Mafia. Detenuto chiede i domiciliari per gravi problemi di salute

Alessandro Biancardi

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SULMONA. Due interventi chirurgici subiti nel giro di un mese e un terzo che dovrebbe essere eseguito in questi giorni per un'improvvisa occlusione intestinale.

Una storia tra malasanità e malagiustizia quella di Giuseppe Paratore, messinese di 41 anni, da 8 anni in carcere per associazione mafiosa.
L'uomo termina di saldare il suo conto con la giustizia alla fine di quest'anno e tramite il suo avvocato, Pietro Luccisano del Foro di Messina, ha chiesto al giudice di sorveglianza del tribunale dell'Aquila, di poter scontare il resto della pena agli arresti domiciliari, per poter avere i familiari al suo fianco, in questo momento difficile.
In ospedale è, infatti, costantemente piantonato dagli agenti come fosse in cella.
«Dopo due interventi chirurgici che non hanno risolto il suo problema clinico», afferma il legale siciliano all'agenzia Ansa, «il mio assistito dovrà essere operato una terza volta. Proprio per la gravità della situazione, ho fatto istanza di rinvio dell'esecuzione della pena, o in alternativa ho chiesto la concessione dei domiciliari che sconterebbe in ospedale. Ad oggi la mia richiesta non ha ricevuto nessuna risposta».
Paratore si è sentito male nel mese di aprile per problemi ai diverticoli, il 10 dello stesso mese è stato operato una prima volta.
Tornato in carcere, dopo qualche giorno ha avuto delle complicazioni.
Nei primi giorni di maggio ha subito un secondo intervento chirurgico e da allora è sempre rimasto in ospedale.
Nei giorni scorsi di nuovo complicazioni e dovrà essere rioperato.
«La moglie è disperata», conclude l'avvocato, «e lui è spaventato e solo».
27/05/2010 16.24