Tariffa dell’acqua: la Casta soddisfatta per l’aumento

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

3706

  PESCARA. Sembra diventare sempre più pericolosa la battaglia per l’aumento della tariffa e più che con l’acqua i sindaci sembrano scherzare col fuoco.



 
PESCARA. Sembra diventare sempre più pericolosa la battaglia per l'aumento della tariffa e più che con l'acqua i sindaci sembrano scherzare col fuoco.


Ieri è stata burrascosa la riunione che si è tenuta al Comune di Pescara con sindaci, associazioni e sindacati che hanno portato le loro istanze, ognuna con una propria argomentazione.
Ma pare che di ''ravvedimento'' proprio non si riesca a parlare e si ha il sentore di essere ad un punto cruciale.
Da una parte la politica con i sindaci che fanno parte sia dell'Ente d'ambito territoriale (l'ente controllore) che dell'Aca (la società pubblica che gestisce il servizio) e dunque che hanno fatto parte a pieno titolo della gestione del servizio idrico, dall'altra poche associazioni e cittadini che dovranno pagare le spese per una gestione clientelare e scellerata di molti anni.
La politica cerca di tirarsi fuori dal pantano ''vendendosi'' come successo la riduzione dell'aumento, da 1,30 a metro cubo a 1,20 o giù di lì. Ma l'aumento è sicuro.
«Sindaci e parti sociali hanno apprezzato il nuovo approccio in materia di acqua», è stata l'impressione a caldo dell'assessore pescarese Marcello Antonelli che ha anche confermato l'assoluta assenza di un piano industriale e lo ha promesso per il futuro.
Il Wwf auspica invece «più trasparenza dei conti» e «la tariffa deve riflettere l'efficienza».
Il resto delle compagini sociali sembra tutto appiattito sull'aumento.
Ad esporsi e rischiare pubblicamente è rimasta solo l'associazione Codici che ieri, infatti, ha avuto una posizione netta nella sua più alta contrarietà verso i sindaci ed il commissario dell'Ato, Pierluigi Caputi.
Nessuna garanzia contro il clientelismo, contro le consulenze pazze ed inutili, contro irregolarità varie e benefici illeciti, contro la politicizzazione dei posti chiave assegnati a chi ha più peso politico e magari nessuna capacità gestionale o competenza specifica.
Insomma votare subito l'aumento dell'acqua (il prossimo 17 giugno), poi si vedrà.

LA REAZIONE DI CODICI: «INCOGNITA SUL FUTURO»

Nella relazione del commissario Ato Pierluigi Caputi si legge «che l'Aca ha sostenuto maggior costi operativi, negli anni 2003-2008, per un totale di € 23.993.108,00 (…) gli scostamenti più significativi si sono registrati nell'anno 2004 e negli anni 2006-2008 raggiungendo incrementi anche del 44,55%».
Più avanti si scopre che i costi operativi (anche personale) «risultano sempre maggiori rispetto alle previsioni a causa di “aumento dei costi del personale per nuove assunzioni”, “aumento dei costi di esternalizzazione di attività (non conforme con l'aumento dei costi per il personale in quanto se si esternalizza un servizio si presume una minore necessità di personale), “aumento degli oneri di manutenzione ordinaria esterna di macchinari ed impianti nonostante l'aumento dei costi di personale”».
«Significa in sintesi che i problemi che oggi si discutono sono dovuti all'aumento anomalo e illegittimo di personale, alle esternalizzazioni illegittime in spregio ai dettami del Piano d'Ambito», ha tuonato ieri Domenico Pettinari, segretario provinciale di Codici, «come dire c'è un piano? Chi se ne frega: l'Aca fa quello che vuole… Questo significa che la maggior parte dei sindaci che in quegli anni avallava queste scelte scellerate di assunzioni inutili di personale e di esternalizzazioni illegittime oggi ci vengono a far credere che le cose cambieranno e non si rifaranno gli errori del passato».
Certo si potrebbe ipotizzare che qualche sindaco abbia votato in passato con leggerezza o sciatteria ma a questo punto, dopo l'avvertimento, dovrebbe ravvedersi.
Se così non dovesse essere ed i sindaci dovessero votare l'aumento dimostreranno in maniera inconfutabile di non votare con superficialità ma esprimendo una volontà che a questo giro è rafforzata proprio in virtù dei nuovi fatti e delle polemiche.

LE DIFFIDE DI IERI E DI OGGI

«Voglio ricordare – e ne abbiamo le prove cartacee», ha proseguito Pettinari, «che l'80 % dei sindaci che oggi sembrano voler cambiare in meglio le cose vennero diffidati formalmente negli anni passati dalla associazione Codici a prendere i necessari provvedimenti su gran parte delle anomalie oggi poste in evidenza del commissario. Cosa fecero quei sindaci? Ignorarono le diffide e andarono avanti nel votare bilanci ed approvare le scelte illegittime e scellerate fortemente lesive degli interessi dei consumatori che oggi si presentano nella loro immane mostruosità».
Controllori quantomeno, secondo la critica dell'associazione che ha già diffidato nuovamente i sindaci a votare gli aumenti e che ieri ha annunciato nuovi esposti penali e alla Corte dei Conti «a carico degli amministratori che con il loro voto si sono resi responsabili negli anni e continueranno a caricarsi di responsabilità».
L'associazione ritiene, infatti, che «a pagare debbano essere gli amministratori che con il loro assenso hanno permesso negli anni il dilapidarsi di cospicue somme di danaro pubblico e non i poveri cittadini utenti che nessuna responsabilità hanno maturato».
Ed è il clientelismo che ritorna e che di fatto ha contribuito ad affossare la gestione dell'acqua che è diventata sempre più salata.
Un clientelismo che per alcuni magistrati può essere un vero e proprio voto di scambio e per altri invece è un peccato veniale.
Ci sono poi inchieste che hanno in qualche modo certificato la regolarità di molte assunzioni clientelari in Ato e Aca del passato timbrando con un suggello -finora indelebile- le assunzioni di parenti eccellenti.
Un indubbio danno alla collettività che ha rafforzato, e persino incrementato, il fenomeno dell'arraffa poltrona-collaborazione portato all'estremo.
Nella relazione del bilancio 2008 di Aca emerge che «i ricavi coprono a malapena i costi totali di produzione, lasciando sostanzialmente scoperti investimenti, remunerazione, mutui ATO e Comuni, con progressivo aumento delle perdite; in una società privata tale situazione porterebbe al fallimento dell'azienda».
Ciò significherebbe che con gli incassi l'Aca paga solo il personale e le esternalizzazioni. «Cioè il carrozzone alimenta se stesso, alimenta il frutto del clientelismo e basta», ha concluso Pettinari.
Anche Forza Nuova «ritiene del tutto inaccettabile qualsivoglia decisione assembleare che porti l'Ato ad una politica di aumento delle bollette dell'acqua», ha detto il segretario provinciale Italo Tieri.

a.b. 15/06/2010 14.25

CONDIVIDI GLI ARTICOLI DI PDN SU FACEBOOK