Crack La Giulianese: aumentano dubbi e debiti

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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Crack La Giulianese: aumentano dubbi e debiti
GIULIANO TEATINO. E’ caduto il silenzio sulla vicenda della cooperativa “La Giulianese” o siamo in quel momento di calma che precede la tempesta? Chissà.
Intanto al Tribunale sono state presentate le prime opposizioni ai decreti ingiuntivi che, dopo la scoperta del “buco” nei conti della cooperativa, continuano ad arrivare ai soci che hanno garantito i prestiti milionari chiesti dal presidente Antonio Profeta. Dopo la BCC Sangro Teatina, che è stato il primo istituto bancario a muoversi, ora si preoccupano anche tutti gli altri istituti di credito che hanno concesso scoperti bancari e mutui a gogò.
Contro queste ingiunzioni, come detto, si è opposto l'avvocato Gabriella Luccitti, che assiste i soci fideiussori e che ha eccepito anche la possibile falsità delle firme apposte in banca per ottenere gli scoperti bancari.
Naturalmente fanno rumore a Giuliano Teatino i milioni di euro scomparsi dai conti della cooperativa che produceva marmellate e che ora produce ancora lo stesso prodotto attraverso un altro marchio ed un'altra società.
Quello che si va delineando è un quadro di operazioni che portano alla disinvoltura con cui il presidente Antonio Profeta gestiva i conti della Giulianese e tranquillizzava i soci sullo stato di salute della cooperativa.
In realtà di vero in tutta questa storia sembrano esserci solo i debiti e gli impegni che sono stati fatti accollare al Consiglio di amministrazione e che ora le banche rivendicano.
Ben prima che la notizia diventasse pubblica per l'arrivo a Giuliano delle ingiunzioni di pagamento delle banche, la Guardia di Finanza di Chieti stava accertando da tempo le responsabilità dirette del presidente Profeta e dei sindaci revisori dei conti che hanno certificato la regolarità di tutte le operazioni contabili.
E' un aspetto che ha sollevato molti dubbi sia negli inquirenti sia tra i soci.
Se i bilanci erano floridi, da dove sbucano i debiti con l'erario (circa un milione mezzo secondo calcoli prudenziali), gli scoperti bancari, i mutui, le rate di leasing? E perché le banche, locali e non, hanno dato fiducia ad operazioni dubbie?
Una prima risposta potrebbe essere questa: il meccanismo messo in atto dal presidente Profeta era di versare somme consistenti su un conto di una banca. Si parla anche di milioni, ma di solito si trattava di qualche centinaio di migliaia di euro, che poi venivano spostati in altre banche.
Sulla base di questo deposito, si chiedevano prestiti altrettanto consistenti che poi non sono stati onorati e che ora vengono chiesti ai soci fidejussori. La seconda risposta potrebbe essere nelle storie, più o meno credibili, che Antonio Profeta raccontava ai soci.
Come quella di aver cacciato la società che commerciava le marmellate «perché aveva un debito milionario con la Giulianese e non pagava».
Forse le cose potrebbero non stare proprio così. E i primi dubbi li hanno avuti proprio i soci, ma anche i Finanzieri non l'hanno bevuta.
Sembra, infatti, che esista un documento che certifica esattamente il contrario: che cioè ad avere i debiti era la Giulianese e per un importo di poco sotto il milione di euro, diciamo circa 800 mila euro. Oppure anche questo documento è falso?
Se lo chiedono gli inquirenti, lo vorrebbero sapere i soci ai quali sembrano troppi quasi due milioni di vasetti di marmellata non pagati (basta dividere l'importo in questione per il costo unitario di un vasetto). Ma se è falso questo documento (si parla di una scrittura privata), potrebbero essere false o gonfiate tante altre fatture e tante altre operazioni di leasing o di acquisto. O potrebbe essere falsa tutta la contabilità “felice” della Giulianese. Alla fine il dubbio sorge spontaneo: la storia è vera o siamo su Scherzi a parte?

Sebastiano Calella 29/05/2010 11.05