Miracolo Aca. Bilancio da -10milioni a +506mila in un solo anno

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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PESCARA. L’attivo della gestione dell’Aca 2009 ha fatto contenti tutti i sindaci. E’ la prima volta che il bilancio si chiude con un positivo di 506mila euro a fronte di una perdita di 10mln nel 2008. Forse più di un miracolo da manuale che andrebbe spiegato e divulgato nelle università e agli altri amministratori con le mani bucate.
PESCARA. L'attivo della gestione dell'Aca 2009 ha fatto contenti tutti i sindaci. E' la prima volta che il bilancio si chiude con un positivo di 506mila euro a fronte di una perdita di 10mln nel 2008. Forse più di un miracolo da manuale che andrebbe spiegato e divulgato nelle università e agli altri amministratori con le mani bucate.
Invece già solo rintracciare il “libro” del bilancio è una impresa…
Eppure è stato consegnato rigorosamente in forma cartacea a tutti i sindaci che lo hanno votato (nessuno ha pensato ad economicissimi file). Sul sito istituzionale non vi è traccia ed è inutile seguire le istruzioni di registrazione per ottenerlo.
Anche il collegio sindacale, formato da Gianfranco Stromei, Edoardo Tumini e Alberto Cerretani, ha benedetto il bilancio ed attestato che non vi è «operazione atipica o inusuale».
Il bilancio è in attivo «perché si sono ridotti i costi», è il coro di tutte le relazioni inserite nel librone del bilancio dell'Aca. Davvero una rarità.

COSTI RIDOTTI DI 2 MLN DI EURO

Infatti la società è riuscita a ridurre «i costi di 2 milioni di euro rispetto al bilancio precedente».
Diversamente dalle previsioni inserite anche nel Piano d'Ambito, costa proprio 2mln di euro in meno il contratto per il servizio idrico integrato che da 4,3 mln del 2008 è passato a 2,5 mln (cifra contabilizzata nei costi del 2009).
Perché questa riduzione? E' cosa difficile da sapere, pare di capire però che o lo pagavamo troppo prima oppure oggi stiamo sottostimando i costi.
L'azienda che gestisce il servizio idrico nel pescarese è poi più che tranquilla nel prevedere la riscossione dei crediti. Anche una fonte interna conferma che nel bilancio si prevede di incassare il 99% dei crediti maturati nel 2009, ovvero riuscire a far pagare tutti gli utenti morosi.

99% DI CREDITI DA RISCUOTERE GRAZIE ALLA SOGET

Una eventualità che non si verifica praticamente mai anche perché a pagare in tempo le bollette è solo il 30% degli utenti.
Una previsione che però per l'Aca non è affatto azzardata anche perché proprio lo scorso anno vi sono stati accordi importanti con la Soget, un ente dotato per legge di mezzi coercitivi più efficaci (fermo amministrativo del mezzo, iscrizione di ipoteca giudiziaria sugli immobili).
Sarà la Soget a riscuotere i crediti maturati dalle bollette dell'acqua, eppure anche di questo contratto si conosce ben poco se non che alla gara ha partecipato da sola.
Sui contratti stipulati, le modalità ed i costi dell'accordo Aca-Soget non c'è alcuna trasparenza. Persino lo stesso bilancio tace su questi rapporti.
Per svolgere il servizio richiesto la Soget si impegna a liquidare subito all'Aca l'80% delle fatture emesse che poi provvederà a riscuotere presso gli utenti.
Una liquidità vitale per un'azienda che è di poco sopra al pareggio di bilancio.
Visto che il rischio in economia si paga, a quale prezzo però la Soget offre questo servizio?
Qual è il suo aggio?
Anche questo è un dato sconosciuto.
Nel bilancio, sotto la voce “aggi sui prestiti”, è inserita la cifra di 23mln di euro. Una bella cifra -considerando che il fatturato Aca 2009 è di circa 37 mln di euro - ma che potrebbe comprendere aggi di più annualità visto che non è spiegato in alcun modo nei documenti allegati al bilancio (nota integrativa, relazione del revisore e relazione del Collegio sindacale).
Naturalmente anche questi costi ricadono sulla tariffa.

«ACCANTONATA UNA CIFRA ESIGUA»

Altra voce che non ha convinto nemmeno il revisore dei conti, Fabrizio Salusest - che comunque ha certificato la veridicità del bilancio- è la cifra di accantonamento rispetto ai crediti maturati. Tradotto: presumo che non tutti gli utenti pagheranno, metto dei soldi da parte per coprire quelle eventuali “perdite”.
La cifra di questo accantonamento è di circa 359mila euro (a fronte di 36mln di euro di crediti maturati). Il revisore, nella sua relazione, facendo un altro calcolo proponeva di accantonare 1,2 mln di euro.
Anche in questo caso alla voce costi risulta meno di quanto consigliato prudentemente dal revisore.
A quanto pare, l'Aca confida molto nei mezzi coercitivi della Soget tanto da non temere il rischio di non recuperare i crediti.
Eppure a guardare bene il bilancio la sbandierata operazione di riduzione delle spese stride un po' con alcune cifre messe tra i costi.
Per “abbonamenti, giornali e riviste…”- (cosa vogliano dire i puntini, non si sa)- l'Aca spende più di 61 mila euro; per spese di rappresentanza 50mila euro, per cancelleria e materiali di ufficio 56mila euro. Mentre per viaggi e trasferte solo 4.480 euro.

LE ALTRE SPESE DELL'ACA

Quali sono le spese da tagliare?
Questo lo sa solo un bravo manager. Le spese attuali però si conoscono.
L'Aca spende per “materie prime e consumi” 923.778,02 euro: 348 mila euro per materiali di consumo, 200 mila euro per carburanti e lubrificanti, 1.417 euro per ricambi vari, 374 mila euro per sodio ipoclorito.
I costi sostenuti per i cosiddetti servizi sono quasi 21 milioni di euro.
Oltre 5 mln se ne vanno per l'energia elettrica, 16 mila euro per il gas, 1,9 mln di euro per l'acqua, 4,3 mln per la manutenzione esterna dei macchinari, 256 mila per compensi ad amministratori e revisori, 10 mila euro per ricerca, addestramento e formazione, 344 mila per analisi, prove e laboratorio.
In lavanderia (per gli indumenti da lavoro) l'Aca spende 16 mila euro, per le inserzioni e le pubblicazioni 7 mila euro, per la vigilanza esterna 3 mila euro e 4 mila euro per viaggi e trasferte.
Le cifre più corpose riguardano la depurazione (3,5 mln), il contratto servizio idrico integrato (2,5 mln di euro), il servizio bollettazione (513 mila euro), il call center e telecontrollo ( 463 mila euro), le “collaborazioni varie” (78 mila euro), lo smaltimento dei rifiuti (78 mila euro), la manutenzione macchine d'ufficio (102 mila euro), le consulenze legali e sistema qualità e sicurezza ( 154 mila euro), assicurazione diverse (678 mila), spese postali e francatura (28 mila euro), servizi bancari (34 mila euro).
Alcune di queste mansioni potrebbero essere svolte dai 189 dipendenti dell'Aca (di cui molti parenti di politici succedutisi negli anni), ma a quanto pare non ci si riesce. La pianta organica è formata da 5 dirigenti, 6 quadri, 64 impiegati, 114 operai (di cui 9 presi nel 2009). Tutti i contratti per collaborazioni a progetto sono scaduti e non rinnovati.
Per i tickets della mensa aziendale l'Aca sborsa 232 mila euro annui.
Per gli affitti e locazioni si spendono 36 mila euro, mentre la cifra è di dieci volte più alta per i beni in leasing (341 mila euro).
Una bella cifra viene destinata alle riviste e giornali (61 mila euro), mentre per le spese di rappresentanza e per il materiale di ufficio una somma totale superiore ai 100 mila euro. Sono stati poi contabilizzati 7 mila euro per “quote associative”.

I SINDACI DORMONO SONNI TRANQUILLI

Di tutto quanto finora emerso non sembra interessare molto la maggior parte dei sindaci, letteralmente abbagliati da quel «+506 mila euro».
Pare che nessuno si sia fatto domande e sono davvero pochi quelli che si sono presi la briga di leggere le quasi 200 pagine del documento.
Basta che vi sia l'attivo e così il bilancio è passato in un baleno, all'insaputa del Commissario Ato, Pierluigi Caputi, con 37 voti favorevoli, 2 astenuti e 2 contrari. Caputi ha chiesto spiegazioni e bloccato per ora l'iter ma pare sia solo questione di forma.
Non sembra poi esserci stata al momento dell'approvazione – a sentire oggi i sindaci- una vera e propria attenzione ai conti. In passato il voto (favorevole o contrario) veniva deciso dal partito.
Ora tutti votano fidandosi delle relazioni del Collegio sindacale e del revisore dei conti, come ha rivelato il consigliere di Scafa, Ennio Di Virgilio («sono stato delegato poco prima dell'assemblea e alle carte ho dato solo una lettura estemporanea in quella sede fidandomi delle relazioni»).
Alcuni sindaci dei Comuni soci ammettono candidamente di aver delegato un proprio consigliere e di saperne poco e niente.
Nessuno sembra aver paura della diffida penale che scatterà da parte di Codici (Centro per i Diritti del Cittadino) se i sindaci voteranno l'aumento della tariffa. L'associazione denuncia un mancato controllo dei sindaci sulla mala gestione dell'Aca negli anni indicandoli come corresponsabili davanti alla collettività.
Senza parlare del fatto che nessuno ritiene opportuno portare le carte alla Corte dei Conti o in Procura perché «tanto ce le hanno già», come ha sottolineato l'assessore pescarese Marcello Antonelli (Pdl), delegato del sindaco Mascia.

IL COMITATO DI STUDIO DEI SINDACI PER LA TARIFFA

Ora, nonostante i bei risultati del bilancio del gestore del servizio, la lotta che coinvolge i sindaci è l'approvazione dell'aumento della tariffa dell'acqua del 30%.
L'assemblea del 7 giugno scorso è stata rinviata prima al 14 giugno prossimo (lunedì) per poi essere nuovamente spostata al 17 (giovedì) a causa della richiesta dei sindaci di riunirsi in un comitato ristretto di studio.
Fanno parte del comitato i delegati dei Comuni di Pescara, Spoltore, Pianella, Alanno, Tocco da Casauria, Francavilla al Mare, Roccamontepiano, Ripa Teatina, Atri, Castilenti ed Arsita.
«Con la riunione passata e quella futura stiamo verificando fino in fondo se questi aumenti siano comprimibili e rinviabili», ha detto l'assessore di Pescara, Marcello Antonelli, «e vedremo se si potrà operare un taglio delle spese».
Insomma, pare di capire che l'aumento è praticamente cosa certa, si tratta solo di capire quanto sarà.
«Coinvolgeremo le parti sociali: sindacati, associazioni ambientaliste», ha aggiunto, «ed i sindaci che in questo periodo votano con maggiore libertà intellettuale e quindi con più responsabilità».
Un dato «assurdo», appreso in queste riunioni, però non ha convinto Antonelli, alle prese con lo studio dei conti dell'Aca: «per la zona di Teramo compriamo acqua dal Ruzzo (dall'Ato teramano) ad un prezzo che è superiore a quello al quale la rivendiamo all'Ato chietino».
Ma è solo una delle tante incongruenze che nessuno vede e che nessuno spiega.

Manuela Rosa 12/06/2010 8.37

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