Commissario Ato:«bisognerà stringere la cinghia:pagheranno i cittadini comunque»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4729

ACQUA E TARIFFA. PESCARA. Una consulenza da 106 mila euro per scoprire gli sprechi. La necessità di alzare la tariffa dell’acqua ai cittadini per le spese folli del passato. In mezzo la risposta sibillina del commissario straordinario dell’Ato pescarese, Pierluigi Caputi, sull’eventuale esposto alla Corte dei Conti.




ACQUA E TARIFFA. PESCARA. Una consulenza da 106 mila euro per scoprire gli sprechi. La necessità di alzare la tariffa dell'acqua ai cittadini per le spese folli del passato. In mezzo la risposta sibillina del commissario straordinario dell'Ato pescarese, Pierluigi Caputi, sull'eventuale esposto alla Corte dei Conti.



Come si conviene nei paesi civili: «chi sbaglia deve pagare». Invece, probabilmente, a vedersi aumentata la tariffa saranno i cittadini e non i “manager” che per anni non hanno saputo gestire l'Ente d'ambito.
Per individuare gli sprechi ed elencarli ci è voluto uno studio costato 106 mila euro.
Appurato che ci sono stati degli sbagli e delle spese - diciamo- non oculate, il Commissario straordinario ha intenzione di fare un esposto alla Corte dei Conti per accertare le eventuali responsabilità di qualcuno?
«Gli atti conseguenti obbligati per un pubblico funzionario sono atti del funzionario», ha risposto Pierluigi Caputi al telefono con PrimaDaNoi.it, «e quindi non si dichiarano ai giornali: io le posso assicurare che quello che i commissari Ato dovevano fare è stato fatto e ciò che si dovrà fare sarà fatto senza nessuna esitazione».
Allora esposto sì o esposto no?
Difficile interpretare il burocratese.
«Posso fare io una valutazione?», ha però aggiunto Caputi, «a me sembra che tutta questa trasparenza del servizio pubblico integrato non ci sia mai stata, quando mai nella vostra vita avete avuto tanti dati a disposizione? Mi aspettavo un apprezzamento dal vostro giornale: il nostro tentativo, come commissari, è quello di riportare alla normalità la situazione».
Infatti, tanta trasparenza non c'è mai stata per capire davvero come è stato amministrato il servizio pubblico. E' vero anche però che se non ci fosse stata la corsa al segreto negli anni non si sarebbero –forse- nemmeno dovuti spendere i 106mila euro per la consulenza…
E poi a parlare di trasparenza ci si rimette sempre: l'elenco dei documenti che sarebbe utile vedere sui siti dell'Ato e dell'Aca è lunghissimo.
Qualcuno dice che l'aumento della tariffa è un'eventualità lontana, ma senza l'aumento da dove arriveranno i soldi?
«Dai Comuni soci, quindi a pagare saranno sempre i cittadini», ha dichiarato il commissario straordinario, «non ci sarebbe nemmeno giuridicamente un'altra soluzione: i Comuni soci pagano i debiti. Ma precisiamo che le spese gestionali, che nel passato potrebbero essere state dimensionate in maniera non adeguata, non possono essere ricaricate nelle tariffe future: questo per legge».
E quindi?
«Un buon management deve saper contenere i costi, risparmiare e far tornare la situazione alla normalità», ha affermato Caputi.
Si capisce chi dovrà pagare gli errori di altri, si capisce che probabilmente c'è anche la voglia di far rimanere tutto al livello amministrativo e di “normale gestione”.
Si capisce, invece, un po' meno il ruolo dei soci, cioè i Comuni, quelli che potrebbero essere chiamati ad aumentare le tasse per coprire le perdite di gestione: che hanno fatto in tutti questi anni? Perché non hanno controllato e non si sono accorti di quello che avveniva nella gestione del sistema idrico integrato? Almeno i sindaci avevano accesso a tutti i documenti e dunque potevano sapere.

LA DIFFIDA DI CODICI: «I SINDACI NON HANNO TUTELATO LA COLLETTIVITA'»

Non è tutto rose e fiori invece per l'associazione Codici che ha diffidato i sindaci dell'Ato 4 pescarese a non procedere all'approvazione dell'aumento della tariffa dell'acqua.
Se nella riunione del 7 giugno (che pare spostata all'8 giugno a giudicare dal sito internet dell'Ato) «i sindaci diffidati procederanno ad approvare l'aumento», spiega Domenico Pettinari di Codici, «l'associazione esporrà senz'altro indugio i fatti alla Procura della Repubblica denunciando penalmente tutti i sindaci coinvolti nella votazione a favore dell'aumento».
L'associazione ritiene che «i sindaci, informati costantemente della gestione fallimentare e dell'Aca e dell'Ato e non avendo mai deliberato documenti atti a garantire i contenimenti dei costi, votando l'aumento vadano ulteriormente ad aggravare la loro posizione danneggiando gravemente gli interessi dei consumatori».
Inoltre, secondo Codici, i sindaci sarebbero «responsabili della violazione del Codice del Consumo (art. 2 lett. g) del Dec. Leg.vo n. 206/05) per aver posto in essere condotte non atte a garantire l'erogazione di “servizi pubblici secondo standard di qualità e di efficienza” e pertanto punibili secondo legge».
In conclusione l'appunto che l'associazione dei consumatori fa ai sindaci, è che «negli anni passati, avrebbero dovuto approvare nell'assemblea dei soci atti di indirizzo tesi a limitare le assunzioni, limitare le consulenze esterne e bloccare le esternalizzazioni inutili se volevano veramente adempiere alle funzioni loro demandate e alla tutela degli interessi della collettività amministrata».
Insomma i sindaci avrebbero dovuto controllare di più nell'interesse dell'ente da loro amministrato e, dunque, nell'interesse di tutti.

IL SITO FATTO IN CASA DOPO 8 MESI DI BUIO

Nel nome della «più assoluta trasparenza», pochi giorni dopo un nostro articolo, l'Ato ha riattivato il sito fermo da 8 mesi per problemi «economici».
Ora spariti. Basta applicarsi.
«Avevate ragione», ha commentato il commissario Caputi, «la vostra sollecitazione nei confronti del cittadino era giusta: non si può lasciare senza voce e senza capacità di comunicazione un ente, e quindi l'abbiamo riattivato».
Il tutto è stato fatto gratuitamente da un dipendente «esperto», ovvero Fabio Ferrante, impiegato dell'Ato e consulente per l'informatica anche al Comune di Pianella.
Se siete riusciti a farlo in pochi giorni, perché è stato fermo per 8 mesi?
«La decisione non è dipesa da me, ma dalla direzione che ne ha la competenza», ha chiarito, «in buona fede e l'impiegato aveva deciso di lasciare le cose così dopo la scadenza del contratto del vecchio gestore. Tutto nell'ottica del risparmio perché pensavamo che i tempi per l'accorpamento dei vari Ato sarebbero stati stati più brevi».
L'assemblea che deciderà l'aumento della tariffa è ancora lontana, nel frattempo tutto tace.

Manuela Rosa 01/06/2010 18.37

CONDIVIDI GLI ARTICOLI DI PDN SU FACEBOOK