Rapina in villa nel teramano. Rapagnà chiede la riapertura del ''caso Masi"

Alessandro Biancardi

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TERAMO. Una rapina ad opera di quattro banditi è stata messa a segno nella notte tra lunedì e martedì in una villa situata fra le contrade Civita e Vibrata a Colonnella.
Solo tanta paura per chi dormiva nell'abitazione ma per fortuna nessuna conseguenza peggiore.
I malviventi avevano il volto travisato, indossavano guanti e parlavano una lingua straniera: sono penetrati nell'abitazione posizionata in collina intorno alle ore 3 mentre gli occupanti dormivano.
Hanno aperto un varco nella finestra del bagno attraverso il classico buco nella persiana in legno ed hanno iniziato a rovistare.
Il caos prodotto dai ladri ha svegliato gli occupanti che si sono precipitati a vedere chi vi fosse in casa.
A quel punto uno di questi ha affrontato i rapinatori beccandosi anche un paio di ceffoni ed e' stato costretto a consegnare oggetti in oro e denaro contante per circa 10mila euro prima di scappare. Sono in corso le indagini ad opera dei carabinieri della locale stazione e della compagnia di Alba Adriatica.
Ben diversa è stata, invece, esattamente cinque anni fa, la sorte dei coniugi Masi, trucidati nella loro villetta di Nereto.
Tra le piste seguite nel corso degli anni anche quella della rapina finita male.
E ieri, giorno del quinto anniversario della tragedia, Pio Rapagnà, ex parlamentare e amico della coppia, è tornato a chiedere agli inquirenti di riaprire il caso, rimasto senza colpevoli.
I corpi dei due coniugi vennero ritrovati riversi nel corridoio della villa, le stanze erano a soqquadro, in terra e sulle pareti parecchie tracce di sangue.
Gli inquirenti hanno parlato fin da subito di un'aggressione a scopo di rapina.
Il medico legale stabilì che chi aveva compiuto il massacro lo aveva fatto con particolare ferocia, usando molto probabilmente una mannaia.
Le vittime sono state colpite alla nuca e poi trascinate l'una accanto all'altra, lungo il corridoio che porta alla camera da letto.
«Intendo moralmente denunciare che in questi 5 anni in Provincia di Teramo si è materializzato nella sua sostanza ciò che mi appare una vera e propria 'manifestazione del sonno e della impotenza' della maggior parte delle istituzioni repubblicane presenti e operanti sul nostro territorio», ha detto Rapagnà.
«Con l'archiviazione senza appello e senza la individuazione di esecutori e mandanti di un duplice 'delitto perfetto', è ormai un dato di fatto incontrovertibile che, quantomeno per la rilevanza, gravità ed eccezionalità dei fatti accaduti a Nereto ed in Provincia di Teramo, forse non siano state assunte, da parte di chiunque ne avesse avuto specifico dovere istituzionale e civico, tutte quelle iniziative tese rispettivamente a prevenire l'efferato delitto, proteggere le vittime e pervenire alla cattura degli assassini, che invece risultano essere scomparsi nel nulla».
Rapagnà chiede di sapere perchè gli investigatori, il Comando Provinciale dell'Arma dei Carabinieri e gli inquirenti della Procura della Repubblica di Teramo, «piuttosto che accogliere l'aiuto investigativo degli organi di informazione nazionali e locali (come si verifica 'normalmente' anche in questi giorni in tutte le parti d'Italia per casi analoghi), pensarono invece di procedere di ufficio anche alla 'secretazione totale' degli atti ed alla richiesta del 'silenzio stampa'. Poi, dopo ipotesi e piste che si sono rivelate fin dall'inizio sbagliate, i due soggetti più importanti per l'inchiesta e presenti sulla scena del delitto immediatamente dopo la scoperta dei corpi straziati, il Comandante Provinciale dei Carabinieri Igino Izzo ed il Procuratore della Repubblica Cristoforo Barrasso, lasciarono il loro incarico ad altri, nel mentre si è continuato a brancolare nel buio, sino all' archiviazione recentemente richiesta ed accolta».

03/06/2010 8.25