Dubbi su appalto: il Comune riapre i termini ma non cambia la sostanza

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Un bando contestato nel merito ed oggetto di interrogazione. Il Comune sembrava aver recepito le istanze invece…


Il consigliere comunale di Pescara, Maurizio Acerbo, ha depositato la scorsa settimana una interrogazione consiliare in base alla quale si elencavano una serie di incongruenze e dubbi circa i requisiti di partecipazione previsti dal bando di gara per la gestione del servizio di assistenza scolastica specialistica per alunni disabili, nel comune di Pescara.
Il sito internet del Comune di Pescara informa che lo scorso venerdì (dopo la interrogazione del consigliere Acerbo) sono stati riaperti i termini per la presentazione delle domande, in quanto è stato modificato il capitolato speciale del bando.
Sembrava una notizia importante e tutto faceva sperare in un cambio sostanziale dei contenuti e dei requisiti del bando.
Invece leggendo attentamente si scopre che l'unica modifica apportata è stata sul fronte dei pagamenti: la liquidazione delle spettanze da parte del committente passa dal termine inizialmente previsto in 60 giorni, al nuovo termine di 180 giorni successivi al mese in cui è stata eseguita la prestazione.
«E' ben noto che in Italia i tempi medi di pagamento delle Pubbliche Amministrazioni avvengono con un ritardo di 138 giorni rispetto alla media europea di 68 giorni», scrive oggi la Cgil, «in ambito comunitario il nostro Paese è quasi in coda alla classifica, preceduto solo dal Portogallo,che con i suoi 155 giorni ottiene il primato negativo. Il Comune di Pescara risolve il problema dichiarando già nel capitolato di gara che la società che si aggiudicherà l'appalto non verrà pagata prima di 6 mesi. Chissà se l'Amministrazione comunale si è interrogata su quali conseguenze si verranno a determinare in seguito a tale scelta».
I bandi comunali che affidano all'esterno servizi sociali come quello della assistenza agli alunni disabili, sostiene la Funziona pubblica della Cgil, vengono per lo più aggiudicati a cooperative per le quali la gran parte delle spese da sostenere sono costituite dagli stipendi da erogare ai propri dipendenti. Pagare addirittura con sei mesi di ritardo rispetto all'erogazione del servizio potrebbe significare mettere in crisi di liquidità la cooperativa che si aggiudicherà l'appalto o, qualora questa avesse buone possibilità di accesso al credito, l'esborso di alti interessi passivi alle banche.
«A rimetterci come sempre sono i lavoratori», sostengono Alessandra Tersigni e Claudio Ranieri della Cgil, «Sono sempre di più i casi di stipendi pagati in ritardo a causa, appunto, delle difficoltà di liquidità delle cooperative dovute ai tempi di pagamento delle Pubbliche Amministrazioni. Tra l'altro, chi opera nel settore socio-sanitario, ha quasi sempre come committenti delle istituzioni pubbliche le quali, troppo spesso, hanno dei tempi di pagamento inaccettabili. Il costo degli interessi passivi incide in misura sempre maggiore sui bilanci economici delle cooperative, avere una corretta gestione finanziaria è appannaggio di pochi».
Per tali motivi il sindacato si aggiunge alle richieste di modifica del bando e chiede l'ulteriore modifica di tali parametri.

24/05/2010 16.41

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