Campeggio di Pretoro: l’Aptr decide di non decidere

Alessandro Biancardi

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PRETORO. Doppio colpo di scena nella vicenda del campeggio “La Maielletta” di Pretoro. L’Aptr di Pescara non è riuscita a concludere l’istruttoria per la classificazione del camping.



Il Comune di Pretoro, che pure ha obblighi di sorveglianza sul suo territorio, in una lettera ufficiale a firma del sindaco, Antonio Borgonsoli, scrive all'Aptr che non è in grado di dare nessuna collaborazione per la documentazione che il Comune dovrebbe inviare.
Come si ricorderà, nell'annosa disputa sull'esistenza o meno dei requisiti minimi del campeggio per funzionare, c'è stata una sospensiva del Tar Pescara per l'ordinanza di chiusura, con l'indicazione di fare presto a classificare il campeggio.
L'Aptr di Pescara, che aveva avocato la pratica all'ufficio di Chieti, non è riuscito a concluderla per l'invio alla Provincia di Chieti che dovrebbe emettere il provvedimento finale di autorizzazione.
Ed il Comune, da parte sua, si è defilato e scrive che, pur «volendo dare un minimo di collaborazione, ne è esclusa la possibilità per la carenza assoluta di personale avendo in organico ed in servizio un solo tecnico».
Una specie di silenzio-assenso che, se facesse giurisprudenza, potrebbe servire a coprire ogni genere di abuso quando un Comune non può controllare o non ha personale per le autorizzazioni.
C'è di più: nella Repubblica di Pretoro il sindaco rifila alla Provincia (che ha la competenza della classificazione del campeggio) un'interpretazione della decisione del Tar che ha del sorprendente.
Siccome nella sospensiva per la chiusura della struttura (che pure non può essere un'anticipazione della sentenza di merito) il Tribunale amministrativo ha chiesto a sorpresa di «assumere tempestivamente la decisione di classificare», che aspetta la Provincia a farlo?
Servono autorizzazioni edilizie, di sicurezza, sanitarie?
Non sono necessarie, sembra dire il sindaco, il Tar ha detto che bisogna “classificare”.
Insomma un'applicazione della “politica del fare” che sembra prescindere dal rispetto della normativa, tanto che nemmeno l'Aptr se l'è sentita di bypassare le leggi esistenti: al massimo, di fronte all'assoluta mancanza della documentazione richiesta, invece di chiudere l'istruttoria con un no secco, ha lasciato aperta la porta a future possibilità:«allo stato degli atti – scrive infatti alla Provincia – non è possibile concludere positivamente l'istruttoria».
Firmato: il direttore Giuseppe Di Fabrizio.
Sarebbe quasi blasfemo associare questa decisione a quella di Ponzio Pilato, ma siamo nello stesso genere: si evita cioè di decidere quando ci sono i presupposti.
Fa bene perciò il titolare del camping ad infilarsi in questa incertezza operativa dell'amministrazione comunale e dell'Aptr ed a sollecitare il comune di Pretoro «a fornire parte della documentazione mancante al fine di consentire all'Aptr di procedere alla classificazione della struttura in oggetto».
Cioè: la colpa non è mia se non presento i documenti, è il Comune che non me li dà. Interpretazione anche questa sorprendente, perché è una specie di auto-autorizzazione, in quanto il campeggio funziona pur in presenza delle contestazioni della Forestale e del Parco della Majella e nel dubbio della mancanza delle certificazioni dei Vigili del Fuoco, della Asl e del Comune.
Insomma un turismo fai da te che la dice lunga sulla qualità delle strutture ricettive abruzzesi, anche se l'assessore regionale Mauro Di Dalmazio è stato confermato dalla Conferenza delle Regioni come delegato nazionale al turismo.
Se in giro si sapesse come funziona l'Aptr, forse qualche dubbio per la sua riconferma ci sarebbe stato.
Perché l'Aptr regionale prima ha contestato con tanto di sanzione disciplinare un funzionario incolpevole che aveva archiviato la pratica del campeggio per carenza documentale.
Poi, pur avendo affermato il potere dell'ufficio centrale che avrebbe sicuramente fatto meglio e di più, è arrivato alla stessa conclusione di impossibilità di chiudere l'istruttoria per mancanza di documenti: il titolare della struttura infatti «non ha fornito le informazioni né la documentazione a suo tempo richieste».
A questo ha aggiunto la decisione pilatesca di non luogo a procedere.

Sebastiano Calella 28/05/2010 10.19