Trovate due carcasse di orse. «E' colpa della mano dell'uomo»

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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L'AQUILA. Le carcasse di due orse sono state recuperate sabato scorso nella zona di protezione esterna del parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.


Il ritrovamento è stato effettuato su segnalazione di un escursionista. Le carcasse sono di un'orsa adulta di 5-7 anni e di un cucciolo femmina di circa 18 mesi.
Gli animali erano in una vasca per la raccolta dell'acqua piovana a Serralunga di Villavallelonga. Gli animali, la cui morte dovrebbe risalire ad una decina di giorni fa, non presentavano particolari segni di violenza.
Le carcasse hanno subito un primo esame da parte dei veterinari del Parco e della ASL di Avezzano. L'ipotesi più plausibile è che uno dei due animali, presumibilmente il cucciolo, sia caduto accidentalmente nella vasca, e che la madre abbia tentato invano di salvarlo.
Comunque, si stanno valutando anche altre ipotesi e per questo é stato disposto un esame necroscopico e tossicologico presso l'Istituto zooprofilattico ed è stato aperto un fascicolo contro ignoti presso la Procura di Avezzano.
In merito al ritrovamento, il presidente del Parco, Giuseppe Rossi, ha detto che «non si tratta purtroppo di morte naturale, ma causata comunque da un intervento dell'uomo. E' una perdita gravissima e incalcolabile per tutta la comunità».
Per il direttore, Vittorio Ducoli, «anche se l'ipotesi più probabile sembra quella di un evento accidentale, non vi è dubbio che quella vasca, non protetta, rappresenti un pericolo non solo per gli animali ma anche per gli escursionisti. L'area di ritrovamento, anche se lontana dai confini del Parco, è di estrema importanza quanto a frequentazione di orsi, per cui ancora una volta si dimostra che il futuro dell'Orso bruno marsicano è legato a quanto tutte le istituzioni sapranno fare per tutelare questa splendida specie anche al di fuori delle aree protette».
«Diventa sempre più urgente intervenire per salvare dall'estinzione l'orso bruno marsicano, straordinaria specie caratteristica del nostro Appennino e di cui sono rimasti ormai pochi esemplari», ha commentato invece Antonio Nicoletti, responsabile aree protette di Legambiente.
«E' ancora una volta la mano dell'uomo ad aver causato la morte di due orse ai confini del Parco nazionale d'Abruzzo», ha invece commentato affranto afferma il responsabile del progetto Orso appenninico del Wwf Italia, Massimiliano Rocco.
«Lasciare vasche incustodite del tipo in cui sono finiti i due orsi - osserva ancora Rocco - può essere un pericolo anche per l'uomo, per la fauna selvatica certamente una trappola mortale. I pascoli appenninici sono purtroppo sempre più soffocati da una invadente avanzata di bovini e cavalli che tolgono spazio alla fauna selvatica e inaridiscono i terreni. Per salvare l'orso marsicano, gioiello della biodiversità italiana, serve una strategia complessiva» conclude l'esponente Wwf, a giudizio del quale «non bastano i piani di azione assunti dai Ministeri e dagli altri enti territoriali, serve un serio intervento e soprattutto risorse concrete».

14/06/2010 9.29