Anche a Pineto allarme Lsu: i problemi con le nuove norme regionali

Alessandro Biancardi

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PINETO. Sono in tanti e prestano la loro opera in quasi tutti i Comuni della provincia di Teramo e non solo.

Sono i lavoratori in mobilità che rischiano ora di non avere più un'occupazione in seguito al dispositivo del Cicas regionale che obbliga gli enti locali a garantire l'integrazione a 36 ore settimanali per assicurare alle maestranze l'indennità di mobilità.
L'argomento è stato discusso questa mattina a Villa Filiani di Pineto a cui hanno preso parte alcuni lavoratori, il Sindaco di pineto Luciano Monticelli, l'assessore alle politiche sociali e del lavoro Tiziana Di Tecco, i rappresentanti dei Comuni di Roseto, Castellalto, Castilenti, Giulianova e Silvi, il consigliere regionale del Partito Democratico Claudio Ruffini.
Dall'incontro è scaturita la proposta di un vertice, che probabilmente verrà programmato per lunedì 31 maggio prossimo sempre a Villa Filiani, a cui questa volta dovranno prendere parte l'assessore regionale al lavoro Paolo Gatti, i rappresentanti dell'Anci Abruzzo, un rappresentante della minoranza in Regione, i referenti delle organizzazioni sindacali, oltre ovviamente a rappresentanti dei Comuni che rischiano da un momento all'altro di ritrovarsi senza quei lavoratori in mobilità che garantiscono il funzionamento di determinati servizi.
Come prima cosa verrà chiesto che il provvedimento che tanto sta facendo discutere possa essere riformulato, rivisitato in modo tale da trovare soluzioni più omogenee e in grado di accogliere le istanze di enti e lavoratori. Il consigliere Ruffini ha assicurato il proprio impegno, facendosi portavoce delle istanze dei Comuni e dei lavoratori.
«La cosa strana», ha sottolineato l'assessore Di Tecco, «è che da un lato ci si dice che la mobilità per i lavoratori può essere garantita, dall'altro però si tiene a precisare che essa potrà essere assicurata solo nel momento in cui il Comune garantisce l'integrazione a 36 ore settimanali per il lavoratore. Abbiamo i bilanci bloccati, non possiamo operare assunzioni, però poi vengono fissati certi obblighi nei confronti degli enti. Non vorrei che ci sia una sorta di scaricabarile delle responsabilità da parte della Regione, volendo addebitare sui Comuni tutte le colpe su un mancato prolungamento della mobilità».
A Pineto sono circa 50 i lavoratori in mobilità.
A sette di loro, in scadenza a luglio, è stato rinnovato il provvedimento. Ma ci sono situazioni in cui in mobilità ci sono moglie e marito. All'improvviso verrebbero a mancare due stipendi, causando una situazione di disagio che si ripercuoterebbe negativamente anche nell'ambito del sociale.
«Ovvio», ha aggiunto l'assessore Di Tecco, «perché poi queste famiglie andranno dai servizi sociali esponendo tutte le loro difficoltà nel riuscire a vivere. Crediamo che sia necessario rivedere il provvedimento sul rinnovo delle mobilità».
Intanto, c'è già una prima proposta che gli enti faranno all'assessore regionale Gatti: garantire un'integrazione di 2 ore la settimana, anziché 18, per un totale di 20 ore lavorative settimanali. In questo modo i lavoratori avrebbero comunque un compenso certo.

24/05/2010 16.47