Anche il Ministero conferma:«fu distribuita acqua con sostanze cancerogene»

Alessandro Biancardi

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PROCESSO BUSSI. PESCARA. Oggi rischiamo bere acqua “salata” in vista dei nuovi aumenti tariffri a Pescara ma un tempo dai rubinetti uscivano anche veleni e per tre anni nessuna delle persone che ha amministrava l’Ente d’ambito o l’Aca si era mai accorto di nulla.

Questa mattina c'è stata una nuova udienza preliminare nel processo a 27 indagati per inquinamento e relativo alla mega discarica di Bussi e all'avvelenamento delle acque scoperto nel 2007.
L'avvocato dello Stato, Giovanni Palatiello, che rappresenta il Ministero dell'Ambiente e la Regione Abruzzo, parti civili, nel corso dell'udienza preliminare ha depositato una perizia dell'Istituto superiore della sanità che attesta «il carattere cancerogeno delle sostanze rilevate nell'acqua».
L'avvocato ha anche evidenziato che stando alla perizia «le concentrazioni di questi contaminanti, nei vari punti in cui sono stati fatti rilievi, in molti casi, è di gran lunga superiore ai livelli di soglia stabiliti dalla legge. In particolare - ha proseguito- nel 2007 sono state rilevate presso fontane pubbliche di Torre de' Passeri e di Pescara a Corso Umberto sostanze contaminati molto al di sopra dei livelli di guardia individuati dall'Organizzazione mondiale della sanità».
Questa perizia di parte dunque confuterebbe l'altra delle difese che invece mettono in luce la mancanza assoluta di un nesso di causalità (i veleni della discarica non hanno contaminato l'acqua) e la insussistenza di un pericolo concreto per la salute umana (è vero l'acqua conteneva sostanze inquinanti ma non a tal punto da provocare danni alla salute).
L'avvocato Palatiello ha anche detto che la stima dei danni sara' «notevolmente superiore a quella quantificata nell'atto di costituzione di parte civle e in quella contenuta nel documento Ispra del dicembre 2009».
Anche i legali della Solvay, parte civile, hanno presentato due perizie.
I 27 imputati, devono rispondere, a vario titolo, di avvelenamento delle acque, disastro colposo, commercio di sostanze contraffatte e adulterate, delitti colposi contro la salute pubblica, turbata liberta' degli incanti, truffa.
Fra gli imputati l'ex presidente dell'Aca, Bruno Catena, l'ex presidente dell'Ato, Giorgio D'Ambrosio, e alcuni amministratori della ex Montedison.

16/06/2010 17.01

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