Chiesto risarcimento milionario alla d’Annunzio: in giudizio il 7 luglio

Alessandro Biancardi

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Chiesto risarcimento milionario alla d’Annunzio: in giudizio il 7 luglio
FARMACO RITIRATO DAL COMMERCIO. CHIETI. Un farmaco ritirato dal commercio, una sperimentazione sotto accusa, una richiesta milionaria di danni all’Università di Chieti ed alla Fondazione da parte di alcune industrie farmaceutiche.(Nella foto il prof. Martinotti)
E c'è di più: un esposto per falso ideologico firmato dall'Università alla Procura della Repubblica contro il patologo clinico Stefano Martinotti, autore della contestata ricerca, ed il suo deferimento alla corte disciplinare del Cun, il consiglio universitario nazionale.

La vicenda nasce dalla sperimentazione sull'efficacia del principio attivo di un farmaco generico da parte di Stefano Martinotti, docente della d'Annunzio e primario del Laboratorio analisi del SS. Annunziata di Chieti.
Si doveva dimostrare che il farmaco generico (che costa di meno) ha la stessa efficacia di quello brevettato, che costa molto di più.
Ma l'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco che controlla le medicine da immettere in commercio e la regolarità delle sperimentazioni, ha sentenziato che qualcosa non andava e quindi ha sospeso l'Aic (l'autorizzazione dell'immissione in commercio) di quel farmaco.
Infatti, durante un'ispezione al Cesi (il Centro per l'invecchiamento della d'Annunzio, dove si effettuano le sperimentazioni di questo tipo e di cui è direttore il prof. Andrea Mezzetti) ha rilevato strumenti non sempre a norma, catena del freddo (cioè i frigoriferi) carente e protocolli spesso non rispettati. Di qui il ritiro dal commercio del farmaco generico sperimentato, la richiesta di risarcimento della ditta che lo produceva e le iniziative contro Martinotti.

PROFESSOR MARTINOTTI: «IO NON VOGLIO ESSERE UN CAPRO ESPIATORIO»

«Ed io dovrei essere la vittima predestinata – replica il docente denunciato - il capro espiatorio di una vicenda che al massimo mi potrebbe vedere corresponsabile di qualche errore procedurale, e non sostanziale, come ha rilevato l'ispezione dell'Aifa? Altro che falso ideologico, cioè scarsa attendibilità dei risultati scientifici della mia ricerca… Da che pulpito viene la predica – continua Martinotti - è paradossale lo scarico di responsabilità sul sottoscritto, quando è noto che lavori scientifici di cui sono coautori Cuccurullo e Mezzetti sono stati oggetto di una “retraction”, cioè sono stati riconosciuti falsi dagli stessi autori».
Al di là degli aspetti tecnici di cui si parla nella memoria difensiva del professore, l'impressione sgradevole che Martinotti ha di questa vicenda a livello umano «è il doppiopesismo del rettore: tutti sanno come si lavora al Cesi, delle sperimentazioni che abbiamo condotto insieme con Andrea Mezzetti, del suo ruolo di responsabilità e del suo coinvolgimento nelle ricerche. Eppure secondo Cuccurullo la mela marcia sarei io, gli altri no. Io non ce l'ho con Andrea Mezzetti, ma è un fatto che ricerche analoghe e nello stesso periodo non sono state sanzionate, pur con le stesse difficoltà procedurali».
Come se la maestra avesse punito un solo alunno dopo la marachella commessa da due compagni di banco.

NAPOLEONE E LE DENUNCE DELL'UNIVERSITÀ

Il rettore Franco Cuccurullo, contattato, preferisce non parlare. Getta, invece, acqua sul fuoco Marco Napoleone, general manager della d'Annunzio e direttore della Fondazione, il quale in una memoria difensiva spiega così la posizione della d'Annunzio.
«La Fondazione», scrive, «ha solo autorizzato a condurre presso le proprie strutture di ricerca le sperimentazioni cliniche eseguite da Martinotti in qualità di responsabile unico. E quindi i successivi rapporti sono stati intrattenuti esclusivamente dal docente responsabile. Poiché la Fondazione si è limitata solo ad ospitare la ricerca, appare infondata e strumentale l'affermazione del Martinotti che il rettore, in qualità di presidente della Fondazione, ha sottoscritto il contratto con gli sponsor, quasi a configurare un rapporto funzionale e diretto alla sperimentazione e non già una convenzione che autorizzava solo l'uso degli spazi e degli strumenti».
Poi, riguardo all'esposto alla Procura, all'azione disciplinare ed al processo civile, «non c'è stata animosità contro il docente, ma comprensibile preoccupazione per il risarcimento danni di circa un milione di euro a seguito dell'azione condotta da un proprio docente che si sarebbe rivelata grave e pregiudiziale sia dal punto di vista dell'immagine che da quello patrimoniale».
«Ed è un tentativo disperato di Martinotti – conclude la memoria difensiva - offuscare verità inconfutabili attraverso lo spregio della figura del rettore/presidente come Cro (contracting research organization), come autore di una Retraction per alcuni lavori scientifici da lui firmati e che non c'entrano nulla e attraverso la citazione di Andrea Mezzetti – con presunta derisione – quale direttore del Cesi, del Dipartimento universitario e di Coordinatore del dottorato di ricerca».
Insomma, spiega poi personalmente Marco Napoleone, «nel percorso della ricerca della d'Annunzio ci sono stati due incidenti. Il primo è quello del lavoro scientifico firmato Cipollone ed altri, che poi è stato oggetto di retraction (ritrattazone sulla veridicità). Ma in questo caso Cipollone si è assunto la responsabilità completa e personale della ricerca sbagliata. Martinotti invece ha un atteggiamento diverso: per salvaguardare il proprio futuro professionale e la responsabilità patrimoniale rappresenta artatamente i fatti».
Tutte le iniziative contro il docente sarebbero dunque originate dalla necessità di difendere l'Ateneo. Niente di più.
Addirittura la sospensione dall'attività di ricerca del Patologo clinico da parte dell'Università, decretata il 14 luglio 2009, si sarebbe incrociata con una lettera scritta dallo stesso docente il giorno 15, e ricevuta il successivo 21 luglio con cui il ricercatore comunicava la sua autosospensione da Responsabile del settore analitico del centro di ricerca clinica della Fondazione «per meglio organizzare una propria memoria contro deduttiva dopo i riscontri di natura ispettiva dell'Aifa».
Per l'Università questa sarebbe una mezza ammissione di responsabilità. Per il docente sospeso è una forma di correttezza istituzionale. In filigrana si riescono a vedere anche le strane (per i tempi) ispezioni dell'Aifa e la sua “attenzione” solo alle ricerche firmate Martinotti.

GUERRA INTERNA E POTERI UNIVERSITARI

Siamo di fronte ad un delinquente incallito travestito da docente universitario che andava punito in modo esemplare oppure si tratta di una caduta di stile, di uno scatto di nervi del Rettore e del Senato accademico, per una vicenda routinaria che si poteva risolvere all'interno dell'Ateneo?
In altri tempi, infatti, i panni sporchi della d'Annunzio sono stati lavati sempre in casa e l'istituzione (rectius: l'Accademia) ha difeso i suoi adepti, facendo blocco contro l'esterno.
Stavolta no.
Ed in modo anche pubblico, visto che la prima udienza civile al Tribunale di Chieti ci sarà il prossimo 7 luglio e quella disciplinare al Cun il 21 successivo.
Il tutto con il coinvolgimento del Senato accademico, cioè dei presidi di facoltà, che hanno condiviso a sorpresa e senza un dibattito approfondito, l'iniziativa punitiva del rettore.
Perché, esclusa la richiesta milionaria di risarcimento (l'unico motivo valido per giustificare la chiamata come corresponsabili di tutti quelli che hanno lavorato alla sperimentazione e non di uno solo), in sostanza gli addebiti dell'Aifa non riguardano falsità nello studio di bio-equivalenza dei farmaci sperimentati, ma solo errori procedurali e di attrezzature.
Sullo sfondo di questa guerra, che in altri tempi si sarebbe svolta senza spargimento di sangue e senza morti, ci potrebbe essere, dunque, una lotta di potere all'interno dell'Università, uno scontro tra il rettore di Chieti Franco Cuccurullo e Luigi Frati (di cui Martinotti è allievo, con tutto quello che significa all'università), potentissimo collega rettore della Sapienza di Roma, già a lungo preside di Medicina e che è l'uomo forte del mondo accademico medico romano e non solo.
Si tratta cioè di un contrasto che certifica la rottura degli equilibri di potere su cui si regge l'università e non solo la d'Annunzio.
E' la prima volta che dal mondo ovattato dei corridoi del rettorato dell'università di Chieti parte un attacco all'arma bianca contro un docente.
E' forse il segno che i tempi d'oro dell'era Cuccurullo sono alle spalle?

Sebastiano Calella 04/06/2010 8.54

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