Mare-Monti: ancora sequestri e perquisizioni: «regia occulta di D’Alfonso»

Alessandro Biancardi

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 Mare-Monti: ancora sequestri e perquisizioni: «regia occulta di D’Alfonso»
PESCARA. Nuovi sequestri mentre continuano le indagini e le perquisizioni a carico degli indagati dell’inchiesta Mare Monti che non si arresta. Anzi si allarga.





Il gip del tribunale di Pescara, Luca De Ninis, su richiesta del pm, Gennaro Varone, ha disposto il sequestro preventivo di oltre 72mila euro a carico di Valeria Olivieri, commissario straordinario per i lavori della statale 81 Piceno Aprutina (MareMonti), e di quasi 35 mila euro a carico di Fabio De Santis, entrambi indagati.
Ad eseguire i sequestri è stato il Corpo forestale dello Stato di Pescara.
Gli agenti hanno anche perquisito l'abitazione di De Santis a Roma. Nei giorni scorsi inoltre sono state effettuate altre perquisizioni presso gli uffici della Toto spa.
L'inchiesta conta in totale, ad ora, 12 indagati tra cui Carlo, Alfonso e Paolo Toto, Carlo Strassil, Michele Minnenna, dirigente Anas, Roberto Lucietti (Anas), Fabio De Sanctis (responsabile unico del procedimento), Paolo Cuccioletta.
È la storia infinita di un'opera appena iniziata e di un appalto avvenuto a licitazione privata verso la fine del 2000 presso la sede Anas di Roma e che vide l'aggiudicazione dei lavori -dopo qualche imprevisto e un ricorso- alla ditta Toto spa la quale operò un ribasso vicino al 31%.
Partendo da una base d'asta di 61 miliardi e 400 milioni di vecchie lire la Toto riuscì ad offrire poco meno di 33 miliardi con la «preordinata intenzione di non dare corso ai lavori e di ottenere invece l'approvazione di perizie di varianti».
Cosa che avvenne. Grazie alla prima perizia il ribasso si trasformò dal 31% al 7% per garantire così un utile all'impresa passato da circa 200.000mila euro a 2,8 milioni.
Un vantaggio ottenuto grazie alla collaborazione e alla cooperazione di tutti gli attori in gioco, dai dirigenti dell'Anas al commissario straordinario nominato nel 2006, Valeria Olivieri, ai vari tecnici nominati all'uopo, come Carlo Strassil, arrestato proprio in questa inchiesta.
Tutti sarebbero riusciti a lucrare cifre enormi per lavori solo formalmente svolti mentre materialmente ogni carta veniva predisposta proprio da Strassil o dalla ditta vincitrice.
Nei due anni di indagini sono state molto preziose le prove raccolte all'interno dei computer e grazie al sequestro degli hard disk in uso agli indagati è stato possibile reperire documenti importantissimi che hanno ricostruito fatti ben precisi avvenuti ormai anche più di cinque anni fa.
Sarebbero queste le prove più importanti, prove di documentazione all'interno di computer dove invece non dovevano essere e che proverebbero di per sé una commistione di ruoli, dove il controllore non è affatto tale e chi decide non è l'ente pubblico ma il privato.
Dall'arresto di Strassil sono passati ormai due mesi, nel frattempo il riesame ha annullato quel provvedimento poiché secondo il giudice non vi sarebbero più i pericoli di reiterazione del reato, una affermazione contestata dal pm, Gennaro Varone, che ha infatti proposto ricorso in Cassazione e per il quale si attende il giudizio.
In questi due mesi tuttavia si è potuto analizzare il materiale sequestrato e si è riusciti a definire alcuni contorni che non sembrano secondari.
Per esempio il ruolo di “regista occulto” fin dall'inizio della procedura amministrativa dell'ex presidente della Provincia e sindaco, Luciano D'Alfonso da sempre molto vicino ai Toto.
Secondo la procura, infatti, l'anomalo ribasso della ditta Toto nascondeva in realtà l'intenzione di non iniziare i lavori ma di sfruttare una perizia di variante vantaggiosa poiché si poteva contare su un presunto illecito. Accordo concluso per il tramite di D'Alfonso, già funzionario Anas, oggi rientrato nei ranghi formalmente dopo gli impegni politici.
Sempre grazie ai computer e a qualche testimonianza la procura è riuscita a provare anche il fatto che lo stesso Strassil ed il commissario Olivieri avrebbero agito su mandato e richiesta di D'Alfonso che nel frattempo era divenuto sindaco di Pescara e contemporaneamente il principale referente del Partito Democratico in Abruzzo.
La procura avrebbe trovato le prove di incontri tra D'Alfonso e Strassil avvenuti nei giorni 18 e 22 maggio e 8 giugno 2006, e poi ancora incontri riservati tra l'alto dirigente dell'Anas, Michele Minnenna e D'Alfonso, e poi ancora tra Strassil e Minnenna, incontri nei quali si sarebbe parlato proprio della MareMonti.
Sempre secondo la procura lo stesso alto dirigente dell'Anas Minnenna avrebbe agito su istigazione (accolta) di Luciano Alfonso.
Il ruolo dell'Anas è stato, infatti, fondamentale in ogni momento delle diverse fasi dell'appalto riconoscendo tra l'altro alla ditta Toto spa un danno di 1,7 mln di euro per lo stop al cantiere.
Secondo la procura gli incontri “riservati” sarebbero stati finalizzati a preordinare lo svolgimento del presunto piano illecito poiché D'Alfonso non avrebbe avuto titolo né in quanto sindaco nè in quanto pubblico ufficiale ad incontrare gli altri attori della procedura amministrativa.

a.b. 11/06/2010 16.22

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