Cervelli in fuga. Di Pescara il ricercatore che ha scoperto che Marte era blu

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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PESCARA. Quando aveva appena un miliardo di anni Marte era un pianeta blu, ricco di acqua.


PESCARA. Quando aveva appena un miliardo di anni Marte era un pianeta blu, ricco di acqua.



Probabilmente un grande oceano nell'emisfero Nord lo occupava per un terzo, la terraferma era piena di laghi e i fiumi erano almeno 40.000.
E' il ritratto di Marte com'era 3,5 miliardi di anni fa, descritto sulla rivista Nature Geoscience dall'italiano Gaetano Di Achille, che ha lasciato l'Italia, dove ha studiato nell' università di Pescara "Gabriele D'Annunzio", per gli Usa.
«E' un altro passo verso la definizione del bilancio idrologico di Marte, anche se la conferma definitiva potrà venire solo dal ritrovamento di sedimenti», osserva il direttore della Scuola internazionale di scienze planetarie (Irsps) dell'università di Pescara, Gian Gabriele Ori.
Due anni fa il suo gruppo aveva studiato la firma chimica dell'antico oceano.
«Ora aggiungiamo un altro tassello importante», dice Di Achille, che nel Laboratorio di Fisica spaziale e dell'atmosfera dell'università del Colorado ha lavorato con il geologo planetario Brian Hynek.
Il nuovo panorama di Marte è il risultato della prima ricerca che riunisce i dati osservati
dal 2001 ad oggi dai satelliti di Nasa e Agenzia Spaziale Europea (Esa) in orbita attorno a Marte. Per Di Achille «non è ancora una prova definitiva», ma sembra ormai molto probabile che in passato un oceano profondo circa 550 metri copriva il 36% del pianeta e conteneva circa 124 milioni chilometri cubi di acqua.
Non si può escludere che un ambiente come questo possa avere ospitato forme di vita.
Analizzando le valli scavate dai 40.000 fiumi marziani e i depositi nei delta di 52 di essi, i ricercatori hanno trovato la conferma che «il ciclo dell'acqua su Marte era molto simile a quello della Terra, con piogge, acqua che scorreva sulla superficie, si accumulava in laghi e in un oceano, formava ghiacciai ed evaporava», spiega Di Achille.
I confini del grande oceano marziano erano delineati dai depositi fluviali dei 52 delta considerati nella ricerca (29 dei quali erano collegati sia all'oceano sia ai tanti laghi vicini); i grandi fiumi che
confluivano nell'oceano erano alimentati da numerosi affluenti e, come sulla Terra, erano sullo stesso livello.
«Difficile dire - prosegue il ricercatore - quanto sia durato tutto questo e resta da capire che fine abbia fatto tutta quell'acqua».
Ora Di Achille proseguirà le sue ricerche su Marte in Olanda.
Scaduto il periodo di lavoro in Usa, in questi giorni è in Italia e in autunno si trasferirà in Olanda, nel Centro di ricerche dell'Esa.
«Starei volentieri in Italia - ha detto - perché è possibile fare queste cose anche qui, ma non c'é
purtroppo la possibilità materiale di fare questo lavoro. Ogni giorno cerco i concorsi per ricercatori, ma non ci sono, devo arrangiarmi così».

15/06/2010 9.11