Sospiri e Antonelli: «i vertici dell'Aca si dimettano»

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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PESCARA. «Dimissioni del management di Aca nelle persone del presidente Ezio Di Cristoforo e del vicepresidente Giuseppe Di Michele». Le chiedono l’assessore al Comune di Pescara, Marcello Antonelli, e il consigliere Lorenzo Sospiri. * IL DOCUMENTO ATO E IL NO ALL’AUMENTO DI WWF E RC
E' la posizione netta assunta dal Pdl cittadino che non si ricorda nemmeno nei tempi “d'oro” del duo D'Ambrosio-Catena, delle estati a secco o dello scandalo dei veleni. Una richiesta che sembra perentoria ma che pare sottendere anche ragioni non dette.
Non è bastato il miracoloso risanamento del bilancio della società, passato da una perdita di 10 mln di euro ad un utile di 506 mila euro in appena 12 mesi.
«Chiediamo un gesto di responsabilità di fronte ad un bilancio che ha questo insieme di costi», ha dichiarato Sospiri, «ma lo chiediamo anche ai tecnici viste le risultanze del processo di Bussi (non c'è stato ancora rinvio a giudizio, ndr). Abbiamo bevuto per anni acqua inquinata. E' una richiesta in tutta serenità poi magari alla fine verranno anche riconfermati..», ha affermato il consigliere Sospiri.
Un miracolo, quello dell'utile di 506 mila euro, che per Antonelli è frutto di «un'attività di ingegneria contabile».
Ma pare che qualcosa non convinca anche lui: «è evidente che non esiste una gestione in grado di attivare procedure così miracolose da mettere in piedi un bilancio che aveva un mare di problemi e che continua ad averli».
E' evidente? Il miracolo però c'è stato.
Si vuole forse dire che il bilancio non è veritiero? Eppure i sindaci lo hanno votato…
No di sicuro, Antonelli voleva dire un'altra cosa.
Finora nessuno si è preoccupato più di tanto, e c'è chi lo ha votato senza nemmeno leggerlo.
Eppure i primi cittadini sono azionisti e responsabili del controllo dell'Aca.
Sembra proprio, invece, che nel comitato dei sindaci (di diverse provenienze politiche) si respiri un'aria distesa, di rilassata complicità, quasi da circolo filosofico dove la «riflessione è più libera», dove c'è «un nuovo approccio culturale improntato sul dialogo» e «l'onestà intellettuale» -dicono Antonelli e Sospiri- la fa da padrone in barba alle decisioni che una volta venivano imposte dal partito.
Ognuno ragiona con la propria testa, è quello che emerge dalle molteplici dichiarazioni.
Ma nessuno esce dai binari prestabiliti.
Il sindaco di Manoppello, Gennaro Matarazzo, si è però espresso con durezza contro l'accordo emerso dalla riunione del comitato ristretto e si dice nettamente contrario all'aumento e al colpo di spugna.
L'aumento della tariffa ci sarà, anche se ridotto, e nessuno di loro si è messo di traverso.
Dunque questo pomeriggio alle 16 nella sede dell'Ato il prezzo a metro cubo dell'acqua passerà da 1,13 euro al metro cubo a 1,23.

ANTONELLI: «AUMENTI SI', MA PRIMA TAGLI E TRASPARENZA»

Mentre in pochi battono i pugni e si impuntano per la riduzione dei costi e degli sprechi, i sindaci pensano alla riduzione dell'aumento della tariffa («unico strumento nelle mani del commissario»). Giurano che però l'aumento della tariffa sarà subordinato alla riduzione delle spese («partendo dal call center da 500 mila euro all'anno») e a rimborso che Aca deve a molti Comuni per opere idriche realizzate dall'amministrazione (per un totale di 9 mln di euro di cui 4mln al Comune di Pescara). Tante sono le spese di cui non si trova una spiegazione esauriente come i 61 mila euro di giornali e riviste, ma non sembrano dar tormento alcuno ai sindaci.
Intanto, il comitato ristretto ha elaborato una prima proposta (di cui si discuterà prossimamente) che in buona sostanza prevede dei controlli più stringenti ed una programmazione più concreta degli investimenti (visto che di quelli passati si sa poco e nulla).
Nessun rigo è dedicato alla riduzione o alla soppressione di qualche spesa in bilancio.
Secondo la proposta, l'Aca si dovrà dotare di strumenti gestionali finora inesistenti come la convenzione che regola il contratto di servizio tra l'Aca e i Comuni, poi la bancabilità del Piano D'Ambito (per mezzo di eventuali garanzie fornite dalla Regione), l'adozione di un piano industriale da parte dell'Aca (attualmente inesistente) e la verifica annuale dello sviluppo tariffario e della situazione contabile mediante certificazione del bilancio.
Di responsabilità e responsabili nemmeno a parlarne.
Nel documento prodotto dal comitato dei sindaci, l'Aca sarebbe tenuta a comunicare all'Ato (ente di controllo) ogni tre mesi il piano degli interventi eseguiti nel territorio e il relativo importo dei lavori con documentazione fotografica.
Per gli utenti che vedranno recapitarsi una bolletta superiore a 100 euro per il trimestre, potranno ricorrere alla rateizzazione («disponibile per tutti e non solo per gli amici e conoscenti», ha tenuto a precisare Antonelli).
Inoltre i sindaci hanno pensato alla costituzione di un fondo sociale per la tutela delle utenze deboli ed economicamente svantaggiate.
Un altro traguardo raggiunto a detta di Antonelli è «l'attuale trasparenza» sulle questioni e sui conti Aca.
«La trasparenza che c'è ora con noi, non c'è mai stata, ci sono documenti sulla gestione che sono arrivati alla stampa senza problemi e vorremo continuare su questa linea», ha affermato l'assessore, «la reticenza a rendere pubblici dei documenti crea solo problemi».
E di nuovo, come in altre occasioni, una cosa normale e sacrosanta, diventa un vanto (ancora per pochi).

Manuela Rosa 17/06/2010 8.41

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IL DOCUMENTO ATO E IL NO ALL'AUMENTO DI WWF E RC


PESCARA. La proposta dell'aumento della tariffa, seppur ridotto, ha fatto andare su tutte le furie il Wwf (che da anni segue la questione della discarica di Bussi e delle falde inquinate), Abruzzo Social Forum e Rifondazione Comunista.
«Aumento prima di tagliare le spese all'Aca e chiarire la questione della modulazione della tariffa in relazione al servizio erogato?», si legge nel comunicato congiunto del Wwf e di Abruzzo Social Forum, «sulla relazione dell'Ato si ammette che “nessuna informazione è disponibile sugli standard di servizio dell'Aca” eppure sarebbe un dato che incide sulla tariffa».
Secondo le organizzazioni, che hanno partecipato alla scorsa assemblea del comitato ristretto dei sindaci, è stato sicuramente un passo molto importante per avviare un percorso di trasparenza e partecipazione nella gestione dell'acqua, dopo anni di richieste rimaste inevase.
Le associazioni puntano i piedi sulla riduzione dei costi operativi «attraverso un piano di riorganizzazione aziendale che, in considerazione dell'aumento del personale, miri ad internalizzare funzioni attualmente affidate all'esterno, come ad esempio la manutenzione ordinaria di reti ed impianti».
«Incredibilmente l'Aca, secondo una relazione dell'Ato, con quasi 200 persone assunte», ha messo in evidenza De Sanctis, «non riesce a garantire con i propri dipendenti proprio le attività principali del suo oggetto sociale».
Nella stessa relazione l'Ato ammette candidamente l'impossibilità di fornire un dato sulla qualità del servizio (calcolata su alcuni parametri: reclami, contenziosi con gli utenti, interruzioni di servizio, etc) sulla base del quale si quantifica la tariffa.
Altro elemento che aumenta i dubbi è che nella relazione nel capitolo sulla verifica degli obblighi contrattuali si può leggere che al momento «non sono disponibili per verificare il raggiungimento degli standard organizzativi e delle penali».
«Ma come? I sindaci soci Ato e soci Aca non sanno se la loro società ha contenziosi?», ha incalzato De Sanctis, «non hanno i dati dell'Arta sulla qualità della depurazione? Come si fa a dire che non si hanno dati? Quindi si ammette che non sono state svolte verifiche di alcuni obblighi contrattuali che inciderebbero sulla tariffa».
Dunque le associazioni chiedono più chiarezza prima dell'aumento della tariffa.

RIFONDAZIONE: «ENNESIMA BEFFA AI DANNI DEI CITTADINI»

Rifondazione Comunista ha chiesto un rinvio della votazione sugli aumenti e l'immediata convocazione dell'assemblea degli azionisti dell'Aca, ovvero degli stessi sindaci che parteciperanno all'assemblea dell'Ato di oggi.
«I sindaci hanno il dovere di dare seguito alla convocazione dell'assemblea dei soci Aca», incalzano gli esponenti di Rc, « nella quale predisporre e imporre al Cda una drastica riduzione dei costi che compensi il mancato aumento della tariffa».
«In questi giorni abbiamo assistito ad un valzer di proposte numeriche di volta in volta limate fino a giungere ad una proposta di 1,215 a dimostrazione che non vi era alcuna improrogabilità all'aumento della tariffa media a 1,31».
La proposta del comitato ristretto dei sindaci è «insufficiente e non accettabile, perché non aggredisce il tema dell'indispensabile risanamento e riduzione dei “costi operativi” del gestore Aca spa».
Dietro l'aumento della tariffa, il partito Rifondazione Comunista vede lo spettro della privatizzazione dell'acqua: «non vorremmo che l'urgenza che il Commissario ha imposto per l'aumento tariffario, nasconda l'ennesimo piano di ristrutturazione delle aziende pubbliche a spese dei cittadini preludio alla privatizzazione».
«Si mettono a posto i conti- hanno aggiunto- per preparare la torta alle multinazionali dell'acqua, con il voto e l'avallo dei Sindaci, che tra l'altro la normativa nazionale con l'abolizione degli Ato ha estromesso dalla gestione dell'acqua».
Intanto è confermato il presidio per oggi alle ore 16.00 in via Raiale davanti ai cancelli di Confindustria, sede dell'Ente d'ambito Pescara-Chieti.
m.r. 17/06/2010 8.40

Report Finale Pescara Post Comitato 17 (1)