Asl Chieti, la Cgil protesta: «superati limiti della decenza»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2763

CHIETI. Momento delicato per il personale nella Asl 2 di Lanciano-Vasto-Chieti: «ha ormai superato i limiti della decenza».



Il periodo è sicuramente tra i più complicati e difficili per la sanità della regione, con il piano di rientro dai debiti che impone comportamenti di massimo rigore e la continua ricerca di metodologie per il raggiungimento di elevati standard di efficienza.
Ma anche conoscendo questa realtà secondo il segretario generale Cgil Chieti, Andrea Gagliardi, «non è pensabile che i danni prodotti da decenni di malgoverno, assenza totale di controllo e interessi molto più “privati” che pubblici, debbano essere pagati dalla parte più debole della società e cioè dagli utenti e dai lavoratori del Sistema Sanitario Regionale».
Così accade che, proprio nel periodo estivo, quando i carichi di lavoro si intensificano per poter permettere il giusto godimento delle ferie ai lavoratori, circola la voce insistente che nel Presidio Ospedaliero di Chieti non verranno prorogati ben 53 contratti a termine di altrettanti infermieri professionali.
«Probabilmente», spiega Gagliardi, «non si è ancora capito che operare in ambito sanitario significa prima di tutto garantire, per legge, i livelli essenziali di assistenza, quindi anche il giusto numero di operatori sanitari con le professionalità adatte».
Ebbene tali livelli, secondo il rappresentante sindacale, non sarebbero garantiti ovunque: «questo avviene», continua il segretario, «per stessa ammissione di vari responsabili della suddetta Asl, cercando di tamponare le emergenze da una parte con la disponibilità degli stessi lavoratori a coprire i turni di lavoro con turni aggiuntivi e straordinario, dall'altra mediante l'utilizzo in appalto di cooperative esterne di personale ausiliario oltremodo sfruttato e mal retribuito».
La disponibilità della Cgil, ripetutamente dichiarata negli ultimi anni, a discutere sulla riorganizzazione complessiva dell'Azienda, per affrontare le problematiche che si riflettono direttamente sulla quantità e qualità delle prestazioni sanitarie rese ai cittadini, «continua a rimanere estranea alle logiche utilizzate per amministrare una fra le Aziende di maggiore appeal della nostra regione. Non è più possibile da parte nostra assistere a questo “continuo stillicidio diffuso sul territorio” senza una ferma reazione che coinvolgerà la Direzione Aziendale e la Regione Abruzzo sia sul piano sindacale che su quello giuridico-normativo attraverso i competenti organi di controllo».

25/05/2010 11.52