Università d’Annunzio: non solo denunce per Martinotti

Alessandro Biancardi

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FARMACO RITIRATO DAL COMMERCIO. CHIETI. Omeprazolo, lansoprazolo, fluconazolo, amiodarone: sono questi alcuni principi attivi di una ricerca sui farmaci generici realizzata nei laboratori del Cesi, il centro per l’invecchiamento della d’Annunzio diretto da Andrea Mezzetti.
Oggi sono al centro della guerra scatenata dall'Università contro Stefano Martinotti, il Patologo clinico dell'Università di Chieti, che è stato denunciato per alcuni “errori” in questa sperimentazione.
Queste sostanze si trovano in alcuni farmaci per lo stomaco, le micosi e le aritmie cardiache e sono state oggetto di ricerca per dimostrare la bio-equivalenza dei farmaci generici: si doveva cioè dimostrare che queste medicine sono efficaci come le altre con gli stessi principi attivi, ma protette da brevetto e quindi molto più costose.
La sperimentazione è stata condotta da Stefano Martinotti e non solo da lui.
Ma solo contro di lui si è scatenato il Senato accademico della d'Annunzio che per cautelarsi da un eventuale risarcimento danni, su iniziativa del rettore Franco Cuccurullo, lo ha ritenuto responsabile degli errori che avrebbero gettato discredito sull'università.
Infatti prima l'Aifa (l'agenzia del farmaco) ha eccepito la regolarità della sperimentazione, con conseguente ritiro dal commercio di alcune medicine, e poi sono arrivate le denunce per danni contro la d'Annunzio da parte delle società che avevano finanziato la ricerca per produrre questi farmaci generici.
Le società sono la Finmedical srl, la Benedetti spa e la D&G.
Come già anticipato ieri, l'Università ha chiarito che non si tratta di “persecuzione” nei confronti di Martinotti: l'averlo chiamato a rispondere in prima persona di eventuali errori servirebbe a tutelare la Fondazione della d'Annunzio nei cui laboratori è stata realizzata la ricerca. Ma secondo il docente messo sotto accusa (causa civile per danni, esposto penale alla Procura della Repubblica, deferimento disciplinare al Cun, consiglio universitario nazionale) siamo di fronte al classico “scaricabarile”, alla spasmodica ricerca di un capro espiatorio, identificato nel soldato che non si autoaccusa per salvare il generale.

IL SENATO ACCADEMICO LANCIA ACCUSE

Dice in una telefonata un preside di facoltà che ha partecipato alla seduta del Senato accademico in cui è stato deciso di mettere sotto accusa Stefano Martinotti: «forse siamo stati troppo precipitosi, ma che vuole: la delibera è arrivata fuori sacco, qualcuno nemmeno si è reso conto di tutti i problemi di quella sperimentazione. Lo spauracchio era la richiesta di danni. Ci siamo fidati della parola del rettore».
E così il Patologo clinico della d'Annunzio si è trovato nelle vesti – un pò strette - di colpevole unico.
Nella sua memoria difensiva contro eventuali provvedimenti disciplinari, Stefano Martinotti rigetta gli addebiti tecnici di cui si discuterà in Tribunale e si sofferma soprattutto sulle accuse del rettore contro le quali «pone resistenza estrema» e che «controbatte vivamente per l'asserzione presuntiva del suo coinvolgimento colposo, premeditato e reiterato».
Quello che più colpisce il docente denunciato è la trascrizione della riunione del Senato accademico: «il rettore comunica che Martinotti già in precedenza ha avuto modo di incorrere …..in gravi inadempienze protocollari .... certificate dall'Aifa che ha più volte contestato le sperimentazioni condotte in modo inesatto e contro le cosiddette leges artis».
«Tali osservazioni dell'Agenzia … inducono ad ipotizzare, in tali reiterazioni, una sorta di intenzionalità per cui in presenza di così rilevante contenzioso … è stato ritenuto esporre formalmente i fatti alla Procura della repubblica di Chieti».

DENUNCIA, DEFERIMENTO DISCIPLINARE E ISOLAMENTO PER IL DOCENTE

Martinotti replica punto su punto: le critiche dell'Aifa non si riferiscono mai a manipolazioni o falsificazioni di dati di laboratorio, ma solo a carenze strutturali dei laboratori che sono di competenza del rettore come presidente della Fondazione. Sull'intenzionalità dei “misfatti”, non si comprende, scrive Martinotti, come il rettore possa aver ignorato «che alcune sperimentazioni contestate sono del direttore Andrea Mezzetti, che tra l'altro è responsabile della mancata garanzia della conservazione dei campioni di sangue», a causa dei frigoriferi non a norma.
Inoltre, continua Martinotti, pur essendo io «il Principal investigator della ricerca, il personale del laboratorio proveniva dalla Fondazione o dai dottorati di ricerca dei quali il rettore Cuccurullo è stato coordinatore. Inoltre sono stato responsabile del laboratorio solo dalla fine del 2007, ben dopo le sperimentazioni cliniche sanzionate dall'Aifa».
«Ciò nonostante – conclude il professore denunciato - sono stato interdetto dall'utilizzo del Cesi e dei laboratori di ricerca, sono stato sospeso da altre sperimentazioni, sono stato deferito alla Corte di disciplina del Cun e sono stato denunciato alla Procura. Senza dire poi che mia moglie, professore associato di Patologia generale, è stata allontanata dal Cesi e non può usare né quei laboratori né quelli dell'università senza motivazione scritta e senza preavviso, e che il materiale di ricerca è stato disperso».
E gli altri (professori e rettore) che hanno condotto analoghe sperimentazioni?
Tutti al loro posto, come se niente fosse.

Sebastiano Calella 05/06/2010 9.24

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