Ato e Aca. La tariffa dell’acqua aumenterà ma nessuno combatte il clientelismo

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. A livello nazionale una crisi finanziaria fuori dall’ordinario, i redditi che scendono, la povertà che corre, precariato imperante, 'bamboccioni' ostaggio dei genitori, senza lavoro e futuro.





ABRUZZO. A livello nazionale una crisi finanziaria fuori dall'ordinario, i redditi che scendono, la povertà che corre, precariato imperante, 'bamboccioni' ostaggio dei genitori, senza lavoro e futuro.



In Abruzzo da più parti si criticano le manovre regionali per alleviare gli effetti dell'impoverimento ma soprattutto si parla di sprechi in ogni settore dove a decidere sono gli amministratori pubblici.
Nessuno parla più della sanità martoriata da sempre da corruzione e sperperi e per questo ora bisogna ridurre ospedali e servizi, mentre i pazienti sono in corridoio o occorrono mesi per esami urgenti.
La falsa polemica degli stipendi elevati dei consiglieri regionali distrae l'attenzione e l'eventuale decurtazione produrrebbe risultati irrisori rispetto ad un vero cambio di rotta sulla logica del clientelismo.
Il clientelismo è una piaga di sempre e nessuno, di nessun colore politico, ha mai realmente fatto qualcosa per ridurre gli sprechi. Non conviene. Apparentemente Chiodi ha dato un minimo segnale.
Troppo poco perché il cancro è mortale.
L'ultimo odioso fatto è l'aumento quasi certo dell'acqua per i cittadini che rientrano nell'Ato4 pescarese perché i soldi sono pochi e c'è bisogno di liquidi.
Non un aumento qualsiasi ma l'ultimo di una serie e per ragioni ben precise: pochi soldi.
Perché pochi soldi?
Per una lista lunghissima di inefficienze, sperperi, mancati controlli, conflitti di interessi, spese pazze, scelte inopportune e antieconomiche, il tutto sotto gli occhi di dipendenti e controllori, sotto gli occhi dell'Ato, della Aca e soprattutto della Regione.
E ci siamo già dimenticati che per anni quelle stesse persone che gestivano il servizio idrico hanno tenuto nascosto il fatto che l'acqua fosse contaminata: sapevano ed hanno taciuto.
Ci siamo già dimenticati [url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/news2/article.php?storyid=180]l'orrore della somministrazione di acqua contaminata[/url] perché i depuratori non depuravano abbastanza e perché una discarica gigantesca era stata creata senza che nessuno vedesse.
Acqua passata. Ora tocca pagare.
I cittadini pagheranno, visto che il prossimo 7 giugno l'assemblea dei sindaci voterà per un aumento di quasi 30 centesimi a metro cubo. Una soluzione obbligata, l'unica soluzione per la Casta.
Non risulta per esempio che il commissario in possesso della relazione che evidenzia le macroscopiche inefficienze abbia esposto i fatti alla Corte dei Conti o alla procura della Repubblica.
Non si parla forse di ingenti danni erariali?
Eppure se sperperi così grandi ci sono stati bisogna pure ammettere che vi sono stati cattivi amministratori che hanno fatto scelte errate.
In uno Stato di diritto pagano loro non certo i consumatori.
Il perché oggi ci ritroviamo in una situazione tanto paradossale e assurda è scritto nel Dna di Ato e Aca: mettere persone giuste al posto giusto e che siano riconoscenti può dare moltissimi vantaggi ed assicura il potere anche se si gestisce così malamente la cosa pubblica.
Anche questo è un risvolto del clientelismo.

ATO: QUANTI ASSESSORI DIPENDENTI

All'Ente d'ambito bisogna cercare bene per trovare un dipendente che non sia parente, moglie, amico stretto di qualcuno che conti.
Fino al commissariamento, a presiedere l'Ato era Giorgio D'Ambrosio (Pd), all'epoca anche parlamentare e pure sindaco di Pianella (primo cittadino lo è ancora).
Potrebbe essere un caso che all'Ato, per esempio, lavori l'assessore ai lavori pubblici di Pianella, Vincenzo Di Giamberardino, potrebbe essere un caso ma non lo è visto che l'assessore non ha superato un concorso pubblico.
C'è qualcuno che giura che ci sia un conflitto di interessi visto che tra i comuni dell'Ato faccia parte anche Pianella, ci sarebbe anche un articolo dello statuto dell'Ente che parrebbe sancire una qualche incompatibilità ma meglio non guardare il capello.
Un altro caso tuttavia è difficile da tacere e riguarda Fabio Ferrante, giovane rampante dipendente con qualifica invidiabile, che è anche assessore a Lettomanoppello.
PrimaDaNoi.it lo ha ascoltato di recente a proposito del sito internet dell'Ato inattivo da otto mesi con conseguente mancanza di trasparenza. Una scelta oculata fatta apposta, ci ha confermato, «per risparmiare soldi in attesa di sviluppi».
Meglio risparmiare anche perché ci sono tante amministrazioni che con la scusa del web i soldi li utilizzano, magari per consulenze che potrebbero risparmiarsi, per esempio come succede a Pianella dove c'è un consulente che cura l'aggiornamento web per 6mila euro all'anno.
E chi è?
Ferrante assessore-dipendente-consulente che nel paese delle olive amministrato da D'Ambrosio è pagato per fare quello che all'Ato non gli fanno fare: aggiornare un sito e magari dare trasparenza.
Curioso davvero: un dipendente a tempo pieno che deve trovarne altro per aggiornare il sito del comune di Pianella e poi fare l'assessore a Lettomanoppello.
Ferrante tuttavia è abituato perché ha avuto sempre molti impegni, così come quando ha fatto il segretario (portaborse) dell'allora parlamentare Giorgio D'Ambrosio, sempre lui. Ma pare che in quel caso non abbia guadagnato molto.
Storie particolari, due su 13 dipendenti, che delineano un mondo preciso ed un modo di intendere l'amministrazione pubblica molto preoccupante. Non gli unici casi.
Magari non c'è nulla di male e le leggi sono tutte rispettate (in questo caso il commissario e la consulenza da 100mila euro sulla quale si basa il responso di Caputi  avrebbe preso una cantonata colossale) sta di fatto che è un bel problema essere presenti contemporaneamente in più posti.
E la spesa per il personale cresce e cresce.
Per avere in cambio cosa? Acqua contaminata e persone che magari saranno tutte laureate ma che per anni non si sono accorti di nulla (sempre che il commissario non si sia sbagliato…)ed oggi per i loro errori la tariffa aumenta.


ACA AZIENDA PRIVATA? PUBBLICO SCEMPIO

Il politicante che parla il burocratese va dicendo che la Spa è privata e così lo sarebbe anche l'Aca.
Il regime privatistico non muta invece l'essenza pubblica visto che il capitale è totalmente pubblico e, dunque, come tale deve rispettare molte delle norme che regolano gli enti pubblici a garanzia per tutti i cittadini.
Ma la prova più lampante che si tratta di un giocattolo della politica è ancora una volta lo sfrenato clientelismo imperante. Perché la politica ha creato l'Aca per metterci dentro di tutto.
Per esempio è assunta all'Aca, Silvina Sarra, sindaco di Bolognano nonché moglie del presidente Ezio Di Giancristofaro, già ex assessore a Popoli.
Hanno ruoli anche Andrea Di Tomasso (è stato segretario politico dei Ds di Scafa); Marcello Capri (genero di un ex consigliere comunale di Scafa); Rosario Cicoria (figlio dell'ex vice sindaco di Cappelle sul Tavo); Elisa Di Blasio (figlia di un ex consigliere comunale di Scafa); Benino Di Monte (ex vice sindaco di Salle); Matteo Esposito (figlio di un consigliere di amministrazione dell'Aca S.p.a. nonché assessore al comune di Loreto), Pietro Menna (consigliere comunale di Roccamorice e consigliere della Comunità Montana Maiella – Morrone).
Solo alcuni esempi che indicano in maniera incontrovertibile come le persone maggiormente capaci siano anche legate ad amministratori pubblici.
Ma risulta interessante anche ricordare alcuni metodi utilizzati per l'assunzione.
La parola d'ordine è: borse di studio.
E' il 17 marzo 2000 quando il direttore generale dell'Aca, ingegnere Bartolomeo Di Giovanni, firma il relativo progetto motivando la necessità di acquisire nuove figure. L'ammissione alla borsa di studio è avvenuta tramite colloquio, valutazione di titoli e voto di laurea.
Per un totale di 10 borse di studio annuali rinnovabili per un secondo anno. Sette giorni dopo il cda di allora composto da Tonino Di Berardino (presidente) Giorgio D'Ambrosio, Donato Di Matteo, Franco Feliciani, Aldo Giammarino, Donato Renzetti e Paolo Tracanna, approva lo schema e decreta il via libera delle selezioni.
Un anno dopo vengono concesse le borse di studio per un compenso lordo di10 milioni delle vecchie lire a Nicolina Pietromartire, Anna Maria Di Berardino, Massimo Pace, Roberta D'Incecco, Antonio Castricone, Giancarlo Gennari (poi rinuncerà perché sarà assunto per altra selezione), Pietro Menna, Rosario Cicoria, Pierpaolo Breda.
Le borse di studio saranno poi più volte prorogate e molti saranno assunti nel volgere di tre o quattro anni. Anche qualche inchiesta penale aperta non ha ravvisato elementi di irregolarità in merito alle assunzioni.
Altro discorso che pare non interessi a nessuno è la presenza costante sul posto di lavoro ed il carico reale di lavoro per alcuni dipendenti.
Non secondario è il discorso delle consulenze esterne che negli anni hanno prodotto uscite ingenti oscillando oltre i 500mila euro e toccato negli anni anche punte di quasi un milione di euro. Consulenze di vario genere affidate spesso fiduciariamente ed i cui risultati sono sempre stati giudicati positivamente da ogni Cda.
Se è vero dunque che ci sono delle criticità nella gestione complessiva di Ato e Aca come si pensa di eliminarle?
L'aumento della tariffa non basta.
Le promesse meno che mai.

28/05/2010 8.40

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