Acqua. "Aumento tariffa" contro "riduzione sprechi": 10 a 1

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Non sembra esserci partita tra la squadra dell’“aumento della tariffa” e quella della “riduzione degli sprechi”. Lo schieramento della prima è nettamente superiore in tutto: preparazione, eloquenza e potenza.




PESCARA. Non sembra esserci partita tra la squadra dell'“aumento della tariffa” e quella della “riduzione degli sprechi”. Lo schieramento della prima è nettamente superiore in tutto: preparazione, eloquenza e potenza.



I sindaci pronti a segnare il goal dell'aumento (anche se ridotto dal 30% al 10%) si sono allenati bene. Non come quelli della riduzione degli sprechi ridotti all'osso e senza portiere.
Facile segnare.
Il campo è bagnato, scivoloso, pieno di insidie, ma nella squadra dell'aumento c'è già chi ha pensato ad un buon schema per vincere, studiato dal comitato ristretto dei sindaci.
Infatti hanno elaborato- si vocifera- una riduzione dell'aumento della tariffa: da 1,30 al mc a 1,23.
Una riduzione del 10% rispetto al previsto aumento che significa comunque pagare circa 20 centesimi in più a metro cubo, a fronte di quale diminuzione delle spese di gestione?
Probabilmente dell'1% annuo (riferisce Rifondazione Comunista), ma nessuno dei sindaci ci pensa più di tanto.
Una riunione è prevista questa sera dopo le 18 e sarà l'ultimo banco di prova prima della assemblea dell'Ato che dovrà decretare l'aumento. Il clima è tutt'altro che sereno.
Pare che i sindaci abbiamo calcolato anche come raggranellare gli ultimi “spiccioli”: «un'altra parte delle risorse», si legge nel comunicato di Rc, «verrebbe reperita facendo pagare di più l'acqua ai comuni dell'Ato che non hanno conferito il servizio all'Aca (Chieti, Manoppello, ecc.), cosa che inevitabilmente ricadrebbe sulle bollette dei residenti di quei comuni».
Nella proposta elaborata dal comitato ristretto Ato Pescara-Chieti verrebbe istituito un fondo per l'esenzione e la riduzione della bolletta per le famiglie meno abbienti come richiesto da Rifondazione e sindacati.
Tutti i giocatori sono concentrati a fare goal per l'aumento, senza però far arrabbiare la tifoseria (ovvero i cittadini): basta rendere l'aumento più soft… e passa la paura.
Peccato però che rimangono in piedi moltissimi dubbi sulla gestione di Ato e Aca e sulle clientele e le spese pazze di questi anni. La Casta non si pesta certo i piedi ed i responsabili non saltano fuori.
Inoltre finora silenzio assoluto anche sulle cifre e le incongruenze del bilancio dell'Aca che segna un inedito e originalissimo attivo di bilancio, benchè esiguo.
Non sono bastate le relazioni del commissario Ato, Pierluigi Caputi a mettere in allarme i Comuni soci e nemmeno il risultato dello studio- consulenza anti-sprechi costato all'Ato 106 mila euro che ha squarciato un velo sulle spese pazze del passato.
In molti giurano di non averlo letto, alcuni non sanno nemmeno di che si parla.
«Questa riduzione la consideriamo un primo passo in avanti frutto della mobilitazione ma teniamo a precisare che si tratta di una proposta insufficiente e non accettabile», hanno detto Maurizio Acerbo Corrado Di Sante e Marco Fars di Rifondazione, «in primo luogo perché sostanzialmente non affronta il tema dell'indispensabile risanamento e riduzione dei “costi operativi” del gestore Aca spa».
«In particolare vanno verificate le esternalizzazioni», hanno continuato gli esponenti di Rifondazione, «i locali in affitto quando si possono avere gratis dai Comuni, superminimi extracontrattuali e discrezionali anche di 500 euro mensili ai dipendenti, ecc. In secondo luogo riteniamo sbagliato rovesciare su alcuni comuni il peso degli aumenti».
Il partito di Rifondazione ha lanciato un appello ai sindaci affinchè rinviino l'assemblea dell'Ato prevista per giovedì convocando immediatamente un'assemblea straordinaria dei comuni azionisti dell'Aca «per discutere l'indispensabile taglio di costi e sprechi».

LE SPESE DELL'ACA

Quali sono le spese da tagliare?
Questo lo sa solo un bravo manager. Le spese attuali però si conoscono.
L'Aca spende per “materie prime e consumi” 923.778,02 euro: 348 mila euro per materiali di consumo, 200 mila euro per carburanti e lubrificanti, 1.417 euro per ricambi vari, 374 mila euro per sodio ipoclorito.
I costi sostenuti per i cosiddetti servizi sono quasi 21 milioni di euro.
Oltre 5 mln se ne vanno per l'energia elettrica, 16 mila euro per il gas, 1,9 mln di euro per l'acqua, 4,3 mln per la manutenzione esterna dei macchinari, 256 mila per compensi ad amministratori e revisori, 10 mila euro per ricerca, addestramento e formazione, 344 mila per analisi, prove e laboratorio.
In lavanderia (per gli indumenti da lavoro) l'Aca spende 16 mila euro, per le inserzioni e le pubblicazioni 7 mila euro, per la vigilanza esterna 3 mila euro e 4 mila euro per viaggi e trasferte.
Le cifre più corpose riguardano la depurazione (3,5 mln), il contratto servizio idrico integrato (2,5 mln di euro), il servizio bollettazione (513 mila euro), il call center e telecontrollo ( 463 mila euro), le “collaborazioni varie” (78 mila euro), lo smaltimento dei rifiuti (78 mila euro), la manutenzione macchine d'ufficio (102 mila euro), le consulenze legali e sistema qualità e sicurezza ( 154 mila euro), assicurazione diverse (678 mila), spese postali e francatura (28 mila euro), servizi bancari (34 mila euro).
Alcune di queste mansioni potrebbero essere svolte dai 189 dipendenti dell'Aca (di cui molti parenti di politici succedutisi negli anni), ma a quanto pare non ci si riesce. La pianta organica è formata da 5 dirigenti, 6 quadri, 64 impiegati, 114 operai (di cui 9 presi nel 2009). Tutti i contratti per collaborazioni a progetto sono scaduti e non rinnovati.
Per i tickets della mensa aziendale l'Aca sborsa 232 mila euro annui.
Per gli affitti e locazioni si spendono 36 mila euro, mentre la cifra è di dieci volte più alta per i beni in leasing (341 mila euro).
Una bella cifra viene destinata alle riviste e giornali (61 mila euro), mentre per le spese di rappresentanza e per il materiale di ufficio una somma totale superiore ai 100 mila euro. Sono stati poi contabilizzati 7 mila euro per “quote associative”.

LO SPETTRO DELLA PRIVATIZZAZIONE

L'attenzione alla cosa pubblica, la caccia ai “responsabili”, agli sprechi e alla mala gestione viene considerata da qualcuno, con un pizzico di malizia, una campagna denigratoria (ed in pratica di disinformazione) sulla gestione pubblica a tutto vantaggio di un passaggio più morbido della gestione dell'acqua pubblica in mano ai privati.
In verità gli stessi che denunciano gli sprechi, accendono un faro anche sullo spettro della privatizzazione tanto temuta.
«Per i dirigenti dell'Ato, ora commissariato dalla Regione Abruzzo», ha dichiarato il segretario provinciale di Rifondazione, Corrado Di Sante, « è sembrato normale nel processo di privatizzazione in corso, da tempo, trovare sede presso l'Unione degli industriali in Via Raiale».
«Possibile che l'ente d'ambito che è composto da ben 64 comuni non sia riuscito a trovare spazio in uno di questi comuni?», si è domandato.
Sulla decisione di aumentare la tariffa pende comunque una diffida penale dell'Associazione Codici che è stata invitata a partecipare anche alla riunione di questa sera. Ci sarebbe stata anche una risposta del commissario Ato, Caputi che non avrebbe soddifatto però l'associazione che attende la decisione dei sindaci per passare poi all'immediato esposto penale nei confronti degli stessi primi cittadini che si sono assunti le responsabilità del voto.

Manuela Rosa 14/06/2010 16.16

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