Airbus 330 AirOne in emergenza. Riesplode il caso manutenzione

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. E se fosse un problema di manutenzione? L’atterraggio di emergenza a Boston di un Airbus 330 AirOne, oggi della Cai, ha fatto riandare il ricordo ad un altro atterraggio di emergenza avvenuto lo scorso anno.




ABRUZZO. E se fosse un problema di manutenzione? L'atterraggio di emergenza a Boston di un Airbus 330 AirOne, oggi della Cai, ha fatto riandare il ricordo ad un altro atterraggio di emergenza avvenuto lo scorso anno.


Allora – era il 13 marzo - un volo AZ 628 dell'Alitalia, sempre un Airbus 330, atterrò a Chicago dopo che il pilota aveva rilevato fumo in cabina e nella zona passeggeri a causa della rottura di una turbina della pressurizzazione.
L'incidente non ebbe nessuna conseguenza per la professionalità del pilota (tra l'altro pescarese) che riuscì con molto sangue freddo a portare a terra l'aereo che era fuori peso massimo per il carburante imbarcato.
Questa volta l'aereo, con 13 membri di equipaggio e circa 250 passeggeri, ha avuto problemi al momento del decollo: «ma escludo nel modo più certo che si possa trattare di un problema di manutenzione – spiega Paolo Di Prima, responsabile Cai dei rapporti con i media– le nostre manutenzioni sono fatte tutte al massimo livello di sicurezza. Magari si potesse fare il tagliando della propria auto a quei livelli….Comunque i motivi dell'emergenza sono in fase di accertamento, anche se da quello che si sa pensiamo più ad un uccello che si è scontrato con il motore di sinistra che è stato subito messo in folle».
Ma non è stato spento?
«No, funzionava al minimo».
Le cronache riferiscono che i piloti hanno sentito due colpi secchi al motore di sinistra (che è andato in fase di stallo) proprio nel momento di massimo sforzo per il decollo, forse per la rottura del compressore.
Se è stata colpa di un gabbiano o di qualche altra causa lo dirà la scatola nera.
Il pilota è riuscito comunque a decollare, si è rimesso sotto vento ed ha chiesto di atterrare subito. La torre di controllo, dopo il mayday, lo ha autorizzato a rientrare e qualcuno ha riferito di aver visto in coda al motore messo in stato di off (cioè spento) un filo di fumo bianco e forse anche fiamme.
Se così fosse sarebbe difficile ricondurre il problema ad un uccello entrato nelle pale (in gergo: bird strike).

A PESCARA SI FACEVANO LE MANUTENZIONI CHE ORA SI FANNO A FIUMICINO

Di qui le ipotesi che ieri si facevano in aeroporto a Pescara, dove esiste un capannone della manutenzione degli aerei, prima dell'AirOne ed ora della Cai.
Una struttura di alta professionalità che ha rischiato e rischia la chiusura, avendo la nuova Compagnia aerea nazionale privilegiato per la manutenzione Napoli e Fiumicino.
Il dubbio sorto tra gli addetti ai lavori nasce da una considerazione: gli aerei della Cai sono gli Airbus 737 e 320, più due 330 presi da AirOne che faceva le manutenzioni sui 330 in accordo con la Lufthansa.
L'Alitalia si occupava e si occupa principalmente dei 320.
E' stata una mail interna dei vertici Cai, in cui si vantava il risparmio di circa 80 mila euro per la manutenzione fatta in casa, a far scattare il dubbio: e se questo 330 fosse stato oggetto di manutenzione di tecnici Alitalia senza molta esperienza?
A Pescara si dice pure che nel mese scorso, forse proprio sullo stesso aereo, ci sarebbe stato un altro problema sulla rotta Newark-Fiumicino che ha costretto l'aereo ad uno scalo di emergenza sempre a Boston. E' possibile?
«Lo escludo – chiarisce netto il responsabile della comunicazione Cai – l'avrei saputo. Non è che certe voci girano per accreditare la necessità di far ripartire la manutenzione a Pescara?»
E che cosa dice del fatto che molti velivoli Cai volerebbero in lac, cioè con una lista di anomalie compatibili?
«Lo escludo. Ripeto: i nostri sono i tecnici migliori. E' tutta gente certificata che l'Enac autorizza. I voli in lac mi sembrano leggende metropolitane», conclude Di Prima.
In realtà è difficile verificare se un aereo vola con qualche spia accesa. Il sistema di controllo sulla carta è molto rigido e si va dalle anomalie “no go”, cioè non voli proprio se prima non accerti e risolvi il guasto, a quelle che si debbono risolvere entro 5 o 10 giorni.
Ma l'Enac può dare anche qualche proroga. Insomma tutta la sicurezza dipende dal sistema dei controlli: tanto è più rigido, tanto il volo è più sicuro. Cioè la manutenzione è decisiva, è un settore strategico.

PER LA POLITICA REGIONALE L'IMPORTANTE SONO SOLO I FINANZIAMENTI

Come dire che sembra sempre più stupefacente il disinteresse della politica regionale per il possibile spostamento di un gioiello come il settore manutenzione ex AirOne.
Il che non è grave solo per il fatto che 120 tecnici specializzati rischiamo il posto di lavoro, quanto per la miopia politica della classe politica regionale che riduce il problema aeroporto solo ai soldi da erogare alla Saga.
Sembrano lontani gli anni in cui imprenditori illuminati hanno fatto decollare Pescara in campo aeronautico, anche se qualcuno sogna che quei tempi possano tornare.
Un De Cecco alla Saga, per far vedere cosa significa per l'economia regionale un servizio come l'aeroporto, e di nuovo Carlo Toto, magari impegnato a far rivivere il settore manutenzione, come d'altra parte hanno chiesto anche i sindacati preoccupati del possibile smantellamento della struttura oggi impegnata solo marginalmente per i 737 e per i 320.
Uno scenario troppo futuribile? Forse.
Ma è la realtà che spinge a sognare: ieri in Comune a Pescara si discuteva se concedere o no 160 mila euro alla Saga. E venerdì l'assessore regionale Carlo Masci spiegherà alla Commissione comunale come e perché alla Saga sono stati già dati 5 milioni di euro per il marketing, per pagare cioè contributi a chi trasporta passeggeri a Pescara, magari solo di passaggio e senza ricadute sull'economia regionale. L'aeroporto non dovrebbe essere tutta un'altra cosa?

Sebastiano Calella 17/06/2010 9.02