Arresti post partita, De Gregorio:«trauma che mi porterò per tutta la vita»

Alessandro Biancardi

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LANCIANO. Nove lunghissimi e interminabili giorni di carcere, dopo l'arresto ancora tutto da chiarire avvenuto il 5 maggio scorso dopo la partita Roma Inter, finale di Coppa Italia.



«Non credevo che in Italia potessero accadere fatti del genere. Un episodio che mi ha segnato profondamente, un trauma che credo mi porterò dietro per tutta la vita».
A parlare è stato questa mattina Emanuele De Gregorio, 19 anni, lo studente universitario di Gessopalena arrestato insieme a Stefano Carnesale, anche lui studente di 19 anni di Gessopalena.
Dopo il carcere i due hanno ottenuto i domiciliari e poi in obbligo di firma.
Il loro paese gli si è stretto intorno. Nei giorni scorsi amici e conoscenti sono scesi in piazza per una fiaccolata e chiedere il ritorno a casa.
Perchè chi li conosce bene continua a ripeterlo da giorni: i due non sono ragazzi aggressivi o tifosi scalmanati.
Nello studio del suo difensore, l'avvocato Silvio Rustignoli, Emanuele ha ripercorso questa mattina quanto accaduto quella sera. Un copione già visto dopo la scarcerazione del giovane romano Stefano Gugliotta, la cui detenzione era durata decisamente meno, grazie ad un video inviato alla trasmissione Chi l'ha visto nel quale era stato ripreso il suo pestaggio da parte di alcuni agenti di polizia.
Così oggi Emanuele ha ripercorso quella drammatica sera che gli ha cambiato la vita.
Ha raccontato di essere andato allo Stadio Olimpico insieme al suo amico a vedere la partita ed aveva acquistato i biglietti del settore distinti.
Al termine dell'incontro di calcio si era spostato ad una fermata dell'autobus per far rientro a casa e mentre si apprestava a chiedere delle informazioni agli agenti, è stato inspiegabilmente caricato ed arrestato.
«Poco prima - ha raccontato confermando la versione riportata anche dai suoi familiari- avevamo raccolto da terra un'asta di plastica di quelle utilizzate per le bandiere. Volevamo usarla in occasione dei prossimi Mondiali, per esporre uno striscione dal nostro balcone, ma forse quell'oggetto è stato interpretato dai poliziotti come una nostra volontà di aggredire qualcuno. Ma noi non siamo ultras e non abbiamo alcun tipo di frequentazione con questi ambienti, anche perchè io studio nella capitale da ottobre, Stefano da febbraio».
Sulla vicenda pesa un ricorso in Cassazione contro la convalida dell'arresto, mentre un secondo sull'obbligo di firma sarà depositato non appena verrà notificato il provvedimento.
«Perchè - ha aggiunto Rustignoli - una simile misura impedisce al ragazzo di proseguire gli studi, che stava portando avanti gia' con profitto e con 2 esami sostenuti in pochi mesi».

«UNA BATTAGLIA DI GIUSTIZIA

Il giovane studente ha riferito di aver anche assistito al pestaggio da parte degli agenti di un altro ragazzo, Emanuele Pecorone, a sua volta finito in manette.
De Gregorio si è detto pronto ad andare avanti in quella che definisce una battaglia di giustizia e ha raccontato anche delle grandi dimostrazioni di affetto che ha ricevuto da tanti cittadini che gli hanno inviato telegrammi di solidarietà e dai parlamentari che sono andati a visitarlo in carcere.
Attestati che lo hanno aiutato nei tanti momenti di sconforto, in cui ha confessato di aver anche pensato al suicidio.
«Tornerò a Roma appena mi sarà consentito - ha concluso - perchè non ho fatto niente e non credo che un errore, per quanto così grave, debba poter cambiare i miei progetti di vita».
Sulla stessa linea il suo avvocato.
«Non possiamo fermarci - ha rimarcato - perchè si tratta di fatti che non possono accadere e che potrebbero un giorno coinvolgere anche i nostri figli».

26/05/2010 11.53