Cgil:«Continua la vergogna del Vivaio Regionale "Mammarella"»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Il Vivaio Regionale “Mammarella” de L’Aquila occupa poche persone, cinque in tutto, assunte con contratti a termine successivi da oltre dieci anni.



Lavora in un regime di convenzione tra le Regione Abruzzo e il Corpo Forestale dello Stato, portando alla regione introiti per 200.000 euro annui, iscritti a Bilancio.
Ma la Regione non penserebbe in alcun modo ad un piano che valorizzi questa struttura e le altre corrispondenti sparse per la provincia de l'Aquila e l'intero Abruzzo. Anzi, la lascia languire in modo indecoroso.
E' l'atto di accusa che lancia la Cgil con Luigi Fiammata che prova ad attirare l'attenzione su questa piccola realtà.
«Se ne frega della precarietà di vita delle persone lì occupate», sostiene Fiammata, «e anzi sembra quasi praticare nei loro confronti una raffinata forma di tortura, poiché, per oscure procedure burocratiche, questi Lavoratori percepiscono il loro stipendio, anche con un anno di ritardo. Ed il fatto che siano in pochi, non può essere un alibi per nessuno. Sono Lavoratori come gli altri: stessi doveri, ma anche stessi diritti».
Parrebbe che la Regione stia per dimezzare drasticamente la dotazione finanziaria per questo settore, portandola a soli 200.000 euro l'anno.
«Un caso unico di struttura regionale in cui alle spese corrispondono esattamente gli introiti», aggiunge la Cgil, «eppure il sistema regionale dei Vivai potrebbe fare molto per l'Abruzzo. Dalla conservazione delle essenze autoctone, al rimboschimento, al verde urbano, entrando anche in rapporto con altri soggetti dalle competenze affini, dal sistema dei Parchi, a quello delle Foreste Demaniali. Ma la volontà riformatrice della Regione è del tutto assente».
Accuse anche all'assessore Febbo che «sfugge a qualsiasi confronto su questo e su altri temi» tra quelli che le Organizzazioni Sindacali hanno posto alla sua attenzione.
«Ci chiediamo», conclude Fiammata, «fin dove debba giungere la disperazione delle famiglie dei Lavoratori, che lavorano senza stipendio, in una struttura pubblica. Una vergogna infamante che va cancellata al più presto».

08/06/2010 9.00