«No alla cava di Castelbasso», il borgo medioevale a rischio

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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«No alla cava di Castelbasso», il borgo medioevale a rischio
CASTELLALTO. Un progetto che fa paura, di cui si conosce ancora poco ma i cittadini si organizzano e mettono su un comitato per la tutela del territorio. Un film già visto.
Lo scorso aprile a Castelbasso, frazione del Comune di Castellalto, è sorto così il “Comitato per l'Ambiente Castelbassese”.
Ne fanno parte cittadini privati, aziende agricole biologiche, aziende commerciali, la fondazione Malvina Menegraz di Castelbasso, l'associazione Amici per Castelbasso e la parrocchia.
Il presidente è Giuseppe Di Stefano.
Il comitato si muoverà per «far valere in tutte le sedi le ragioni di una realtà culturale, sociale ed economica come quella castelbassese».
Il gruppo è nato per la difesa del patrimonio ambientale e per dire no all'apertura e alla coltivazione di una cava nelle immediate vicinanze del centro storico.
Castelbasso, oggi, è ancora circondato da antiche mura, il paese conserva quasi integralmente l'originario assetto medievale.
Nel cuore del borgo ci sono palazzi medievali e la Chiesa dei Santi Pietro e Andrea che vanta un portale del '300 ed un battistero in pietra del '500, mentre gli stucchi che la decorano risalgono al '600 e le pale degli altari al '700.
La zona, inoltre, negli ultimi anni è stata valorizzata con importanti manifestazioni culturali, che si tengono soprattutto d'estate. Insomma un centro piccolissimo che però ha saputo farsi conoscere e crearsi una importante reputazione soprattutto nel campo della cultura.
Ora su tutto questo incombe la cava.
«Essa pregiudicherebbe fortemente il futuro di un borgo che ha visto un'autentica rinascita attraverso la cultura», dicono gli iscritti al comitato.
Il Comitato, oltre a sottolineare l'importante valenza architettonica, rileva che a tutt'oggi non esiste una strada di collegamento tra l'area destinata alla cava e alla strada provinciale 25, un elemento determinante per il rilascio dell'autorizzazione per l'apertura del sito.

A marzo il consigliere del Pd, Claudio Ruffini aveva chiesto la revoca del provvedimento di apertura che sosteneva mancassero alcuni presupposti perché si procedesse alla sua realizzazione.
La prima motivazione era di carattere procedurale.
Secondo Ruffini, infatti, non sarebbero stati rispettati i termini previsti per la convocazione della conferenza dei servizi.
La seconda ragione risiederebbe, invece, nel fatto che non sarebbe stata data la possibilità al Comune di Castellalto di poter partecipare al procedimento autorizzativo.
Per Sinistra Ecologica e Libertà, invece, la cava danneggerà i cittadini di Castelnuovo per via del traffico di mezzi pesanti che invaderanno il centro del paese.
Nel passato anche il Comune ha fatto sentire il proprio no presentando una diffida contro l'ente regionale e contro l'azienda richiedente, trasmessa anche alla Procura di Teramo, per ottenere l'annullamento dell'autorizzazione.
C'è poi anche una delibera del consiglio comunale di Castellalto del 2006 che prevede il divieto di attività estrattive nel raggio di 500 metri dalla cinta muraria.
Ma la Regione sarebbe riuscita a dribblare questo problema prevedendo la cava a 650 metri di distanza dal centro.

01/06/2010 12.12