Omicidio Villa de Riseis, confermato in appello l'ergastolo all'ex camorrista

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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PESCARA. La Corte d'Assise d'Appello de L'Aquila ha confermato la condanna all'ergastolo inflitta in primo grado dal gup del tribunale di Pescara all'ex camorrista Michelangelo D'Agostino.



L'uomo, 54 anni, uccise a Pescara, all'interno del parco Villa de Riseis, il 6 luglio 2008, Mario Pagliari, 64 anni, titolare dello stabilimento balneare 'Apollo'.
La Corte ha dunque disposto l'esecutività della sentenza emessa dal gup anche relativamente al pagamento di una provvisionale di 200mila euro alle parti civili.
Su questo, però, aspetto il legale della famiglia Pagliari l'avvocato Giuseppina D'Angelo ha fatto notare che D'Agostino non sarà in grado di provvedere al pagamento e pertanto ha lanciato un appello alle istituzioni affinchè si istituisca in Italia un fondo di garanzia anche per le vittime e le famiglie delle vittime dei reati comuni.
Assassino e vittima si trovavano a Villa De Riseis: Pagliari stava giocando a carte con alcuni amici, l'omicida era il guardiano del parco, nonostante un passato burrascoso e una fedina penale sporca.
Dopo l'omicidio D'Agostino fece perdere le sue tracce, venne trovato qualche giorno dopo dai carabinieri mentre vagava sul ponte Capachietti con una busta di plastica in mano e la pistola con un colpo in canna.
Subito dopo l'arresto l'uomo giustificò il gesto folle con poche parole: «ho perso la testa. C'è l'ho nel Dna. Probabilmente il mio destino era segnato. Era scritto che dovessi finire la mia vita in carcere».

CHI E' D'AGOSTINO

Autore di sette omicidi D'Agostino venne arrestato all'inizio degli anni 80 e divenne un pentito dopo meno di un'ora dal suo arresto. Per questo il clan di Raffaele Cutolo uccise suo padre, Isidoro, nella piazza di Cesa.
Nel 1983, durante un interrogatorio, riferì un episodio specifico dal quale venne a conoscenza dei collegamenti esistenti tra il Tortora e la Nuova Camorra Organizzata, di cui anche lui faceva parte. Il guardiano del parco fu, infatti, a tutti gli effetti, uno dei più accaniti sostenitori della doppia vita del presentatore di Portobello, di giorno volto noto della tv e di notte camorrista dedito allo spaccio.
Secondo D'Agostino nel corso di una riunione a Caivano si sarebbe deciso che Puca, successore di Casillo nella gerarchia camorristica, avrebbe preso contatto per lo spaccio di stupefacenti fra gli altri con Tortora. E in una delle agendine di Puca venne ritrovato anche il numero telefonico del presentatore.
Ma ben presto si capì la poca attendibilità dell'uomo.
Dopo l'omicidio Angelo Martinelli, il magistrato di sorveglianza di Modena che decise di assegnarlo alla cooperativa "La Cometa" confessò: «[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=16133&page=1]sto male, ho sbagliato[/url]. E' una pesante condanna morale che mi porto dietro. Non mi sento bene, c'e' di mezzo una vita umana e penso a quei tre ragazzi che non hanno più un padre».

[url=http://www.primadanoi.it/search.php?query=Michelangelo+D%27Agostino&mid=6&action=showall&andor=exact]TUTTA LA VICENDA, DALL'OMICIDIO ALLA CONDANNA IN PRIMO GRADO[/url]

09/06/10 12.13

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