, minacce a pubblico ufficiale.
A distanza di quasi un anno, il pm Capomolla ha concluso chiedendo l'archiviazione di quasi tutte le posizioni, compresi tutti i magistrati coinvolti - tranne una indagata per peculato per la quale si deve celebrare il giudizio abbreviato - e tutti gli esponenti politici.
A quella richiesta di archiviazione, però, si sono opposte alcune delle parti offese citate nel procedimento, ed in particolare Giuseppe Galante, già procuratore della Repubblica di Potenza, Alberto Iannuzzi, già gip al tribunale di Potenza, e Michele Zito.
Per loro, ed i rispettivi difensori, questa inchiesta e le accuse che ne sono scaturite, non devono essere archiviate, e proprio questo chiederanno oggi al giudice Di Girolamo, di proseguire le indagini.
L'opposizione all'archiviazione è stata presentata nei confronti di 30 degli originari 33 indagati che comparivano nell'avviso di conclusione indagini sottoscritto da de Magistris, e per i quali è in seguito intervenuta una richiesta di archiviazione.
Tra questi compare anche il nome di Vincenzo Barbieri, magistrato, già direttore della direzione generale magistrati al ministero della Giustizia, e poi procuratore capo alla Procura di Avezzano.
Tra i nomi eccellenti compaiono quelli di Vincenzo Tufano, procuratore generale presso la Corte di appello di Potenza; Gaetano Bonomi, sostituto procuratore generale presso la Corte di appello di Potenza; Felicia Genovese, già sostituto procuratore presso la Dda di Potenza, ora giudice al Tribunale di Roma a seguito di una decisione del Csm emessa per via dell'inchiesta; Giuseppe Chieco, procuratore della Repubblica di Matera; Iside Granese, gia' presidente del tribunale di Matera; Emilio Nicola Buccico, avvocato, già componente del Csm, e poi sindaco di Matera; Filippo Bubbico, parlamentare, gia' sottosegretario allo Sviluppo economico con il Governo Prodi, presidente della Regione Basilicata; Vito De Filippo, presidente della Giunta regionale della Basilicata; Elisabetta Spitz, dirigente generale dell'Agenzia del demanio di Roma.

18/06/2010 9.13