La Corte d’Appello assolve sorella del sindaco Valentini dal reato di calunnia

Alessandro Biancardi

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ROCCARASO. La Corte d'appello dell'Aquila ha assolto Gisella Valentini (perche' il fatto non costituisce reato), gia' assessore e sorella di Camillo, sindaco di Roccaraso morto suicida in carcere nel 2004, e Mario Papili (perche' il fatto non sussiste), maresciallo dei Carabinieri in forza alla stazione di Roccaraso al momento dei fatti relativi all'inchiesta che porto' all'arresto del sindaco Valentini e al suo suicidio nel carcare di Sulmona.
Gisella Valentini, condannata in primo grado dal tribunale di Sulmona a due anni e mezzo di reclusione, era accusata di calunnia verso l'ex comandante della stazione, Alfredo Di Gioia, per averlo dichiarato acquirente di alcune fioriere a spese del Comune, e violenza o minaccia al fine di commettere reato verso il fornitore delle fioriere per la fatturazione delle stesse.
Mario Papili, condannato in primo grado a un anno e mezzo di reclusione, era accusato di calunnia nei confronti dello stesso Di Gioia per averlo dichiarato come acquirente delle fioriere con i soldi del comune e di rivelazione di segreto d'ufficio per aver annunciato al sindaco Camillo Valentini una presunta ispezione presso un cantiere edile a Roccaraso.
Gisella Valentini e' stata difesa dagli avvocati Michele Lioi e Giovanni Margiotta, Mario Papili da Michele Lioi.
«Finalmente e' finita la persecuzione giudiziaria», ha detto l'avvocato Michele Lioi, «e tutto grazie ai giudici della Corte d'appello dell'Aquila. Questa sentenza e' un sigillo di certezza: Camillo Valentini e' morto in carcere da innocente».

12/06/2010 8.48