Liberalizzazione pubblici esercizi a Pescara, via libera alla rivoluzione

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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PESCARA. E' passata giovedì scorso in Consiglio comunale la delibera sulla liberalizzazione dei pubblici esercizi presentata dall’assessore Stefano Cardelli.

Sono stati 27 i voti a favore e 3 gli astenuti (i consiglieri Pd Alessandrini, D'Angelo e Blasioli) su 32 presenti in aula.
Subito dopo il Consiglio ha approvato la delibera dando anche l'immediata esecutività.
«Da questo momento – ha commentato l'assessore al Commercio Cardelli - per aprire un'attività non sarà più necessario acquistare un permesso preesistente, ma sarà sufficiente presentare la propria richiesta allo Sportello unico per le attività produttive, che entro 60 giorni rilascerà la licenza».
Tuttavia, assicurano da Palazzo di Città, la liberalizzazione non dovrà tradursi in un far west del mercato, con l'apertura indiscriminata di centinaia di locali che, ha detto Cardelli, «da un lato andrebbero inevitabilmente a danneggiare gli esercizi storici, quelli che hanno costruito il tessuto economico della città e, dall'altro, avrebbero essi stessi forti difficoltà a sopravvivere».
Per scongiurare la giungla dei permessi è stato redatto un regolamento ad hoc con il quale è stata fissata una ‘soglia di ingresso', ossia per poter iniziare un'attività il locale deve rispondere a una serie di requisiti, alcuni obbligatori, altri facoltativi, che per il Comune rappresenteranno la garanzia per l'insediamento solo di iniziative di standard elevato.
Tra i criteri obbligatori, «oltre a quelli igienico-sanitari – ha puntualizzato l'assessore Cardelli – ci saranno la dotazione di telecamere e impianti di videosorveglianza all'esterno e all'interno dei locali, e il possesso di tutte le attrezzature necessarie per effettuare la raccolta differenziata dei rifiuti».
Non solo: i requisiti qualitativi richiesti prevedono la disponibilità di un parcheggio personale o la prossimità di un'area di sosta; la presenza di personale di accoglienza alla clientela e di addetti al controllo fuori dalle attività, ossia lo steward; la cura del decoro e dell'immagine esterna della struttura, la dichiarazione di impegno ad aderire a programmi specifici per l'uso del trasporto pubblico o taxi; l'uso di attrezzature a risparmio energetico o utilizzo di sistemi ecocompatibili, come pannelli solari, impianti fotovoltaici o impianti a pavimento; dotazione di servizi igienici superiori alla norma; disponibilità di spazi destinati all'intrattenimento dei bambini e del rilevatore alcolometrico gratis per i clienti; la presenza di menù in almeno due lingue straniere e con almeno due vini doc regionali; la presenza di un'area wireless free; l'esistenza di un sito internet del locale; la conoscenza di almeno una lingua straniera da parte del richiedente; l'adesione alle iniziative e ai circuiti regionali, provinciali e comunali di promozione dei prodotti tipici locali a fini turistici.
La ‘soglia di ingresso', ossia i requisiti richiesti saranno più elevati e rigidi nella zona del centro storico, compresa tra via delle Caserme, piazza Unione, viale Marconi, via Conte di Ruvo, via Arnaldo da Brescia e piazza Vittoria Colonna, coinvolgendo dunque anche l'area di sviluppo antistante la nuova stazione ferroviaria di Porta Nuova; soglia di ingresso di secondo livello nell'area del centro urbano, ossia nel quadrilatero compreso tra via Regina Margherita, via Nicola Fabrizi, via Venezia, corso Vittorio Emanuele e via Leopoldo Muzii; ‘soglia' di terzo livello in tutte le altre zone della città.
«Oggi – ha aggiunto il capogruppo del Pdl Lorenzo Sospiri – abbiamo aggiunto un nuovo tassello all'opera di rilancio dell'economia cittadina: Pescara dovrebbe essere la città veloce del terziario avanzato, e invece per anni ha subito l'assedio della grande distribuzione a causa di quella legge Passeri che ha autorizzato e consentito aperture indiscriminate a San Giovanni Teatino, Città Sant'Angelo e Montesilvano».

04/06/2010 16.49